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Cannella: «Bagarella mi disse “Provenzano è uno sbirro”»

Il collaboratore di giustizia racconta, nella sua deposizione, la versione sull'arresto di Totò Riina arrivato grazie ad una soffiata ai carabinieri
Di Redazione

PALERMO - «Totò Riina venne arrestato non grazie alla collaborazione del pentito Balduccio Di Maggio ma perché Bernardo Provenzano aveva fatto una soffiata ai carabinieri». Lo avrebbe detto il boss Leoluca Bagarella, dopo l'arresto del capomafia corleonese Riina del 15 gennaio 1993, a Tullio Cannella, ex picciotto di Cosa nostra e oggi collaboratore di giustizia. A riferirlo è lo stesso Cannella nella sua deposizione al processo per la trattativa tra Stato e mafia. «Bagarella mi disse che dopo la cattura di Rina lui era stato nei pressi della villa in cui Riina aveva vissuto prima dell'arresto - spiega Cannella - e gli sembrava strano che non fosse stato toccato nulla. La casa era rimasta aperta e lui riteneva che c'era stata una soffiata ai Carabinieri, con ogni probabilità fatta dal signor Provenzano. Mi disse “L'amico mio forse sa qualcosa”. Più volte Bagarella mi disse “Questo Provenzano ha avuto a che fare con i carabinieri, è uno sbirro”, mentre Bagarella è un uomo tutto d'un pezzo, vecchio stampo, mai avrebbe avuto contatto con un appartenente alle forze dell'ordine, chiunque esso sia, a qualsiasi grado e livello, era contro la sua forma mentis».

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