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Viaggio nella capitale dei veleni Siracusa, nuovo verminaio siciliano

Piscine e dossier, esperimenti elettorali e poltrone roventi
Di Mario Barresi

SIRACUSA – Qualcuno li ha già riciclati, quei “santini”. Risalgono all'autunno di due anni fa, manco il tempo di ingiallire. Eppure sembrano le figurine “Panini” dell'infanzia, riemerse dalla scatola dei ricordi. Quelle di Bergomi coi baffoni, Platini con la maglietta in acrilico, Pruzzo con la pancetta. Due anni, una vita. E così Siracusa è metafora dello scorrere spaventoso (in tutti i sensi) del tempo della politica siciliana. Il Cga ha deciso che si rivoterà in nove sezioni di Pachino e Rosolini. Regionali–bis, in un microcosmo a sud–est. C'è già la data: 5 ottobre. Ma, badate bene, «cristallizzando l'elettorato attivo e passivo come per le elezioni regionali del 28 ottobre 2012». Ovvero: chi non era maggiorenne all'epoca è escluso; quelli che nel frattempo sono finiti a mangiare terra rientrano fra gli “aventi diritto” i circa 9mila cittadini chiamati alle urne. E chi all'epoca, pur potendolo, non votò può tornare a farlo? Se i morti sono elettori, gli astensionisti sono morti. O no? Ma sarebbe soltanto una situazione kafkiana, se non ci si mettesse di mezzo Pirandello. Già, perché in questi due anni è tutto cambiato. Fra i sei deputati che hanno varcato la porta di Palazzo dei Normanni e quelli che provano a rientrare dalla finestra delle sezioni di Pachino e Rosolini, sembra il campionato mondiale del salto della quaglia. Gli unici fuori dalla temperie sono Stefano Zito (5 Stelle) e Pippo Sorbello (Udc): eletti, fedeli e blindati. Gli altri ballano tutti il valzer. Enzo Vinciullo, vittorioso col Pdl e ora con gli alfaniani dell'Ncd, ammette «che la gente è frastornata e non ci sta capendo più una mazza», ma ha già tirato fuori le ristampe di migliaia di fac–simile in versione berlusconiana. Non rischia di essere ripreso dal primo dei non eletti della sua lista (più di 5mila voti di scarto da Tino Di Rosolini), piuttosto potrebbe perdere la poltrona se il suo (ex) Pdl perdesse il seggio. Lo stesso potrebbe accadere a Pippo Gianni: entrato all'Ars sostenendo Musumeci in Cantiere popolare, oggi “pretoriano” di Rosario Crocetta con il Pdr di Totò Cardinale, infine costretto a competere con la vecchia maglietta del centrodestra. Ma tutto sommato Gianni (soprattutto) e Vinciullo dovrebbero ridurre al minimo il rischio. Perché sul filo del rasoio ci sono altri due deputati regionali in sella. Entrambi minacciati dall'asse fra Crocetta e i renziani, che a Siracusa avrà un micro test in attesa che magari l'asse si rompa. In due anni il deputato del Megafono, Giambattista Coltraro, ha lasciato il governatore per fondare Sal (Sviluppo autonomia lavoro), già federato con Articolo 4 di Lino Leanza. «Superare ogni polemica e non perdere la concentrazione sui problemi reali» è il suo mantra, convinto com'è che «questa campagna elettorale per me è la prosecuzione di un dialogo cominciato nel 2012». Ma in corso c'è il “ratto” dei voti dell'ex megafonista ora candidato forzato col Megafono. Perché i crocettiani puntano tutto su Giovanni Cafeo, primo dei non eletti del Pd, uno dei Matteo–boys nominato capo di gabinetto del sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo. «Un'elezione stranissima – ammette – perché in due anni il mondo è cambiato, anche se c'è qualcuno che non se n'è accorto». Chi, ad esempio? «Gli ex comunisti del mio partito: anziché aprire il Pd per rafforzarlo preferiscono restare soli e in pochi, per avere più potere». Riferimento a Bruno