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Contro l'incontinenza femminile s'impiantano speciali pace-maker

L'azienda ospedaliera “Villa Sofia-Cervello” di Palermo è l'unica struttura nell'Italia meridionale a realizzare questo tipo di procedura. In un anno eseguiti 10 interventi
Di Antonio Fiasconaro

PALERMO - Una speranza in più per quelle donne che soffrono di una grave forma di incontinenza urinaria. Grazie a speciali “pace-maker” vescicali si possono sconfiggere i seri problemi di minzione. Una tecnica innovativa che da maggio del 2013 viene applicata, con grande successo nell'unità operativa di Uroginecologia dell'azienda ospedaliera “Villa Sofia-Cervello”, diretta da Biagio Adile, centro di riferimento regionale per la diagnosi e la cura dell'incontinenza urinaria femminile. In appena un anno ne sono stati “impiantati” ben dieci, ultimi tre dei quali proprio nei giorni scorsi ad altrettante donne: due palermitane ed una della provincia di Caltanissetta. Si tratta di pazienti affette da incontinenza urinaria da urgenza, con dolore pelvico cronico e ritenzione urinaria cronica, dopo aver effettuato l'impianto di prova tre settimane fa, hanno avuto un netto miglioramento della sintomatologia clinica, al quale è seguito l'impianto del pace-maker definitivo. «Le patologie come la cistite interstiziale o l'incontinenza urinaria - rileva Biagio Adile - modificano negativamente le condizioni psico-sociali della persona, il suo stile di vita e le sue attività quotidiane, la performance lavorativa e familiare, il benessere emotivo, l'autostima e il comportamento sessuale e relazionale. Oltre al trattamento farmacologico eseguito prevalentemente per instillazione vescicale, laddove questo non sia sufficiente, il centro è in grado oggi di trattare queste patologie con terapie alternative come la neuro modulazione che attraverso l'impianto di un pace-maker tende ad alleviare i disturbi migliorando drasticamente la qualità della vita delle pazienti». Le prossime tre pazienti saranno trattate entro la fine dell'anno. Il costo per il servizio sanitario regionale per ogni impianto è di circa 10mila euro. L'unità di Uroginecologia, proprio per la tecnica del pace-maker vescicale, ha avuto assegnato per il 2014-2015 il “Bollino Rosa”, riconoscimento sulla qualità del servizio attribuito dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda). «Le patologie come la cistite interstiziale o l'incontinenza urinaria – spiega Biagio Adile - modificano negativamente le condizioni psico-sociali della persona, il suo stile di vita e le sue attività quotidiane, la performance lavorativa e familiare, il benessere emotivo, l'autostima e il comportamento sessuale e relazionale. Oltre al trattamento farmacologico eseguito prevalentemente per instillazione vescicale, laddove questo non sia sufficiente, il centro è in grado oggi di trattare queste patologie con terapie alternative come la neuro modulazione che attraverso l'impianto di un pace-maker tende ad alleviare i disturbi migliorando drasticamente la qualità della vita delle pazienti». La cistite interstiziale, classificata come malattia rara, è una sindrome caratterizzata da dolore vescicale associato a urgenza e frequenza minzionale (fino a 40- 50 minzioni nei casi più gravi), nicturia (alzarsi più volte nella notte per urinare), disuria (difficoltà ad urinare pur avendo lo stimolo), talvolta associato ad incontinenza urinaria, in assenza di processi infettivi». Ma come avviene l'impianto del pace-maker? «L'intervento di applicazione del pace-maker - aggiunge Adile - viene eseguito in due fasi. Nella prima si effettua un'appropriata selezione del paziente mediante un test di stimolazione di prova attraverso l'impianto di un elettrocatetere ed uno stimolatore esterno e solo i pazienti che rispondono positivamente a questa fase, con un miglioramento dei sintomi maggiore del 50%, vengono impiantati in modo definitivo. La procedura viene effettuata in sala operatoria in anestesia locale con monitoraggio radiologico ed è reversibile in caso di inefficacia. L'elettrodo viene impiantato a livello del forame sacrale S3 e viene portato all'esterno attraverso una estensione provvisoria che permette la stimolazione di prova al fine di valutare l'efficacia del trattamento».

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