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L'infinita strage di eucalipti in Sicilia alla Regione solo un euro ad albero

Esposti in Procura sulle concessioni per la centrale a biomasse
Di Mario Barresi

SAN CATALDO. «Un conto alla fimminina», lo definisce Angelo La Rosa. Il quale - geologo di professione, ambientalista per vocazione e adesso assessore comunale per definizione - ha stimato a quanto la Sicilia abbia svenduto ogni eucalipto del polmone verde di San Cataldo, nel Vallone nisseno. Il risultato è allucinante: un euro ad albero. Questo il costo teorico della concessione della Regione alla società proprietaria della centrale di biomasse in Val Dittaino, nell'Ennese, alimentata con la legna dei 10mila ettari da disboscare.   I numeri. Li snocciola La Rosa, fra i primi a lanciare l'allarme: 3.135.503 euro per 2.706 ettari nel contratto del 2001, triennale poi rinnovato per altri tre anni; 4.569.628 euro per oltre 6mila ettari in quello del 2007. «Per la concessione la Regione incassa circa 1.200 euro a ettaro. Considerato che in ogni ettaro di eucalitteto ci sono oltre mille alberi, il conto è presto fatto: poco più di un euro ad albero». E non è tutto: dei 7,7 milioni previsti, la Regione ne ha di fatto incamerati poco più della metà. «Circa quattro milioni dal 2001 al 2014», dettaglia l'assessore regionale all'Agricoltura Nino Caleca. Che oggi a Palermo riunirà vertici burocratici, tecnici e sindacati «per andare fino in fondo su un iter che presenta molti punti oscuri, sui quali voglio fare luce prima di considerare, oltre alle eventuali responsabilità amministrative, l'ipotesi di revocare la concessione».   La prima concessione risale al 2001, anno di passaggio fra il governo di Vincenzo Leanza e la prima elezione diretta di Totò Cuffaro. Ma è lo stesso anno in cui avvenne la divisione del Dipartimento Foreste (diretto allora da Nino Colletta) in due entità: un nuovo Dipartimento Foreste (affidato a Ignazio Sciortino) e il Dipartimento Azienda Foreste, al cui vertice andò lo stesso Colletta. Inoltre, trattandosi di concessione di aree boschive, è probabile che l'iter fu gestito direttamente dall'ufficio provinciale.   Ma la vicenda, con rinnovi nel 2007 e nel 2013 passa da Raffaele Lombardo e arriva fino a Rosario Crocetta. «Voglio leggere bene tutte le carte, non ci saranno sconti per nessuno», annuncia Caleca. Si dovranno chiarire questi passaggi, ma anche le autorizzazioni e il rispetto dei vincoli idrogeologico e paesaggistico (Ispettorato forestale e Sovrintendenza), oltre che il rispetto del regolamento di polizia forestale della Provincia, con norme ben precise sul disboscamento. Il nuovo rapporto - 4,3 milioni di euro fino al 2024 - lega la Regione alla società che gestisce la centrale di biomasse, la Sper Spa, per un piano che prevede il disboscamento di 10mila ettari di terreno, con l'abbattimento di numerosi ettari di bosco come quello di Gabara, a San Cataldo, della Ronza a Piazza Armerina e di altre aree boschive, fra cui quella di Mustigarufi. La Sper è composta da 2 società: la italo-tedesca Rwe Innogy (80%) e la Fri-El Green Power (20%). La centrale ha una potenza di 21,7 MW.   È diventato un caso politico, «lo scempio ambientale e idrogeologico in uno dei più importanti polmoni della Sicilia», come lo definisce l'assessore La Rosa, già in prima linea nel comitato di cittadini che denunciò il caso della “miniera killer” di Bosco Palo. «Ho visto scomparire intere distese da un giorno all'altro con i miei occhi, qui si parla di una media di 700 alberi abbattuti al giorno», dice sconsolato. Ma l'intero pacchetto - iter di autorizzazione, pareri degli enti, stima low cost del valore del patrimonio boschivo, prororoghe facili - potrebbe diventare oggetto anche di un'inchiesta giudiziaria. Perché la Procura di Caltanissetta - guidata da Sergio Lari, affiancato da pm sensibili ed esperti sui reati ambientali - potrebbe dare corso agli esposti che si accumulano. C'era quello dell'associazione locale “Attivarci Insieme”, c'era l'ordine del giorno votato all'unanimità dal consiglio comunale di San Cataldo. E da ieri c'è anche la denuncia, pesante, degli ambientalisti. «Si tratta di interventi irrazionali e non conformi alle norme di gestione forestale sostenibile», afferma Angelo Dimarca di Legambiente Sicilia, che ha presentato un esposto alla Procura di Caltanissetta.   Anche Fabio Granata, a nome di Green Italia e Italia Nostra, annuncia una denuncia ai magistrati nisseni, perché «chi ha omesso di monitorare il rispetto delle condizioni contrattuali dovrà rispondere politicamente e su un piano giudiziario». Sul versante politico i più battaglieri sono i grillini. Che domani hanno organizzato una conferenza stampa a San Cataldo. «Abbiamo presentato all'Ars una mozione per impegnare il governo regionale a sospendere, controllare e, nel caso, revocare tutte le autorizzazioni», dice il deputato regionale Giancarlo Cancelleri in un post che Beppe Grillo commenta così: «Una notizia agghiacciante. Sono ancora sconvolto». Anche l'eurodeputato Ignazio Corrao annuncia interrogazioni a Bruxelles, visto che «la Regione siciliana ha precise responsabilità economiche e morali anche su questa vicenda, svendendo il territorio ed i suoi cittadini agli interessi di privati senza scrupoli». Anche perché, ricorda Corrao, «l'accordo prevede un riconoscimento di 430 mila euro all'anno a fronte del guadagno annuo per la società di oltre 40 milioni di euro, che bruciando la legna, rivende l'energia ricavata al gestore dell'energia elettrica». twitter: @MarioBarresi

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