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Scelte azzardate o buco nei soccorsi Le ipotesi sulla morte della piccola Nicole

Catania: l’inchiesta, gli indagati, i veleni e le polemiche

Di Mario Barresi

CATANIA - Una scelta azzardata nelle fasi successive a un parto dapprima considerato «normale» e poi degenerato in tragedia? E magari anche una sottovalutazione della capacità di rispondere all’emergenza, credendo di riuscire a «stabilizzare» la neonata in clinica senza ricorrere al pronto soccorso di un ospedale pubblico? Oppure un “buco” nel sistema del 118, con tempistiche e protocolli non seguiti con esattezza? E infine: qualcuna delle Unità di terapia intensiva neonatale contattare ha detto un “no” che non poteva dire? Queste sono alcune delle domande alle quali l’inchiesta sull’atroce fine di Nicole Di Pietro - morta nella notte fra mercoledì e giovedì in ambulanza sulla Statale 514 - prova a dare risposte. Prima che anche le istituzioni si facessero travolgere dallo scandalo, con l’assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino, che annuncia le dimissioni al culmine di un pesante scontro governo-Regione, con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che attacca il governatore Rosario Crocetta sulle responsabilità di Palazzo d’Orléans e ipotizza un «nuovo commissariamento» per la Sicilia. Lunedì il punto sul lavoro degli ispettori del ministero, già al lavoro in Sicilia con il Nas, per verificare «dati sensibili e criticità».   Dopo il clamore di giovedì, con addirittura il presidente della Repubblica Sergio Mattarella «incredulo» sull’episodio, ieri la prima svolta alle indagini. Con la Procura di Catania già al lavoro, in sinergia con quella di Ragusa che ha raccolto i primi elementi subito dopo l’arrivo del cadaverino al “Paternò-Arezzo”. «Il caso è complesso e ci vorrà del tempo», occorre «valutare l’origine dalla patologia, le cure prestate, la richiesta alle strutture specialistiche e il trasporto», dice il procuratore di Catania, Giovanni Salvi, in conferenza stampa assieme al sostituto Alessandra Tasciotti, titolare dell’inchiesta. Le indagini sono state delegate alla Squadra mobile di Ragusa e alla polizia del Nucleo di polizia giudiziaria della Procura. Una «vicenda triste e terribile», dice Salvi, quella della neonata morta tre ore dopo la nascita, avvenuta con parto naturale a termine, nella casa di cura “Gibiino”, mentre era su un’ambulanza che la trasportava a Ragusa, nell’unica Utin del distretto orientale che aveva “termoculle” disponibili. A Catania i quattro ospedali erano pieni, così come a Siracusa.   Per accelerare i tempi su alcuni «accertamenti irripetibili», la Procura ha iscritto 14 persone nel registro degli indagati. Un «atto dovuto», per «consentire loro di avere tutti gli elementi per difendersi, ma per il momento non vi sono individuazioni di precise responsabilità», precisa Salvi. E quelle penali «sono personali e non di strutture». Gli indagati sono il direttore sanitario della “Gibiino” e i tre medici presenti nell’ambulanza (ginecologa, neonatologo e anestesista), oltre che il primario e il neonatologo di turno delle cinque Utin contattate (Garibaldi, Policlinico, Cannizzaro e Santo Bambino di Catania e Umberto I di Siracusa). Esclusa la struttura di Messina, perché non fa parte del bacino del 118 di Catania; anche se sono in corso delle verifiche per capire perché, così come risulterebbe dagli atti, non è stata contattata l’Utin messinese, più vicina e più facilmente raggiungibile di quella iblea.   Le indagini si concentrano innanzitutto su ciò che è successo dopo la nascita di Nicole, all’1,18. Una crisi respiratoria, «liquido amniotico nei polmoni», si pensa, battiti cardiaci al minimo, ipossia. Un caso da poter gestire all’interno della clinica, oppure - come ipotizzano gli investigatori - ci si doveva comunque rivolgere «a prescindere» a un pronto soccorso pediatrico per stabilizzare la neonata. Dalla “Gibiino” si dicono certi che «dagli esami autoptici emergerà che il decesso è stato causato da fattori che esulano dall’attività dei medici della struttura, che hanno fatto di tutto per salvare la vita alla neonata».   L’altra ipotesi sul tappeto è un “buco” nel sistema dei soccorsi. Nel registro degli indagati non risultano né dirigenti né operatori, ma gli inquirenti verificano anche registrazioni e doucumenti sui contatti con il 118, per verificare tempistica e rispetto del protocollo. E nelle cinque Utin degli ospedali di Catania e Siracusa per chiarire se non c’erano posti o se si sarebbe potuto in qualche modo sopperire all’emergenza. Con un giallo. Contenuto in una relazione che il commissario straordinario di un’azienda ospedaliera catanese ha scritto. Dalla quale risulta una chiamata da un medico della “Gibiino” «verso le ore 2 circa». Risponde l’infermiera e va a chiamare il neonatologo di turno, che appena arrivato al telefono «non trovava in linea l’interlocutore». Con la precisazione che «nell’immediatezza nessun’altra telefonata giungeva in reparto». L’Utin in questione non avrebbe avuto comunque posti disponibili. Ma nessuno li ha chiesti, o quanto meno nessuno ha aspettato la risposta. La chiamata “ufficiale” del 118 arriva all’ospedale catanese alle 4,50: l’operatore chiede «il numero di posti in atto disponibili in Utin». Ma a quell’ora Nicole era già morta. Perché questa tempistica? E se un posto ci fosse stato?   Altri dubbi riguardano l’adeguatezza dell’ambulanza sulla quale è stata trasportata Nicole: un mezzo privato, che non avrebbe avuto tutte le dotazioni necessarie per rispondere alla seconda crisi respiratoria che è stata fatale alla piccola. E infine gli orari: partita alle 2,55 e arrivata già in territorio della provincia iblea alle 3,40 (orario ufficiale del decesso), perché è arrivata all’ospedale di Ragusa un’ora e 10 minuti dopo, alle 4,50?   Infine, un’altra amara scoperta: non è stato possibile trasferire la bambina a Ragusa in elicottero. «A Catania gli elicotteri non volano di notte e il servizio è garantito solo dall’alba al tramonto», ammette il responsabile del servizio elisoccorso in Sicilia, il comandante Ciro Manzo. Dipende dalla «programmazione del precedente governo», riferisce l’assessore Borsellino. Precisando che «nel caso della neonata il trasporto in elicottero non è stato richiesto, e comunque in taluni casi di emergenze neonatali non è appropriato perché è da prediligere quello terrestre». Il servizio notturno c’è invece a Palermo, Caltanissetta, Messina e Lampedusa.   twitter: @MarioBarresi  

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