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Nino Frassica: «L'umorismo e l'ironia sono le mie “armi” per affrontare la realtà»

L'attore messinese racconta la sua autobiografia «70% vera e 80% falsa»
Di Salvo Fallica

«L'editore mi ha chiesto l'autobiografia fra nostalgia, ricordi, aneddoti; appena mi sono messo a scrivere sono venuti fuori dei racconti. Delle narrazioni dal taglio ironico-giocoso. A quel punto ho deciso per un libro ironico ed auto-ironico. Più che la mia autobiografia, è un'altra vita immaginata». Nino Frassica inizia così a raccontare a “La Sicilia”, con il suo consueto stile ironico, il senso del suo nuovo libro edito da Mondadori Electa, “La mia autobiografia. 70% vera 80% falsa”.   Un titolo decisamente ambivalente. Vi sono addentellati con la realtà? «Alcuni dati, luoghi ed anche persone citate nel testo sono reali. Ma vengono inseriti in un contesto di narrazione immaginaria. L'autobiografia è falsa al 90%, ma è un falso che è anche vero. La parola “vero” intesa non in senso cronistico-fattuale, ma sul piano del significato profondo delle cose. Siccome non vorrei esagerare con la filosofia, ti dico che nel libro fra le cose vere vi è la mia data di nascita. Purtroppo, quella è vera. Vi è chi nasconde gli anni, io faccio il contrario».   Il giocare con il linguaggio, i “nonsense”, i paradossi, l'ironia; lo stile del libro in realtà assomiglia molto al vero Frassica... «Lo stile umoristico è il mio modo di affrontare la realtà, non è solo uno stile attoriale. Il gioco ironico, il fare emergere i paradossi contenuti nelle parole, trovare il lato grottesco delle cose, non è solo uno stile di comicità, ma un confrontarsi con la vita quotidiana».   L'ironia è uno stile utilizzato da grandi scrittori per raccontare la realtà. A quali si ispira? «Dall'umorismo pirandelliano all'ironia di Brancati, allo stile di Camilleri, la letteratura siculo-italiana ha dato grandi esempi di come l'ironia sia una chiave di lettura della realtà. Questi maestri sono dei grandi punti di riferimento, rappresentano un pezzo importante della nostra storia culturale, italiana ed europea. Mi diverto a scrivere, a cogliere il lato surreale delle vicende della vita reale, a raccontarle deformandole in maniera satirica. In questo senso credo che la grande tradizione del teatro, della narrativa satirica, influisca sul mio stile. Aggiungo che scrivendo mi diverto e scherzo come nella vita quotidiana».   Nel libro, oltre al gioco sul connubio vero e verosimile, vi è il racconto degli anni ‘50 che ha dei rimandi all'attualità. Che Frassica sia diventato manzoniano? «Alcuni critici letterari salterebbero sulla sedia, anzi forse sono già saltati. Eppure è vero, mi sento anche manzoniano. Diciamo che sono al 70% manzoniano al 90% non manzoniano. Vorrei aggiungere che il Manzoni si è posto il problema della costruzione di una lingua nazionale che potesse parlare ad un ampio pubblico. L'unificazione della lingua degli italiani operata dalla Rai a partire dagli anni ‘50 è stata una operazione manzoniana, pedagogica».   È molto affezionato alla Rai. Che emozioni ha provato quando ha raggiunto il successo nella trasmissione di Renzo Arbore “Quelli della notte”? «All'inizio non mi sono reso conto del successo. Ero incredulo rispetto a quello che accadeva. Quando ho capito che il successo era davvero grande sono riuscito a rimanere con i piedi per terra. Sai perché non ho sbandato? Per il mio essere un paesano, attaccato ai valori semplici della mia terra, la mia Galati, la mia Messina».   Quanto è importante la Sicilia per Nino Frassica? «La Sicilia è l'origine di tutto. E' la mia base esistenziale, culturale, artistica. Nella mia ironia, nel mio stile, nel mio linguaggio vi è tanta Sicilia, la mia Sicilia. Per me è un motivo di soddisfazione umana il fatto che nei personaggi che interpreto porto la mia Sicilia. Dal maresciallo Cecchini in “Don Matteo” al film camilleriano “La scomparsa di Patò” del regista Rocco Mortelliti, vi è parte di me».   Qual è la sua più grande ambizione? «È un'ambizione culturale. Diventare una maschera, che si dica: “Quello è uno stile alla Frassica” come si dice dei grandi alla Totò. Ho rifiutato ruoli importanti in film di successo perché mi chiedevano di parlare in lingua inglese: il mio stile sarebbe stato snaturato, non avrei potuto interpretare il ruolo con la mia spontaneità. Sia chiaro: non temo le sfide, è possibile che in futuro accetterò di recitare in inglese, ma intanto voglio perseguire un mio progetto culturale. Prossimamente avrò un ruolo in un nuovo film impegnato del regista Rocco Mortelliti che trasporrà cinematograficamente il romanzo di Camilleri “Il casellante”».   Intanto - e da vivo - è già citato nei libri di linguistica da un grande studioso quale Tullio De Mauro, si parla di Frassica nelle università e viene invitato a tenere seminari sui linguaggi e la comunicazione... «Ed è una cosa che mi gratifica molto. Mi piace moltissimo. È un riconoscimento importante».   Cinema, tv, teatro, letteratura, radio. E nel futuro? Frassica fa una breve pausa. L'espressione è seria. Poi chiude con il suo stile ironico. «Vorrei mi proponessero un fotoromanzo. Ecco, sto studiando per fare il protagonista di un fotoromanzo... ».

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