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ACIREALE la “nobildonna” (fra rughe e debiti) prova a svegliarsi

Piste ciclabili, tagli agli sprechi e lotta al degrado: i primi cento giorni del “new deal”
Di Mario Barresi

ACIREALE - Arriva un tizio piuttosto infervorato, a bordo di un Suv che sgomma ingombrante nella più inestimabile gioiellieria barocca di Sicilia. Dopo aver parcheggiato con impertinente nonchalance, capisce che qualcosa è cambiato. Perché nell'aria ancora afosa di una mattinata di settembre svolazzano i decibel indignati di un vecchietto: «Ma lo sa che qui non si può posteggiare più? ». Lui, il fuorilegge, si blocca. Un fugace sguardo alle strisce gialle tratteggiate, senza più auto in doppia fila. Pensa, ma non ci ripensa: «Vabbe', cinque minuti e la sposto». Acireale è una nobildonna. Tanto bella e ricca nel passato da non riuscire ad accettare la decadenza del presente. E così, quando le viene il vago sospetto di non essere più quella di una volta - rugosa e squattrinata qual è oggi - tira fuori l'album delle vecchie foto e il servizio buono.   Ma oggi c'è qualche segnale di vitalità. Anche correndo il rischio di guardarsi allo specchio non piacendosi; di rovistare nelle tasche e trovare solo monetine, quando non cambiali da pagare. Piazza Duomo è il simbolo di un cambio passo. E infatti, al netto delle polemiche sulla nuova viabilità, tre prestigiose attività di bar e pasticceria stanno per rilevare gli spazi svuotati dalle chiusure degli ultimi anni. Una città in stato comatoso si risolleva con la granita di mandorla? No. Ma non è il fatto in sé, bensì il metodo. Il modello. Lo stesso che ha portato il sindaco Roberto Barbagallo, giovanissimo ingegnere, a uscire indenne dal fuoco concentrico dei partiti, con il Pd e Forza Italia alleati contro di lui al ballottaggio. «Un laboratorio politico unico a livello regionale, forse in tutta Italia: al governo un pezzo di società civile, con l'azzeramento dei partiti, il programma costruito online con i cittadini e le primarie aperte», rivendica con fierezza “Nick Mano Fredda”. Al secolo Nicola D'Agostino. Che, oltre a essere il deus ex machina dell'operazione (a costo di qualche cazziatone dal suo partito per «scarso impegno» alle Europee), è deputato regionale dell'Udc. Allora i partiti ci sono? Oltre ai centristi, “Cambiamo Acireale” annovera gente del Pd, ex An e Pdl. «Nessuno rinnega identità o appartenenze, ma tutti, io per primo, abbiamo fatto dieci passi indietro», dice D'Agostino. Additando chi ha rinnovato per 2/3 il consiglio comunale, una classe dirigente di under 35. Ma riusciranno ad andare oltre l'immagine pulita e la buona volontà che tutti riconoscono loro? Questo si chiedono gli acesi più dotati di onestà intellettuale, alla giusta distanza dalle liti da pollaio. Evocando il convitato di pietra: l'establishment, il sempiterno sistema di potere che ad Acireale si autorigenera da decenni.   I primi cento giorni di amministrazione di “Cambiamo Acireale”? Il primo atto è stato «dare subito segnali concreti di maggiore ordine e decoro», dice il sindaco. Ricordando, oltre alla “liberazione” di piazza Duomo, la ripulitura di via Cristoforo Colombo. E poi: più piste ciclabili per tutti. Una partirà questa settimana sul percorso classico dei carri allegorici: corso Umberto, corso Italia, corso Savoia, piazza Duomo. «Abbiamo ricevuto critiche - ammette Barbagallo - ma il risultato finale è una doppia vittoria di civiltà: spazio per le biciclette e addio alle auto in doppia fila». L'altra pista è suggestiva: il progetto “Acireale Green Way” per pedalare fino alla Timpa sul percorso dismesso della Circumetnea. «Con 770mila euro - ricorda l'assessore regionale ai Trasporti, Nico Torrisi - abbiamo voluto premiare un progetto innovativo, che unisce mobilità ecologica, turismo e recupero di un'infrastruttura degradata». Futuro per futuro, allora la più futuribile delle opere è già stata proposta a Torrisi in vista della programmazione dei fondi Ue 2014/20. «Realizzare nel vecchio campo sportivo comunale - ricorda il sindaco - un parcheggio multipiano collegato da un lato tramite funivia a Santa Maria la Scala, dove creare un approdo turistico, e dall'altro lato alla linea della metropolitana leggere di Fce». Un'utopia? Forse. Intanto Acireale incassa una corsia superveloce per depuratore e case popolari di Aci Platani, Mandorle e San Cosmo.   