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A Palermo prosegue l'inchiesta sui terroristi tra i migranti

Di Redazione

PALERMO - Punta a due obiettivi l'inchiesta della procura di Palermo, coordinata dall'aggiunto Leonardo Agueci e dal pm Gery Ferrara, che ha preso le mosse da informative dei Servizi segreti sul rischio di infiltrazioni terroristiche tra i migranti che, a migliaia, ormai quasi quotidianamente, sbarcano in Sicilia: scoprire se tra chi affronta i pericoli del viaggio della speranza si nascondano jihadisti e se sull'isola esistano cellule terroristiche pronte a fornire loro supporto logistico. L'indagine, ancora alle battute iniziali e coperta da un comprensibile riserbo, avrebbe già offerto ai magistrati, che da mesi indagano anche sulle organizzazioni che gestiscono il traffico di esseri umani, degli spunti interessanti. Ad esempio sulle nazioni di provenienza dei potenziali terroristi, originari prevalentemente da Siria e Libia. Per loro la Sicilia è la “porta d'ingresso” attraverso la quale poi puntare al nord Europa.   Solo nel 2014 sull'isola sono approdati 197 mila migranti: un numero enorme - dicono gli inquirenti - che moltiplica il pericolo. Alcuni dei sospetti, che per i pm avrebbero una grossa disponibilità di armi, avrebbero già lasciato il territorio italiano, altri si troverebbero ancora nel Paese. E, a confermare che l'allarme degli 007 sarebbe molto più che una generica allerta, sarebbero le foto scoperte sui cellulari di alcuni migranti e le immagini da loro postate sui social. I volti coperti da un cappuccio nero, in mano kalashnikov e armi pesanti: si sono fatti fotografare in assetto da guerra. Gli scatti, archiviati sui telefonini sequestrati al momento dello sbarco o finiti su Facebook, fanno parte ora del fascicolo aperto dalla Procura di Palermo.   Il rischio infiltrazioni ha chiaramente fatto salire la soglia di attenzione degli investigatori sui posti frequentati dai migranti che vivono in Sicilia. Moschee come quella di Villabate, una delle più grandi e affollate dell'isola alle porte di Palermo, e altri luoghi di ritrovo che vengono costantemente tenuti sotto controllo. Lo scopo è scoprire se qualcuno fornisce assistenza materiale e denaro ai potenziali terroristi. L'attività investigative è top secret, ma secondo indiscrezioni, nelle conversazioni dei sospetti, intercettate, non mancherebbero spunti a fatti di attualità come la strage a Charlie Hebdo.

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