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L'allarme di Coldiretti: Sicilia nella morsa dell'agromafia

Non c'è un solo comparto agricolo immune: dal furto di prodotti, al pizzo, all'assunzione forzata di manodopera, alla contraffazione e allo spaccio del made in Sicily
Di Redazione

PALERMO - Non c'è un solo comparto agricolo immune dall'agromafia. Dal furto di prodotti, al pizzo, all'assunzione forzata di manodopera, alla contraffazione e allo spaccio del made in Sicilia, l'Isola continua ad essere subissata dalla criminalità. E del resto, in controtendenza alla fase di recessione dell'economia il business illegale, a livello nazionale, è aumentato del 10 per cento e nel 2014 ha raggiunto i 15,4 miliardi così come emerge dal terzo Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes, e Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare presentato stamani a Roma. Così in una nota il presidente regionale della Coldiretti siciliana, Alessandro Chiarelli.   «Ogni giorno - commenta - nelle campagne siciliane si commettono crimini. E gli agricoltori subiscono il peso enorme della forbice tra i costi di produzione e quelli della vendita. Un comparto su tutti, quello ovino, dove il prezzo del latte non può essere inferiore ad un euro - aggiunge -. L'allevatore riceve invece dai 74 a 83 centesimi al litro (iva inclusa) che è non solo un prezzo irrisorio, ma inferiore a quello che si ottiene nel resto d'Italia».   Il rapporto dimostra inoltre che si sta vivendo una vera e propria “vampirizzazione” delle risorse sistematicamente operata dai poteri illegali. I capitali accumulati sul territorio dagli agromafiosi attraverso le mille forme di sfruttamento e di illegalità hanno bisogno di sbocchi, devono essere messi a frutto e perciò raggiungono le città - in Italia e all'estero - dove è più facile renderne anonima la presenza e dove possono confondersi infettando pezzi interi di buona economia. «Le zone interne si stanno spopolando lasciando il territorio ai poteri forti che mettono le mani su enormi estensioni per speculare - sottolinea il direttore della Coldiretti, Giuseppe Campione - e proprio la zootecnia potrebbe invece rappresentare un contributo attivo per il ripopolamento».

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