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«Una task force gratuita per salvare i tesori siciliani»

La ricetta di Daniele Malfitana del Cnr per evitare anche la “scure” dell'Unesco
Di Isabella Di Bartolo

Una task force, rigorosamente gratuita, per salvare il patrimonio culturale siciliano e svegliare dal letargo la Regione. Il modello è quello della Protezione civile che, in occasione di una calamità, istituisce gruppi di lavoro coordinati per interventi immediati. Ed è un terremoto quello che ha investito i beni culturali siciliani protagonisti di una crisi dalle radici annose ma, oggi, quanto mai preoccupante fatta di carenze, disservizi e inadempienze amministrative. La proposta è del direttore dell'Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr, Daniele Malfitana, che scende in campo all'indomani delle ennesime denunce sulle condizioni di incuria in cui versano i tesori dell'Isola e sul rischio che l'Unesco possa ritirare il suo riconoscimento per l'inadempienza degli enti pubblici in termini di gestione, tutela e valorizzazione.   Malfitana si candida a guidare un gruppo di lavoro a sostegno del governo regionale per studiare, proporre ipotesi di restauro e contribuire al rilancio dei beni culturali siciliani in pericolo a partire dai siti Unesco. «La gestione del patrimonio fa acqua da tutte le parti - dice il docente - La situazione è molto chiara e allarmante. La Sicilia è umiliata, ogni giorno, dalle notizie sulle condizioni di degrado e disinteresse che connotano i suoi più grandi gioielli, a partire dal Teatro greco di Siracusa. Di certo, il punto cruciale è la gestione inadeguata. E il pericolo, anche solo paventato, di perdere la titolarità Unesco per alcuni dei nostri siti davvero è allarmante. Ma ci rendiamo conto di quello che sta accadendo? Qui non è più l'Europa che bacchetta l'Italia perché non ha i conti economici in ordine e la invita ad attrezzarsi a compiere le riforme: qui è il mondo intero che dice, molto semplicemente, che il patrimonio Unesco siciliano fatto di contesti archeologici, monumentali e naturalistici straordinari è sull'orlo di un dirupo».   Un tesoro che rischia di sgretolarsi giorno dopo giorno. Un patrimonio che viene calpestato. «Credo davvero che la classe politica siciliana non riesca a cogliere la portata del pericolo e non sia ferita dall'enorme discredito sul sistema complessivo isolano - dice Malfitana - che il comitato Unesco getterebbe nel caso in cui la revoca dovesse avvenire. Ma già adesso la Sicilia è accusata di non gestire il patrimonio in maniera corretta; non riesce a spendere le risorse: insomma non sembra in grado di far qualcosa per ottemperare alle regole che l'Unesco detta». Nel mirino della mala-gestione c'è la classe politica, ma non soltanto. Malfitana ne è convinto. «Sarebbe troppo facile scaricare tutto sugli amministratori che, certo, hanno il demerito di occuparsi di guerriglie partitiche invece di dedicarsi a questioni serie, prioritarie - dice il docente - Ma nel momento in cui l'Unesco riconosce che la Sicilia, tutta, non sia in grado di gestire i suoi beni, allora l'accusa ricade su tutti i siciliani e si scaglia contro un sistema che dovrebbe essere concepito in maniera integrata ma che, invece, non sa coordinarsi, non sa progettare, non vede oltre il proprio naso».   La preoccupazione del Cnr è, per certi versi, concettuale ed è che l'Unesco possa pensare che a vacillare sia tutto il sistema culturale siciliano: Università e istituti di ricerca in primis. «Ma la verità - dice Malfinata - è che istituzioni accademiche-culturali e Regione sono due mondi separati che raramente dialogano, perché stanno seduti su opposte sponde senza sentire l'uno il desiderio di comunicare con l'altro. Senza capire che se l'uno e l'altro non si incontrano, tutto va a rotoli, come sta accadendo».   E allora il grido d'allarme sui siti Unesco si trasforma, per la prima volta, in proposta. In una ipotesi di intervento multidisciplinare che consenta di avviare una riflessione complessiva per affrontare le criticità del patrimonio. «Non possiamo più sottrarci ai nostri doveri - dice l'archeologo - Sarebbe da irresponsabili. E allora, mettiamoci insieme con un approccio nuovo, ciascuno per le proprie specifiche competenze. Perché ciascuno di noi è chiamato a contribuire a prescrivere una “terapia d'attacco” per una efficace risposta ai problemi di conoscenza, conservazione, valorizzazione e comunicazione del nostro patrimonio culturale, partendo, ovviamente, dal programmare azioni tempestive affinché, subito, i sette beni Unesco non siano in pericolo».   Il Cnr lancia un appello, accorato, al presidente della Regione e all'assessore Purpura a cui compete l'iniziativa politica di costituire una taskforce d'emergenza. «Un gruppo di lavoro senza costi, senza gettoni di presenza, senza poltrone - dice Malfitana - che metta insieme chi fa tutela (le Soprintendenze), chi fa didattica per trasmettere i saperi (le Università), chi fa ricerca per conoscere e comunicare alla società (il Cnr), e chi fa impresa poiché proprio le imprese, meglio di chiunque altro, conoscono il concetto di rischio e di investimento. Tutti insieme per dar vita a un “tavolo” permanente di osservazione delle criticità più inquietanti che stanno affliggendo il patrimonio culturale siciliano e che sia, soprattutto, propositivo».   Non un ennesimo baraccone, però. Non un carrozzone da passerella elettorale con tempi infiniti e capace solo di produrre statistiche e sondaggi. L'idea del Cnr è un gruppo di lavoro vero, composto dagli enti che - sul serio - prendano decisioni pratiche e di emergenza. «Un tavolo - dice - capace di lavorare in piena sintonia con l'auspicata rinascita del Consiglio regionale sui beni culturali e ambientali, ancora chiuso nei cassetti del governatore Crocetta, e che possa tracciare indirizzi strategici da tradurre in azioni concrete e tempestive. Tutto ciò, prima che sia troppo tardi».

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