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Agrigento, scandalo “gettoni” in Consiglio ”Dimissioni soltanto dopo il voto per il Prg”

E intanto ieri c'è stato il no a un Piano costruttivo
Di Gioacchino Schicchi

Il Consiglio comunale di Agrigento anche se “assediato” dai cittadini non fa nessun passo indietro. Il civico consesso, riunitosi ieri in una seduta fiume che è durata fino a notte inoltrata, ha approvato gran parte dei punti all'ordine del giorno ma si è dovuto fermare rispetto all'approvazione delle linee guida alle prescrizioni esecutive del Piano regolatore generale, dato che gli atti sono stati sequestrati dalla magistratura nella giornata di mercoledì. La documentazione, pare, potrebbe tornare in possesso del Comune già la prossima settimana e, hanno annunciato i consiglieri comunali, una volta che il punto sarà trattabile verrà affrontato e subito dopo saranno firmate le dimissioni di massa. In attesa che questo accada, comunque, le commissioni consiliari, che tanta fama – negativa– hanno dato a Palazzo San Domenico, sospenderanno la propria attività. Intanto non si ferma l'attività del movimento spontaneo “#noisiamoaltro”, che ha dato vita alla forte manifestazione di martedì scorso e che ieri sera era presente in Consiglio comunale per “monitorare” i lavori dell'Aula. Il caso Doveva essere il giorno delle dimissioni, dopo che l'Aula è stata investita negli ultimi giorni dalle virulente polemiche seguenti al “caso” delle 1.157 riunioni di commissione svoltesi in città nel 2014. Un atto che era stato chiesto chiaramente chiesto dalla collettività anche con forti manifestazioni di piazza, ma che i consiglieri comunali hanno subordinato ad una serie di atti che però, alla fine, non si sono realizzati. Per i componenti della pubblica assise centrale c'era la possibilità di votare le linee guida alle prescrizioni esecutive del Piano regolatore generale, nonostante gli atti siano stati sequestrati un paio di giorni fa dalla Procura della Repubblica di Agrigento. Proprio questo fatto ha impedito che l'Aula si pronunciasse in merito, considerato che l'incartamento originario si trova appunto nella disponibilità dei magistrati. Questo ha stravolto il “programma” inizialmente proposto dai consiglieri, i quali hanno per una fase dei lavori sostenuto che la Procura avrebbe addirittura «da un momento all'altro» riportato in Consiglio gli atti, salvo poi dover ammettere, a tarda notte, mentre si votavano atti assolutamente secondari, che forse c'era da arrendersi all'idea che le linee guida potrebbero essere impegni per la futura consiliatura, dopo le elezioni di maggio. Tra l'altro, va detto, le prescrizioni esecutive erano state presentate in aula la prima volta nel marzo del 2013 ed erano state addirittura ritirate già una volta dall'Amministrazione anche perché il Consiglio comunale fino ad oggi aveva sempre evitato con estrema cautela di mantenere in piedi il numero legale ogni qualvolta che il punto era inserito all'ordine del giorno. Un solo dimissionario Quella che vi raccontiamo, insomma, è stata una “corsa affannosa”, che però alla fine non ha portato a nulla. In questo fiume sconfinato di “amore per la città”, l'unico consigliere comunale che ha deciso di dimettersi (aggiungendosi ai tre che avevano già fatto un passo indietro) è infatti l'ex presidente del Consiglio comunale Aurelio Trupia, il quale da tempo aveva rinunciato al gettone di presenza e anche alla partecipazione alle famigerate commissioni consiliari. «Noi non siamo il male della città – ha detto ai microfoni –, se le cose non vanno bene è colpa di trent'anni di cattiva politica. Detto questo, però, credo che non ci siano le condizioni per andare avanti». Le resistenze E tutti gli altri? Nonostante l'Aula fosse letteralmente presidiata da cittadini, nonostante le forze dell'ordine e la Procura siano state al Comune tre volte in due giorni, un po' tutti hanno continuato a prendere tempo, anche di fronte a difficoltà di natura burocratica difficilmente superabili. È emerso infatti che la magistratura ha sequestrato nei giorni scorsi anche la documentazione collegata alla surroga dei tre consiglieri comunali che si sono dimessi, bloccando quindi di fatto il “turn–over” e rendendo il Consiglio comunale (delegittimato rispetto alla fiducia popolare) anche a “mezzo servizio” rispetto alla completezza dei propri componenti, al punto che la Segreteria generale ha sostenuto anche la possibilità che l'Organo non potesse deliberare così “monco”. Per poter proseguire i lavori i consiglieri hanno dovuto nei fatti farsi carico della responsabilità di votare un atto che “auto–certificasse” la legittimità della loro presenza in Aula. Nell'interminabile dibattito non sono mancati nemmeno un tentativo più o meno riuscito di scaricare sui dirigenti comunali gran parte delle colpe dell'immobilità del Comune (per quanto, evidentemente, ognuno abbia una quota di responsabilità) né tantomeno il riferimento a “poteri forti” che agirebbero contro il Consiglio comunale e che avrebbero anzi “soffiato sul fuoco” della protesta popolare.

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