Marziano, che su Cafeo è in vantaggio di 291 voti, l'ex presidente della Provincia, odiato (sentimento ricambiato) cuperliano. «Hanno balcanizzato il Pd siracusano – afferma – con il modello di Crocetta, un tarlo distruttivo per il partito. Garozzo è ossessionato da Reale assessore a Palermo e chiedeva una compensazione. Gliel'hanno data, per fottere me. Ma io non mollo: li denuncio tutti e poi li batto pure». Marziano s'è portato avanti col lavoro, presentando un esposto contro governatore per l'ipotesi di voto di scambio dopo la nomina del rosolinese Piergiorgio Gerretana ad assessore regionale al Territorio e ambiente. «Potevano evitare questa porcheria – sbotta col suo vocione inconfondibile – scegliendo pure Giovanni Giuca, ma questi hanno perso il senso della ragione». Lo stesso Giuca, ex sindaco di Rosolini e candidato col Megafono alle Regionali di due anni fa (2.870 voti) ha mollato Coltraro, ufficializzando il sostegno a Cafeo. «È flagranza di reato – ironizza Marziano – non c'è bisogno nemmeno dell'interrogatorio di garanzia ». Ma il rivale la chiude qui: «Non intendo polemizzare con lui, ho ben altro da fare». E nel budino del Pd affonda il coltello Pippo Gennuso. Che poi è l'alfa e l'omega di tutto quello che succede. È il rosolinese ispiratore dei ricorsi per far annullare le elezioni: due anni fa, con 8.753 suffragi, fu il candidato più votato del Siracusano. Ma non entrò all'Ars, perché all'Mpa non scattò il seggio. Che adesso vorrebbe sfilare da sotto il deretano, con la complicità dei crocettiani, all'ex megafonino Coltraro. E così è già da tempo in campo, l'instancabile Gennuso, con la palumma lombardiana nei volantini e il Cavaliere nel cuore, visto che è entrato in Forza Italia: «La nomina di Gerratana – sostiene – è stata intempestiva, vogliono drogare le elezioni». Dalla finestra sul cortile, Fabio Granata, atarassico spettatore di questa competizione (all'epoca stava con Fli, oggi è il coordinatore di Green Italia), se la ride amaro: «Oggi se sei cittadino di Rosolini puoi aspettarti opportunità insperate: assessore regionale, soprintendente e magari, chissà, qualche altra sorpresa... Sono i miracoli di Crocetta: siamo alle comiche finali, al cabaret puro». Ma non c'è davvero nulla di serio? «Certo: la rimozione della sovrintendente Beatrice Basile, ma paesaggio e territorio saranno comunque salvaguardati dal cinismo senza precedenti di questo sedicente governo ». Granata tocca soltanto uno dei tasti dolenti del nuovo verminaio di Sicilia. Una città invasa dal fango dei dossieraggi, delle piscine dell'Ikea spacciate come ecomostri (Sgarlata in fabula). Ma anche dei cemenficatori, quelli veri, dietro l'angolo; delle piattaforme grandi come 40 campi di calcio nel restyling del Porto Grande, delle lottizzazioni a un passo dai tesori archeologici, dei comitati d'affari che si rinsaldano su nuovi obiettivi. E poi migliaia di copie di periodici con (finti) scoop su politici indagati a Messina spariti dalle edicole in poche ore per mano di ex agenti della Digos, pile di intercettazioni che raccontano di “pupari” che distribuiscono i compitini ai ragazzi di bottega. E nel cassetto dei magistrati, almeno per adesso, le bombe pronte a esplodere su chi ha massacrato il territorio e disseminato morti silenziose. Ma per ora no. Fino al 5 ottobre, se lo confermasse il Cga, Siracusa si ferma. Un'apnea. Lunga da qui alle sezioni di Pachino e Rosolini. Lontane. Eppure così vicine. Basta poco. Si preme il tasto rewind. E siamo di nuovo al 2012: tutto è tornato come prima. twitter: @MarioBarresi

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