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Bocciato anche l'Ente Regione

Di Domenico Tempio

Non riteniamo il voto nelle recenti regionali di Emilia-Romagna e Calabria sorprendente, come lo presentano molti mass media. Bastava seguire l'andazzo della politica negli ultimi tempi per capire gli umori dell'elettorato: verso dove sarebbe andato o, meglio, verso dove non sarebbe andato. E se a vincere è stata l'astensione, a perdere, di conseguenza, sono stati tutti o quasi. Eccetto la Lega di Salvini, il cui successo nella rossa Emilia ha però un limite e una spiegazione: l'antirenzismo, Cgil compresa, degli stessi democratici. Fa da esempio, Bettola, il paesino di Bersani: non è andato a votare ben il 77% dei compaesani dell'ex segretario del Pd. Che poi ci sia un Berlusconi in caduta libera; un Beppe Grillo ridimensionato dalle sue stesse fanfaronate; un Salvini che gioca la carta del momento, anti immigrati e anti euro, questo si aggiunge a far capire la fuga della gente dalle urne. Ma non è tutto. C'è un altro ben comprensibile motivo non per nulla secondario: l'istituto delle Regioni è guardato come fumo negli occhi. Tra l'altro si è votato per il rinnovo di due azzerate da recenti scandali. E dato che quasi tutte sono state corrose al proprio interno, come le palme, dal «punteruolo rosso» del malaffare, non pensiamo che gli italiani sparsi nelle altre Regioni si sarebbero comportati diversamente. Proviamo, ad esempio, a immaginare come avrebbero votato i siciliani se fossero andati alle urne per eleggere i novanta o i settanta, quanti ora dovrebbero essere, di Sala d'Ercole? Il risultato sarebbe stato lo stesso dell'Emilia o della Calabria. Cioè, un'altra fuga. I partiti avrebbero, comunque, cantato vittoria come hanno fatto Renzi e Salvini, però avremmo avuto un'Ars dimezzata. Già quella che abbiamo si può considerare minorata, incapace di intendere e di volere. Di non capire cioè le necessità dei siciliani. E di non volere che qualcosa cambi in questa Sicilia. Facendo uno screening di un futuribile voto dei siciliani, riferito, ovviamente alla Regione, se la situazione dovesse rimanere così, e non vediamo al momento come potrebbe essere altrimenti, quei pochi che andrebbero a votare, si dividerebbero tra una destra litigiosa e malconcia e una sinistra che ha fatto harakiri dopo aver portato Crocetta prima sugli altari e poi crocefisso. Di Beppe Grillo meglio non parlarne, il bluff sembra sia stato scoperto. Sarà, quindi, difficile la scelta. Nascerà un altro Matteo Renzi? Bisognerà però vedere cosa di concreto riuscirà a combinare il gagliardo primo ministro. Sempre se i suoi compagni, e non amici, lo faranno campare. Da quello che è accaduto in Emilia Romagna, anche se il premier è riuscito a piazzare i suoi, e dalle continue manifestazioni di piazza targate Camusso- Landini, non sembrano che abbiano voglia di farlo vivere in pace. Tra l'altro neanche Berlusconi, come vorrebbe, è in grado di dargli una mano. Ha anche lui i suoi acciacchi. Ha spine al fianco come Alfano e Fitto. E ora anche il neo promosso Salvini. Un altro Matteo sulla strada del Cavaliere. Per Renzi, Nazareno o non Nazareno, c'è sempre la casta in agguato. Che non è solo politica, ma anche finanziaria e imprenditoriale. I veri poteri, quelli che contano, altro che i partiti. In questo folle circo la Sicilia, povera in canna, rimane appesa a un filo. Come un clown si dondola inconsciamente, sperando che non si rompa il filo, senza alcuna rete di protezione. Gli altri la guardano, magari si divertono, promettono di allungare una mano per prenderla al volo, ma, siatene certi, alla fine la mano la tireranno indietro. E sarà il de profundis della nostra inutile classe politica.

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