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Tutto pronto per la deposizione di Napolitano: ecco le domande

La sala scelta per l'udienza di martedì al Quirinale dovrebbe essere quella del Bronzino. Le preoccupazioni dell'ex consigliere giuridico di Napolitano, Loris D'Ambrosio, e le stregi del 93' i temi “caldi”
Di Lara Sirignano

PALERMO - La sala scelta dovrebbe essere quella del Bronzino. È lì, dove abitualmente il presidente della Repubblica incontra i Capi di Stato ospiti prima dei colloqui ufficiali, che Giorgio Napolitano testimonierà al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, davanti alla corte d'assise di Palermo per l'occasione in trasferta al Quirinale. All'udienza, fissata per martedì prossimo, dovrebbero partecipare una quarantina di persone: i giudici - togati e popolari -, la cancelliera, cinque pm e gli avvocati delle sette parti civili e dei 10 imputati non ammessi dalla corte a partecipare direttamente o in videoconferenza alla testimonianza. Il Quirinale resta off limits alla stampa che non potrà seguire l'udienza neppure a distanza, attraverso la videoregistrazione: possibilità non esclusa dai giudici che avevano dato il nulla-osta alla presenza da remoto dei media, ma “bocciata” dal Colle che ha regolamentato rigidamente l'accesso al palazzo. Le parti processuali non potranno infatti portare cellulari, tablet, pc e strumenti di registrazione. L'udienza sarà verbalizzata secondo le regole ordinarie, i verbali andranno poi alla corte e saranno disponibili per le parti, una volta trascritti, nei giorni successivi.   A rivolgere per primo le domande al capo dello Stato sarà il procuratore aggiunto Vittorio Teresi. Il capo dell'ufficio inquirente, Leonardo Agueci, sarà presente, ma non interrogherà Napolitano. La prima parte della deposizione ruoterà attorno ai dubbi e le preoccupazioni che l'ex consigliere giuridico di Napolitano, Loris D'Ambrosio, espresse al capo dello Stato in una lettera, nel giugno del 2012, un mese circa prima di morire. Nel documento, peraltro reso pubblico dallo stesso Quirinale, D'Ambrosio avanzava il timore di “essere stato considerato solo un ingenuo e inutile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi” tra il 1989 e il 1993, anni in cui l'ex consigliere era all'Alto commissariato per la lotta alla mafia e poi al ministero della Giustizia. Sui timori di D'Amborsio, però, il capo dello Stato ha già fatto sapere alla corte, tramite una lettera, di non avere nulla di utile da riferire.   Successivamente il pm Nino Di Matteo dovrebbe approfondire i fatti accaduti nel 1993 partendo dall'allarme attentati a Napolitano e a Giovanni Spadolini lanciato dal Sismi il 29 luglio 1993. La riservata degli 007 è stata acquisita agli atti del processo: i pm hanno fatto capire che sarà oggetto di domande al presidente perché riguardante il periodo citato nella lettera di D'Ambrosio. Nel fascicolo del dibattimento è finita anche una nota del Sisde del 20 agosto del 1993 in cui si parla dell'intenzione di Cosa nostra di avviare una trattativa con le istituzioni. Argomento di cui, però, la Dia e lo Sco avevano già scritto in rapporti dei primi del mese dello stesso anno.   Dopo i pm sarà la volta dei controesami dei legali. In particolare l'avvocato del boss Totò Riina ha chiesto ed ottenuto di potere interrogare Napolitano su un tema più ampio e relativo “a quanto accadde nel 1993 e nel 1994”. Ma non è scontato che il difensore oltre al controesame faccia l'esame il 28: perché il suo turno nell'interrogare il presidente della Repubblica, salvo accordo delle parti, sarebbe tra alcuni mesi. La corte, all'ultima udienza, ha ricordato comunque che l'esame di Napolitano è subordinato alla sua disponibilità sottolineando che il presidente potrebbe revocarla in qualunque momento.

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