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Sicilia: il Ferragosto duri tutto l'anno

Di Domenico Tempio

È la settimana delle vacanze, così come da tradizione. Girando per la Sicilia si viene presi da una ventata di ottimismo. Nei centri turisticamente più ricercati c'è il pieno di stranieri. Fanno notizia anche alcuni vip. Ciò fa pensare che l'Isola non è proprio ridotta così male. O, peggio, abbandonata. Sì, in molte sue parti è sporca (Palermo e Catania non fanno una bella figura), disordinata (quelle auto parcheggiate sulla bella spiaggia di Realmonte hanno fatto il giro del mondo), abusiva (vedi le numerose costruzioni fai da te su alcune spiagge persino in quelle splendide, oggi di gran moda, del Ragusano), litigiosa (la querelle sindaco/Tar per l' attraversamento dei tir nel centro di Messina), furba (in molti locali e case in affitto il «nero» è d'obbligo), però, detto tutto questo, la Sicilia dimostra di essere ancora viva. C'è tutta l'anima della sua gente, il suo sapersi arrangiare per sopperire le manchevolezze delle istituzioni. Con il contributo di privati, il boom di questa estate è anche merito loro, si è andati avanti. «Una terra unica – diceva incantato un americano con moglie e figli – altro che Hawaii». Certo, se si toglie tutto quello detto sopra, potremo fare concorrenza a qualsiasi parte del mondo. Ma non è così. Purtroppo. Noi siciliani abbiamo delle grandi responsabilità. Abbiamo sfregiato questa terra e continuiamo a farlo magari dando la colpa agli altri, scegliamo per governarci chi ci fa comodo, anche se furfante. L'altro giorno ci ha fatto sorridere l'accusa lanciata da Rosario Crocetta: «I partiti sono una rovina! ». Lo scopre solo ora. In Sicilia, forse, è peggio. Lo sa anche Matteo Renzi, il decisionismo del giovane premier è stato messo a dura prova dal suo stesso partito per portare in porto la prima tappa della riforma del Senato. L'abbiamo scritto proprio la scorsa settimana, i partiti sono ormai la metastasi del nostro sistema politico. E la Regione è la parte istituzionale più infettata. La burocrazia aggrava questa malattia, tenendo prigioniera qualsiasi iniziativa privata e pubblica, un malanno che fa più danno di quello dei partiti. Ricordare ai siciliani il Dante del «lasciate ogni speranza o voi che entrate» è superfluo. Le speranze le hanno perse da tempo. Non vorremmo essere drammatici in un momento festaiolo, perché ci piace sognare una Sicilia diversa. Non solo le Hawaii, ma come le tante altre isole sparse nel mondo dove si vive di turismo tutti i mesi dell'anno. Persino la piccola Malta ci ha superato. I nostri beni culturali costituiscono un unicum insuperabile. Eppure sono stati depredati per primi. Anche con i nostri comportamenti incivili. Talvolta c'è chi ci imita. Beppe Severgnini sul Corsera l'altro giorno rilevava che gli stranieri, irreprensibili a casa loro, quando arrivano da noi si adeguano. La mancanza di un educazione civile è dovuta anche alla disamministrazione della cosa pubblica. E questo accade in Sicilia. Sarà sempre così, caro governatore, sino quando ci sarà una classe politica come quella che Lei rappresenta e dalla quale ora tenta di prendere le distanze. Lei magari avrà le mani pulite, ma quanti pasticci ha combinato. Nella cultura ha penalizzato le uniche istituzioni che funzionavano, mentre si tengono in vita enti parassitari e i suoi colleghi sono solo solerti a incassare puntualmente lo stipendio. Ora un suo assessore, la sua ex segretaria Stancheris, annuncia un piano per rilanciare entro il 2020 il turismo. «Una idea a lungo respiro» ha detto. Giusto. Ma dati i flop dei predecessori, speriamo che non sia necessaria per questo «lungo respiro» la bombola d'ossigeno. Aspettando eventuali miracoli, noi, nonostante tutto, le Hawaii o qualsiasi altra isola dove il turismo approda portando ricchezza, le continueremo a sognare. Non perché ce l'ha detto un americano, forse anche per farci contenti, ma perché vivendo queste vacanze siciliane con tanta bella gente nelle nostre città, o nelle nostre spiagge, o a visitare monumenti, siti archeologici, o affollare alberghi, B&B, agriturismo, ristoranti, semplici trattorie, tocchiamo con mano quello che potevamo essere per tutto l'anno e non lo siamo. C'è un marchio Sicilia, di una «bella Sicilia », da diffondere nel Mondo che faccia dimenticare quello funesto legato alla mafia. Che ora Rosario Crocetta venga a dire «i partiti sono una rovina», ci sembra uno sberleffo. Una scrollata di spalle che può somigliare a una resa. Noi, invece, non ci arrendiamo. Ci auguriamo, anzi, che per la Sicilia il Ferragosto duri tutto l'anno.

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