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La Cassazione: ecco perché sono corretti i 7 anni a Cuffaro

La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell'ex governatore della Sicilia che chiedeva la correzione della pena dopo che, in appello, era stato condannato a sette anni (con l'aggravamento rispetto alla sentenza di primo grado)
Di Redazione

La Cassazione ha spiegato il perché l'ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro – che sta scontando la condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d'ufficio aggravati dall'aver aiutato Cosa Nostra – non ha diritto di chiedere la “correzione” della pena. L'aumento di pena deciso in appello – e confermato dalla Suprema Corte – non ha ecceduto secondo la Cassazione i limiti previsti dalle norme ed anzi è ben inferiore al massimo consentito. Si tratta del secondo no alla richiesta di lasciare in anticipo il carcere: a dicembre infatti il Tribunale di sorveglianza di Roma aveva negato a Cuffaro l'affidamento ai servizi sociali. Nel suo ricorso – affidato all'avvocato Antonino Mormino – Cuffaro aveva sostenuto che era “eccedente” l'aumento di pena di due anni inflittogli in secondo grado, e confermato il 21 febbraio 2011 dalla stessa Cassazione, che aveva portato a sette anni di reclusione la pena di primo grado pari a cinque anni e relativa alle due contestazioni di favoreggiamento e alle due accuse di rivelazione. Su ricorso della Procura, la condanna per l'ex governatore si era appesantita a seguito del riconoscimento dell'aggravante mafiosa per aver aiutato l'imprenditore della sanità Michele Aiello e il boss Giuseppe Guttadauro a sottrarsi alle indagini della Procura di Palermo.

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