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Tensione al vertice di maggioranza sulla finanziaria regionale

Fonti della coalizione parlano di un incontro a tratti “incandescente”. E rivelano malumori “evidenti” su alcune norme. Previsti 200 milioni di tagli
Di Redazione

PALERMO - Clima di confusione al vertice di maggioranza in corso a Palazzo d'Orleans sulla manovra finanziaria. Fonti della coalizione parlano di un incontro a tratti “incandescente”. E rivelano malumori “evidenti” in particolare su alcune norme del disegno di legge di stabilità, come quelle sull'ambiente e il territorio, e quelle che riguardano la riorganizzazione degli uffici della Regione e i dipendenti, fulcro della manovra targata Alessandro Baccei, l'assessore all'Economia che sta scrivendo la manovra sulla base dei paletti imposti da Palazzo Chigi. Le stesse fonti sottolineano di avere avuto la sensazione che neppure tra gli assessori della giunta ci sia il pieno consenso sulla bozza Baccei. E ad avallare le tensioni ci sarebbe l'atteggiamento incostante, notato da molti dei presenti al vertice, del governatore Rosario Crocetta che segue i lavori entrando e uscendo dalla stanza, lasciando all'assessore all'Economia il compito di spiegare i dettagli della manovra.   La confusione a un certo punto è stata talmente ingestibile che è stato deciso di dividere in due la platea, in una stanza Baccei ha proseguito la riunione con i partiti e i capigruppo della maggioranza, in un'altra stanza invece si sono riuniti gli altri componenti della giunta. Nella stanza con Baccei sono rimasti quindi il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti e il capogruppo Pd all'Ars, Baldo Gucciardi. Ma anche il segretario dell'Udc, Giovanni Pistorio, gli esponenti di Articolo 4 Luca Sammartino e Valeria Sudano. E ancora Giovanni Di Giacinto del Megafono e Salvatore Lentini di Sicilia democratica.   Ammontano a circa 200 milioni di euro i tagli alla spesa previsti dalla legge di stabilità, risparmi che arriveranno da norme di contenimento dei costi che riguarderanno i forestali, il personale della Regione, la riduzione del numero dei consiglieri comunali e delle indennità (ma non a partire dalle amministrative di questa primavera), dalla razionalizzazione dei beni demaniali, ambientali e dell'Arpa, dalla soppressione di alcuni enti, come gli Iacp, l'ente autonomo porto di Messina, dalla concessione ai privati di alcuni istituti come quello per l'incremento ippico di Catania e dalla riorganizzazione del dipartimento Economia.   Il testo non è ancora quello definitivo, tra gli alleati c'è chi ha chiesto tempo per approfondimenti ed eventuali modifiche e c'è chi assicura che ci saranno ulteriori limature. Ma nella sostanza l'assessore all'Economia Alessandro Baccei ha spiegato ai partiti della maggioranza che l'impianto della manovra non si tocca. Rimangono fuori dalla legge di stabilità le norme che riguardano lo sviluppo, agganciate alle risorse comunitarie e alle quote di co-finanziamento nazionale e regionale, e quelle sul sociale, che, spiegano fonti della maggioranza, saranno integrate in un apposito disegno di legge; una scelta che non è piaciuto a qualche assessore. Ma si andrà avanti lo stesso. A questo secondo testo lavoreranno, in sinergia, gli assessori al Turismo, ai Beni culturali, alle Infrastrutture, alle Attività produttive e all'Economia; il primo round è previsto già domani, nella riunione della giunta regionale.   Il governo dunque ha intenzione di portare all'Ars due testi, la vera e propria legge di stabilità, composta da cinque titoli, e il ddl per lo sviluppo. Baccei ha assicurato che le coperture ci sono, tranne quelle ancora oggetto del confronto con lo Stato. La strategia di Baccei è quella di ottenere il miliardo di euro accantonato nel bilancio provvisorio, un ulteriore miliardo dalla trattativa in materia fiscale e la possibilità di utilizzare i fondi ex Sviluppo e coesione per coprire partite correnti. In questo modo l'assessore ritiene di poter chiudere il bilancio del 2015. Già domani è previsto un incontro a Roma tra i tecnici dei ministeri e il governo regionale.

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