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Deve scontare 22 anni di carcere Arrestata la “mantide” gelese

La donna che oggi ha 56 anni, nel 1992 attirò in un tranello, promettendogli una notte d'amore, Agostino Reina. Ma all'appuntamento trovò i suoi carnefici che lo uccisero bruciandone il cadavere
Di Redazione

La polizia ha trasferito in carcere, per una condanna a 22 anni di reclusione, Maria Rosa Di Dio, 56 anni, di Gela, che nel giugno ‘92, e quindi 23anni fa, in piena guerra di mafia, attirò in una trappola mortale il presunto “stiddaro” Agostino Reina, con la falsa promessa di una notte d'amore in un casolare di “Passo di Piazza”. L'uomo, condannato a morte dalla famiglia Emmanuello di “Cosa nostra”, trovò invece i suoi carnefici che lo uccisero e ne bruciarono il corpo, sotterrandolo parzialmente nelle campagne di contrada “Biviere”, a est della città. Il cadavere fu scoperto dai carabinieri ma risultò impossibile la sua identificazione. Nel 2010, dopo 18 anni di indagini, e grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, gli inquirenti hanno potuto fare luce su quel caso di “lupara bianca”, riuscendo a dare un nome a quella vittima attraverso l'esame del Dna. Maria Rosa Di Dio, soprannominata per quei fatti la “mantide religiosa” gelese, fu, quindi, arrestata dalla polizia insieme con gli esecutori del delitto, il boss Davide Emmanuello, di 48 anni (ritenuto anche il mandante) e Rocco Manfrè, di 69 anni, tutti già condannati per il delitto Reina.

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