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Nella musica popolare la quotidianità di una Sicilia che non esiste più

Le canzoni del gruppo ‘U peri alivu: per Sant'Agata un tributo alle candelore GUARDA IL VIDEO

Di Damiano Scala

CATANIA - Suonare, suonare, fortissimamente suonare. Perché tenere in vita le tradizioni siciliane è importante. Ma farlo con uno strumento in mano, cantando la quotidianità di una Sicilia che non esiste più, è meglio. E così nel cuore di Catania, in quella Civita che forse sintetizza meglio l'essenza ed i valori sviluppati nei secoli alle pendici dell'Etna, l'associazione “U' peri alivu” narra di festività, di vita ordinaria e tradizioni tramandati dai nonni dei nostri nonni. Musicisti (e cantori) di tutte le età, ceto sociale, professionisti e semplici studenti si ritrovano la sera nella parrocchia San Francesco di Paola, all'interno delle sale messe a disposizione da don Giuseppe Scrivano, per eseguire melodie che danno la sensazione di essere trasportati in un'altra epoca. Suggestioni e provocazioni per suoni e passioni sviluppati anche grazie all'associazione “Euro Soccorso” attraverso la presenza del presidente Salvatore Bruno.  

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«Il nostro scopo è quello di far conoscere alla gente quella musica popolare che rischia di andar perduta per sempre - spiega il chitarrista Orazio Grasso - il nostro è un chiodo fisso che ci permette di attingere da un grande serbatoio di cultura e sapere rappresentato dai “lasciti” dei nostri nonni». Tutto è cominciato 22 anni fa grazie all'intuizione del fondatore dell'orchestra Carmelo Zuccaro. Successivamente si aggregano al gruppo Franco D'Arrigo, con oltre mezzo secolo di vita strascorso in teatro, la presentatrice dell'orchestra Rossana La Ferla, il violinista Salvatore Pirrotta, il primo mandolino Maurizio Zappalà (in arte “Angelo Mauro”), l'attrice Melina Pappalardo ed Alfio Leocata all'organetto e alla zampogna. Alle chitarre, invece, padre e figlio Francesco e Orazio Grasso per una passione che si tramanda da generazioni.  

 

Amore per le tradizioni che, per Sant'Agata, ha portato l'orchestra a creare “Annaca a cannalora annaca”; un tributo ai cerei che in questo particolare periodo dell'anno sfileranno per tutta la città. «La nostra soddisfazione più grande - continua Orazio - è vedere l'interesse che riscuotiamo tra i ragazzi. Sono loro i siciliani del domani e vogliamo che tengano in vita i ricordi di una terra che ormai non esiste più».


[VIDEO DI DAVIDE ANASTASI]

 

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