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La beffa del Governatore commissariato

Di Domenico Tempio

Matteo Renzi nello spazio di pochi giorni ha fatto eleggere un siciliano, Sergio Mattarella, capo dello Stato, e ha bacchettato un altro siciliano, Rosario Crocetta, presidente della Regione. Una carezza e uno schiaffo. La Sicilia ringrazia. L'aver deciso il commissariamento per la mancata realizzazione dei depuratori, nonostante da tempo ci sia un finanziamento europeo di oltre un miliardo, è importante, ovviamente non quanto l'elezione di Mattarella, per aver tolto il coperchio a uno dei tanti misfatti di casa nostra. Confermando come la Regione sia in pieno fallimento. Speriamo che Renzi non si fermerà solo ai depuratori: c'è, ad esempio, lo scandalo dei rifiuti. Anche lì sarebbe giusto l'arrivo di un altro commissario. Crocetta, prevedendo un'altra bacchettata, promette: «Ci penseremo noi al piano delle discariche». Risibile è il fatto che davanti a un giusto intervento del premier, il governatore si svegli e accusi: «Salvate i nostri treni o vado in piazza». Non è col rimpiattino che si governa. Il problema dei treni, dei traghetti, del Ponte, dei trasporti in generale, è ormai così grosso e antico che rispolverarlo solo quando vieni colto col vaso della marmellata in mano, sembra una ripicca da cortile. La realtà oggi è quella che da tempo sosteniamo: la Regione è tutta da commissariare. Del resto è stato lo stesso Crocetta di recente a chiedere aiuto al sottosegretario Delrio per inviare qualcuno che mettesse a posto i conti. Per questo fu nominato assessore Alessandro Baccei. Ora non sembra che vada bene. Qualcuno addirittura fa l'offeso. Il capogruppo di “Cantiere popolare”, Toto Cordaro, l'altro giorno, ha così apostrofato Baccei: «Egregio assessore, lei ha parlato in modo irridente, con spocchia, dei parlamentari siciliani». Non conosciamo cosa abbia detto Baccei, in ogni caso gli ultimi ad offendersi dovrebbero essere proprio i deputati di Sala d'Ercole. Ne hanno fatto tante di cotte e di crude, e le continuano a fare, che qualsiasi critica (o insulto?) sarebbe comunque ben motivata. Gente che non ha neanche l'onestà di riconoscere come è stata ridotta l'Isola. Con ciò, non diamo tutte le colpe a Crocetta. Ha solo allungato il brutto elenco ereditato dai suoi predecessori. Nessuno dei partiti di governo negli ultimi decenni si può chiamare fuori. Il torto dell'attuale presidente è quello di avere illuso chi sperava in un vero cambio di marcia. Invece ha preferito giocare a mosca cieca con impalpabili maggioranze e con assessori che entrano in pompa magna ed escono dalla porta di servizio. Per uno che ha preferito commissariare tutto, per non fare precise scelte, essere adesso commissariato proprio da Palazzo Chigi, è il colmo. Tra l'altro bisogna tener presente che a Roma neanche Renzi vive giorni tranquilli. Anche lui ha delle maggioranze variabili e se cerca “responsabili” negli altri partiti è perché non si fida dei suoi stessi compagni. Alcuni dei quali si sono mostrati preoccupati di questi nuovi arrivi. Gli “acquisti” di Renzi, se vogliamo chiamarli tali, così del resto furono chiamati per Berlusconi, non sono in funzione del governo o delle riforme, dato che Scelta Civica ha sempre votato a favore, ma per mettere all'angolo gli oppositori interni. Qualche new entry nella maggioranza potrebbe arrivare invece dagli ex grillini. Questi servirebbero per sostituire una eventuale diaspora degli alfaniani. Ci sarebbe poi il capitolo Berlusconi. Se il premier non dovesse cambiare la legge elettorale e la riforma del Senato così come sono state approvate nelle prime letture, dovrà ricorrere al Cavaliere. Bersani e compagni sono in agguato. Del resto, lo hanno detto esplicitamente: “Non pensi Renzi che la stessa maggioranza per Mattarella possa votare le sue riforme”. Anche se il premier afferma di avere comunque i numeri. Su questo vogliamo fare una riflessione. Non siamo interessati a questa o a quell'altra maggioranza, se fa bene all'Italia poco importa. Non si può, però, portare avanti un progetto a lunga scadenza, come sostiene Renzi, solo con i numeri. La vita di un esecutivo sarà sempre spericolata, come canta Vasco Rossi, e il Paese non avrà mai quella serenità espressa dal nuovo capo dello Stato: «Penso alle speranze e ai bisogni dei miei concittadini». Se ciò si dovesse avverare, i concittadini ringrazierebbero. I siciliani ancora di più. Troverebbero più conforto nel “silente” Mattarella che nel “vociante” Crocetta. Altrimenti, sia in Italia sia in Sicilia, sarebbe meglio andare a votare. E se non ci sarà ancora una legge, c'è sempre pronto il Mattarellum. Omaggio al nuovo capo dello Stato.

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