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Riina e Bagarella vogliono presenziare alla testimonianza di Giorgio Napolitano

Processo Trattativa: giudici diranno no. Sinacori parla di stragi
Di Redazione

I capimafia Totò Riina e Leoluca Bagarella, intervenendo in videoconferenza al processo sulla trattativa Stato–mafia, hanno espresso la volontà di partecipare, sempre in video–collegamento, all'udienza del 28 ottobre, fissata, a Palazzo del Quirinale, in cui ci sarà la deposizione del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. L'Avvocatura dello Stato si è opposta. La Corte anche se si è riservata di decidere, difficilmente accoglierà la richiesta perché già nella scorsa udienza i giudici avevano stabilito che alla deposizione, al Quirinale, del capo dello Stato parteciperanno, oltre al collegio, solo i magistrati dell'accusa e i difensori, escludendo così implicitamente la presenza degli imputati. AL PROCESSO SULLA TRATTATIVA PARLA IL PENTITO VINCENZO SINACORI. ”Un giorno Matteo Messina Denaro mi mostrò un libro con alcuni monumenti. Il progetto era fare attentati fuori dalla Sicilia per colpire beni artistici. Anche Brusca era d'accordo”. Sinacori ha aggiunto che invece Bernardo Provenzano fosse contrario a fare attentati in Sicilia. Alla base della strategia stragista la protesta dei detenuti al 41 bis che all'interno del carcere avrebbero subito sevizie dalla polizia penitenziaria. “Nel 1994 Matteo Messina Denaro – ha detto sempre Sinacori – ci disse di votare Forza Italia perché era il partito che più ci garantiva”. Sinacori ha anche parlato di un progetto politico, poi fallito, del boss Leoluca Bagarella di dare vita a un movimento politico che facesse capo a Cosa nostra.

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