Dalle opere ai tagli. Di fatto Acireale è una città di impiegati. Ben 600 in municipio, compresi i 280 precari. Il 70% del bilancio comunale serve a pagare gli stipendi. E da qui parte l'altra sfida di Barbagallo: «Moralizzare e razionalizzare la macchina comunale». Con un piano di 14 misure di riduzione della spesa. Circa 250mila euro l'anno solo cambiando i turni, riducendo gli straordinari ed eliminando i buoni-pasto; 200mila azzerando i Cda delle tre municipalizzate affidate «a costo zero» al segretario generale del Comune, altri 80mila da gettoni e indennità varie. Risparmi previsti su bollette e servizi: 200mila euro sull'energia elettrica, 50mila sul telefono, altrettanti su spese postali e dirette del consiglio comunale. E addirittura altri 350mila euro «internalizzando il servizio di trasporto disabili - ricorda il sindaco - più altri 120mila revocando la delibera di locazione di un terreno privato per un'isola ecologica da realizzare su terreni comunali». A proposito di immondizia: ad Acireale la differenziata è al 3%. «Ma contiano di portarla al 40% in pochi mesi, coinvolgendo frazioni, parrocchie e scuole». Nel capitolo della moralizzazione ci sono alcune carte che non hanno convinto la nuova amministrazione. Alcune - appalti e “amnesie” su crediti vantati dal Comune - potrebbero finire sui tavoli di pm e Corte dei conti. Altre, come i 6,5 milioni spesi per i lavori alla villa comunale, finiscono «sul tavolo di una commissione d'inchiesta per capire come sono stati spesi quei soldi per avere una villa in gran parte chiusa e degradata». Anche se è merito della precedente amministrazione la riapertura dell'Arena dopo diversi decenni, un ex-teatro di lirica dove arrivò a esibirsi persino Caruso.   L'altra cartolina della decadenza è l'agonia delle Terme. Il docente Rosario Faraci, coordinatore del “Forum permanente sulle Terme di Acireale” è chiaro: «Non è possibile piangersi addosso, scervellarsi su chi sia stato il responsabile politico del fallimento trenta, venti o dieci anni fa. Qui tutti sono responsabili. Politici e burocrati regionali, imprenditori e politici locali, cittadini». Il futuro? «Talmente incerto e ingarbugliato che si fa fatica a capire come venirne fuori». Eppure, una strada c'è ed è stata tracciata dalla legge regionale 11/ 2010: «Liquidare la società di gestione pubblica - scandisce Faraci - e, attraverso il bando, affidare la gestione ai privati, ma senza fare regali ad alcuno, con severa valutazione dei piani industriali di rilancio». E poi il Carnevale. Il secondo evento siciliano più conosciuto e apprezzato dai turisti stranieri, secondo un recente studio di marketing consegnato alla Regione. Che poi finanzia la manifestazione con un quarto di quello che dà al Cous Cous Fest. «Vogliamo crescere - annuncia D'Agostino - e anche la Regione farà la sua parte. La prossima edizione sarà meno provinciale e più di taglio euromediterraneo. Far pagare un ticket a chi viene? Può essere un'idea. Magari da sperimentare gradualmente». Il turismo è legato anche al rilancio della Perla Jonica. «Ci sono 100 milioni di investimenti previsti, un'occasione unica di sviluppo e occupazione che va gestita al meglio», scandisce il deputato regionale. Che per adesso lascia in sottofondo un'altro sogno: la “secessione da Catania”. Un discorso aperto da Acireale con Taormina e i centri dell'Etna. «Ma con questa legge frutto di isterismi uterini all'Ars, i liberi consorzi sono tutto fuorché liberi», sostiene D'Agostino. Che su questo fronte non si arrende. Così come la signora, piuttosto appesantita, che scorgiamo sulle strisce rosa (i parcheggi per donne in gravidanza) di piazza Lionardo Vigo, nei pressi di quella che gli acesi chiamano Villa dei varagghi. Scende dall'utilitaria e ostenta il suo status taroccato: «Incinta, sono». Ma, dopo averne osservato i segni dell'età e le fattezze del ventre, un vigile la incalza: «Il certificato ci vuole! ». Lo stesso che ora gli acesi chiedono all'amministrazione dei giovani principi (azzurri o di qualsivoglia colore) che baciano la Bella Addormentata. Disposta pure a risvegliarsi. Ma il certificato, ci vuole. twitter: @MarioBarresi

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