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La Confersercenti Sicilia «Per ripresa serve buona politica»

Il presidente Vittorio Messina, commentando i dati sulla natalità e mortalità delle imprese risultante dal Registro delle imprese nel 2013 diffusi da Unioncamere sulla base di Movimprese. \
Di Redazione

PALERMO - «Per ridare fiato al sistema economico e agganciare la ripresa serve ora più che mai la buona politica». Ad affermarlo è il presidente di Confesercenti Sicilia, Vittorio Messina, commentando i dati sulla natalità e mortalità delle imprese risultante dal Registro delle imprese nel 2013 diffusi da Unioncamere sulla base di Movimprese. Numeri che secondo Messina «inducono a credere che questa volta esiste realmente la possibilità di invertire la rotta. Se si arresta infatti l'emorragia di imprese si registra anche un segnale altrettanto importante dal lato delle aperture». In Sicilia a fronte di 28.210 iscrizioni le cessazioni sono state 25.771 con un saldo attivo di 2.439 unità e un tasso di crescita dello 0,53, leggermente superiore alla media nazionale (0,51). La provincia di Palermo con un saldo positivo di 1.971 imprese (6.824 iscrizioni e 4.853 cancellazioni) si attesta su un tasso di sviluppo del 2,01, quasi quattro volte la media nazionale. «Questo non vuol dire - sottolinea Vittorio Messina - che le incertezze del quadro economico siano del tutto superate, piuttosto, emerge l'urgenza di definire quel cammino di riforme (del lavoro, del fisco, della semplificazione) che può facilitare l'avvio di nuove iniziative e tassi di crescita che consentano di favorire nuova occupazione. Il compito della politica - continua il presidente di Confesercenti Sicilia- - come ha ricordato il presidente Mattarella è quello di guardare alle difficoltà e alle speranze dei cittadini per dare risposte concrete. Nell'agenda di speranza che ha indicato il capo dello stato nel suo discorso d'insediamento trova spazio la consapevolezza che per ridare lavoro a chi lo ha perso e ai tanti giovani che lo cercano, pertanto - conclude Messina - bisogna mettere l'impresa al centro dell'azione riformatrice del Parlamento nazionale e dell'Ars».

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