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Produzione in calo del 30 per cento Reggono bene le grandi cantine

In Sicilia 40mila aziende vitivinicole e un giro d'affari di quasi un miliardo di euro

Di Virginio Di Carlo

«Non si può certo prevedere una grande annata sotto il profilo della quantità». Lo dice subito e chiaramente il presidente di Coldiretti Sicilia, Alessandro Chiarelli, commentando le prime, “acerbe” previsioni sulla vendemmia siciliana 2014.

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Calo dovuto a parassiti e umidità Una produzione che, in base ai dati forniti dalla stessa confederazione dei coltivatori e da Confagricoltura, quest'anno non dovrebbe superare i 5,5 milioni di ettolitri, con un calo di quasi il 30 per cento rispetto a quanto ottenuto nell'annata record del 2013 che superò abbondantemente i 7 milioni di ettolitri. «I vinicoltori siciliani hanno dovuto confrontarsi con diverse criticità – sottolinea con amarezza Chiarelli -. Prima di tutto con una sovrabbondanza di piogge e umidità nel periodo primaverile che ha letteralmente “inzuppato” sia la fase della fioritura che quella, successiva, dell'allegagione. Quindi gli attacchi di malattie fungine come la peronospora e l'oidio che, specialmente nelle zone del trapanese, del palermitano e dell'alto agrigentino, hanno devastato interi ettari di vigneto, limitando soprattutto la produzione di bianchi “classici” isolani come l'alcamo doc o il catarratto». Una mannaia per migliaia di piccoli produttori, vitivinicoltori e semplici appassionati di un settore chiave per la Sicilia che può vantare una delle più alte percentuali di superficie vitata d'Europa, con circa 110 mila ettari di vigne - concentrate per oltre l'85 per cento nelle province occidentali dell'isola – e un fatturato annuo complessivo di quasi 1 miliardo di euro.

Il “giro d'affari” in SiciliaUn universo frastagliato – e un po' disordinato in quanto a qualità del prodotto e denominazioni varie d'origine - composto da quasi 40 mila aziende e un numero di addetti che, ricomprendendo gli stagionali e l'indotto della filiera, supera le 150 mila unità. Le stime, anche se provenienti da fonti autorevoli, sono ancora parziali - in Sicilia la fase di raccolta è ancora ferma a circa il 30-40 per cento del totale delle uve prodotte – ma la vendemmia 2014 ha già messo a nudo e visto acutizzarsi problemi che da anni affliggono il settore. Una fra tutte, l'impossibilità, per la quasi totalità dei vitivinicoltori siciliani, di assicurare le proprie vigne. «I premi delle polizze hanno un costo proibitivo per oltre il 95 per cento dei produttori – mette in evidenza Chiarelli – spesso di decine di migliaia di euro all'anno per pochi ettari di coltivazione. Ed è su questo piano – continua – che condurremo la prossima battaglia, sia rispetto alle scelte di politica nazionale, che dinanzi alla Commissione europea». Ma quello assicurativo non è certo il solo “peccato originale” di un comparto in cui sono ancora troppo pochi a realizzare margini di guadagno tangibili. «Al di là di alcuni leggeri segnali di risveglio – dice ancora il numero uno di Coldiretti Sicilia - il prezzo, che riescono mediamente a spuntare, tra i 25 e i 30 centesimi al litro, resta decisamente troppo penalizzante. Sotto i 30 centesimi non c'è guadagno per il produttore».

Qualità sempre più alta Per fortuna ci sono anche le note liete e le conferme di una produzione isolana sempre più orientata all'innovazione e alla sostenibilità. «Qualità autoctone, come il grillo, il nerello mascalese, il nocera e il vitrarolo – spiega Domenico Bosco, responsabile vitivinicolo nazionale di Coldiretti – vengono apprezzate ogni anno di più all'estero e da un target di consumatori “di fascia medio-alta”. E la crescita del rosso sta contribuendo sempre di più a fare la sua parte, con una produzione che nel 2014 supererà il 45 per cento del totale. Inoltre – fa notare ancora Bosco – è probabile che le condizioni climatiche verificatesi quest'anno in Sicilia abbiano paradossalmente inciso in modo positivo sullo crescita di alcuni vitigni locali, migliorando ulteriormente la qualità di una buona fetta dell'imbottigliato siciliano».

