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Luciano Ligabue: «Ballo sul mondo e poi in aprile ritorno in Sicilia»

L'amarcord di Catania allo stadio Cibali, il bis ad Acireale: «Ma al palasport sarà diverso»
Di Giuseppe Attardi

MILANO - Da due anni il suo album Mondovisione viaggia a gonfie vele nelle classifiche di vendita: primo nel 2013 e nel 2014 ancora nella top ten, al decimo posto, per un totale di sei dischi di platino, equivalenti a oltre 360mila copie. Un tour negli stadi la scorsa estate all'insegna del “sold out”, del quale ha ancora nei ricordi il «sole, il mare, la bellissima ospitalità, l'ottimo cibo e due gran bei concerti con tanto calore e passione» nella due giorni al Cibali di Catania. Il debutto oltre Oceano, in sintonia con il titolo del fortunato album: «Un bellissimo giro suonando in spazi molto diversi fra di loro (auditorium, casino, club...). L'abbiamo fatto soprattutto per gli italiani che vivono là e che hanno risposto con grande entusiasmo, ma è stato bello anche vedere la sorpresa degli americani che non avevano mai visto dal vivo né noi né soprattutto il calore del nostro pubblico. Abbiamo suonato in posti come il Whisky a Go-Go che è un luogo mitico ma piccolissimo, ci stanno al massimo cinquecento persone. E lì abbiamo fatto quello che, a detta di alcuni, è stato uno dei concerti migliori di sempre. Il suono sul palco era fantastico».   Il tempo di una breve sosta nella sua Correggio, ed è già pronto a risalire su palcoscenici vicini e lontani, come quelli di Sydney, Melbourne, Tokyo, Shanghai dove sarà in concerto tra fine gennaio e inizio febbraio. «Suonare dal vivo per me è la parte più divertente, più gioiosa - commenta - Le emozioni raccontate perdono efficacia. Come posso spiegare? Lì emerge una parte di me che sorprende anche me. Quando salgo su un palco mi sento a mio agio, mi sembra di essere tornato a casa ed è una cosa che mi fa star bene per giorni e giorni. Fosse per me suonerei tutte le sere».   Così dopo aver ballato sul mondo, Ligabue si è prenotato altri due mesi di concerti nei palasport. Con due date ad Acireale i prossimi 10 e 11 aprile. Stesso entusiasmo, stessa energia, stessa band, stessa scenografia, «ovviamente adeguata a spazi più piccoli, sarà invece molto diversa la scaletta» annuncia. D'altronde Mondovisione suona come un album destinato a essere eseguito dal vivo.   L'ex Talking Heads David Byrne, nel libro “Come funziona la musica” sostiene, attraverso esempi e dimostrazioni, che la musica è legata al contesto. Una volta, quando i dischi si vendevano, si scrivevano canzoni destinate a un album. Oggi dischi se ne vendono sempre meno e il contesto di riferimento è diventato il concerto. Rispetto al suo modo di comporre degli inizi, canzoni che sembravano quasi sceneggiature per film, l'impressione è che anche lei abbia cambiato scrittura. «Io faccio questo “mestiere” perché a 27 anni sono salito quasi per caso su un palco e ho realizzato che quello (cioè fare concerti) sarebbe stato quello che avrei voluto fare di più nella vita. Quindi ho sempre pensato, mentre facevo dischi, a come sarebbe stato, poi, suonare quelle canzoni dal vivo. Ma “fare un album” per me vuol sempre dire “fare un album” con quello che comporta. Cioè, per esempio, sapendo che una canzone come La terra trema, amore mio ha un suo ruolo all'interno dell'album ma difficilmente l'avrei cantata dal vivo. Anche se contiene una storia come quelle che citavi dei primi album».   Perché secondo lei tra i più giovani non c'è nessuno che riesce a catalizzare in modo forte l'attenzione? «Le ragioni credo che possano essere tante, certo oggi secondo me è difficilissimo. Io sono stato fortunato: nel 1990 ho firmato un contratto con una multinazionale che ha detto: “Io mi impegno con tre album con te, se non va bene il primo proviamo con il secondo etc... ”. Il che vuol dire che c'è un investimento a lungo termine, almeno quattro, cinque anni di tempo. Adesso è impensabile. La più grande difficoltà di chi deve emergere è non solo farsi notare (e le case discografiche non possono più svolgere il loro ruolo promozionale viste le condizioni del mercato) ma confermare senza tregua l'eventuale gradimento appena conquistato. Tutto questo mentre mediamente la gente è distratta da milioni di proposte e miliardi di stimoli. Credo sia difficilissimo e non ha per forza a che fare con la qualità proposta. Purtroppo tante volte chi propone qualità non riesce a catturare immediatamente l'attenzione (perché servirebbe più tempo e un ascolto più attento) e l'eventuale ascoltatore passa ad altro».   Era meglio un tempo? «Io ricordo cosa voleva dire raccattare quattromila lire per comprare i vinili al mercato che c'era sotto casa mia perché costavano meno. Però quella cosa lì aveva un valore e l'ascoltavi per mesi. Adesso che hai a portata di un clic tutta la musica del mondo e se vuoi anche gratis basta che ascolti la pubblicità, salti da una cosa all'altra e non ascolti bene niente. La gente non riesce più neanche a orientarsi ma neanche a provare affetto, è diverso. Temo che non basti essere bravo: oggi ci vuole un'idea forte che possa farti notare».

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