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Il viceparroco di Santa Croce Camerina attacca a messa i giornalisti: «Vergognatevi»

Padre Flavio Maganuco: «La comunità è stanca e arrabbiata»
Di Redazione

SANTA CROCE CAMERINA - A Santa Croce Camerina, nel Ragusano, continua senza sosta il lavoro di investigatori, polizia e carabinieri, per tentare di fare definitivamente luce sul “giallo” dell'omicidio del piccolo Loris, il bimbo di 8 anni il cui corpo senza vita è stato ritrovato il 29 novembre scorso a 4 chilometri dal piccolo centro della provincia iblea. Si cerca in tal senso di ricostruire la giornata della madre del piccolo Loris, attraverso la visione delle immagini delle telecamere, così come continuano le ricerche dello zainetto della piccola vittima.   Intanto, nella seconda domenica da quando si è consumata la tragedia, il vice parroco, Padre Flavio Maganuco, durante l'omelia della messa, non ha risparmiato i giornalisti dicendo ai fedeli, compresi tanti bambini, che «è stata una settimana particolare, a scuola sono venute tante persone, anche troppe. E sono venute anche tante telecamere, anche qui in chiesa oggi, è una vergogna. Evidentemente non hanno altro da fare».   Nel corso di tutta la messa il parroco non ha rivolto nè una parola nè una preghiera per Loris e per quello che è accaduto. «È inopportuno da parte mia dire qualsiasi cosa prima che venga fuori la verità intera - ha spiegato ai cronisti al termine della messa - sono state dette troppe cose e finché non c'é niente di certo non mi sento di dire nulla. La comunità è stanca e arrabbiata - ha concluso - soprattutto per le cose che sono state dette sulla città e sugli abitanti».   «Capiamo l'esasperazione del viceparroco di Santa Croce Camerina. C'è una pressione mediatica eccessiva sulla sorte di Loris, sulle eventuali responsabilità della famiglia. I processi non si fanno in tv», ha affermato Luca Borgomo, presidente dell'associazione di telespettatori cattolici Aiart. «La tv, e soprattutto i contenitori pomeridiani, facciano lavorare gli inquirenti e soprattutto non cerchino di fare congetture che potrebbero essere errate - ha concluso Borgomeo -. La video giustizia spesso non ha senso».

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