Imbottigliato e grandi cantine E una conferma della qualità del vino siciliano arriva dal fronte del prodotto imbottigliato e dalle grandi case vinicole. «In realtà anche i nostri soci – dice Giuseppe Longo, direttore di Assovini Sicilia – stanno dovendo fare i conti con una certa flessione nelle quantità di prodotto finale. Ma il calo dovrebbe essere contenuto entro i limiti del 10 per cento e comunque non intaccare assolutamente la qualità e il valore di vendita complessivo del vino prodotto dalle nostre aziende per il 2015. La situazione, insomma, si presenta in modo molto meno drammatico che in altre regioni d'Italia». «Anche le esportazioni – continua Longo – mostrano un perfetto equilibrio, rispetto alle previsioni stilate per il primo semestre 2014. Persiste una flessione rispetto alle vendite in Cina e Canada, ma si incrementa il volume d'affari con Giappone e Brasile». Poi aggiunge: «Molta della nostra capacità di limitare i danni – continua Longo - è derivata dalle innovazioni tecniche apportate negli ultimi anni soprattutto dai grandi produttori, quella ventina di case vinicole e consorzi in grado di realizzare tra le 100mila e il milione di bottiglie l'anno. E anche quest'anno siamo riusciti a trasformare gli svantaggi di una pioggia primaverile sovrabbondante in potenziali vantaggi. Una maggiore crescita vegetativa delle piante che circondano i vigneti, può infatti, a certe condizioni, proteggere le uve stesse e migliorare le qualità organolettiche del mosto». Un'analisi che trova d'accordo anche i proprietari delle grandi case vinicole. Come nel caso di Tasca d'Almerita che parla di «stagione 2014 perfetta: la primavera è stata giustamente piovosa con un'estate fresca che ha favorito maturazioni lente e graduali». O come per il frappato Valle dell'Acate, «In questi giorni stiamo raccogliendo il Frappato» - racconta Gaetana Jacono «e siamo molto soddisfatti perché le uve che entrano in cantina sono in condizioni perfette sotto tutti i profili: sarà una delle vendemmia migliori degli ultimi anni».

Sostenibilità e innovazione A parlare di sostenibilità è anche Sebastiano Torcivia, ordinario di Economia aziendale all'Università di Palermo e tra i maggiori esperti in materia di commercializzazione dell'imbottigliato siciliano: «Una ventina di grandi produttori italiani hanno apportato correttivi di importanza fondamentale per la qualità del vino, rispetto alle tecniche tradizionali utilizzate in Sicilia. Tra queste, anche l'introduzione di metodi preventivi rispetto all'utilizzo di diserbanti e fertilizzanti chimici». Un concetto ribadito anche dallo stesso Bosco che porta ad esempio il metodo della “confusione sessuale”. «E' un sistema sempre più utilizzato, specialmente nella lotta contro i danni prodotti dalla tignoletta del vino e consiste nell'attaccare ai rami delle false “esche” sotto forma di bastoncini carichi di feromoni che limitano la riproduzione di insetti dannosi per le colture». Un mantra ricorre, poi, nelle analisi di tutti gli esperti. «La necessità di fare “rete” tra produttori – ribadisce Chiarelli - si sposa oggi con le esigenze di recupero del territorio in cui si trovano le coltivazioni. Molti produttori hanno reso più fruibile e gradevole le proprie aziende. Le hanno “impupate”. Adesso è venuto il momento per le amministrazioni siciliane di “impupare” anche i territori circostanti, ripulendoli dal degrado e dagli ammassi di rifiuti che spesso allontanano turisti e visitatori.

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