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Faraone tra università e riforma della scuola «Bisogna dire basta all'assistenzialismo»

Il sottosegretario a Catania: «Risolto il problema dei precari»
Di Redazione

Prima una visita nella sede della Scuola Superiore di Catania, poi un sopralluogo ai nuovi laboratori della costruenda Torre Biologica e ai Laboratori nazionali del Sud, infine l'incontro con la comunità universitaria catanese nell'Aula magna del Palazzo centrale. È stata una lunga giornata catanese quella del sottosegretario all'Istruzione all'Università e alla Ricerca, Davide Faraone che ha parlato del futuro dell'Ateneo catanese ma anche della riforma della scuola appena varata dal Consiglio dei ministri.

IL FUTURO

«È in prima battuta l'Università stessa che deve decidere di cambiare, immaginando quale dev'essere il proprio futuro e i percorsi per definirlo, senza abbandonare il vincolo di un legame privilegiato in entrata con il mondo della scuola e in uscita con quello del lavoro. Il Ministero - ha aggiunto Faraone - sta lavorando per dare maggiori certezze sull'assegnazione dei fondi annuali ai singoli atenei e determinare quelle condizioni che consentano alle università più in ritardo di risalire in classifica, ma ritengo che una parte dei fondi dovrebbero essere assegnati sulla base di obiettivi quali il rapporto tra numero di iscritti, laureati e numero di occupati in impieghi coerenti con la formazione ricevuta. Questa sarebbe una condizione che costringerebbe le università ad impegnarsi concretamente nel proprio miglioramento». In sostanza, Faraone - che ha stimolato ad un uso mirato e virtuoso delle risorse provenienti da fondi comunitari - propone un patto tra il Governo e gli atenei, attraverso il quale questi dimostrino realmente di voler crescere e non soltanto di mantenere condizioni di sopravvivenza. «A queste condizioni - ha concluso il sottosegretario - io sono immediatamente disponibile ad incontrare nuovamente i vertici di governo dell'Università di Catania per lavorare operativamente a tutte quelle azioni che possono essere finalizzate al raggiungimento di questi obiettivi».

LE EMERGENZE

Sul diritto allo studio, è stato sottolineato nel corso dell'incontro, emergono i dati negativi relativi ai sussidi e ai posti letto a disposizione dei bisognosi e meritevoli iscritti all'Università di Catania: un problema che si potrebbe superare individuando nuovi immobili pubblici o beni confiscati da inserire in un nuovo piano per residenze studentesche. Sul rinnovamento del corpo docente, sostiene il rettore, sarebbe auspicabile avviare un piano straordinario di reclutamento di giovani ricercatori che punti su meccanismi di selezione qualitativi. Sul rapporto con il mondo del lavoro e della produzione, infine, l'Università etnea, è stato spiegato, si sta scommettendo in prima linea investendo nella realizzazione di infrastrutture di ricerca che siano aperte al mondo produttivo, in nome del trasferimento dell'innovazione tecnologica, in modo da creare opportunità tanto per le imprese che per i giovani laureati.

LA RIFORMA

«C'è tantissima buona scuola in Italia. Abbiamo fatto una riforma che esalta tutte le esperienze positive e che da strumenti alle scuole per poter fare meglio. Finalmente abbiamo messo in campo la possibilità di utilizzare l'autonomia scolastica. Il dirigente scolastico deve avere un compito di guida per una intera comunità, come un sindaco - ha osservato il sottosegretario - poi ci sono i collegi scolastici che sono una sorta di consiglio comunale e poi c'è la platea degli studenti che ha la centralità rispetto alle questioni che riguardano la scuola. Un dirigente scolastico si può sfiduciare come un sindaco perché noi abbiamo un sistema di valutazione che vale innanzitutto per lui».

I PRECARI

«Il problema dei precari non c'è più. Dal prossimo anno, dopo questo grande piano di assunzioni di persone uscite da una situazione di precariato, si entrerà a scuola soltanto per concorso. Sembra una cosa scontata, ma non lo è - ha aggiunto il sottosegretario - in questi anni si è creata una guerra tra poveri incredibile che ha condannato tanti ragazzi e ragazze ad una situazione di precariato».

BASTA ASSISTENZIALISMO

«Gli atenei del mezzogiorno non devono chiedere soldi in più con il cappello in mano perché piangiamo di più e meglio. Dobbiamo dire stop all'assistenzialismo ed occuparci invece dello sviluppo degli atenei. Partiamo da noi. Vediamo come utilizziamo i fondi europei, costruiamo sinergie con città, scuola e mondo del lavoro. Dopo, con il governo, ragioniamo su un sistema che si è messo in moto».

IL RETTORE PIGNATARO

«La nostra sfida deve essere quella di riportare i giovani all'Università - ha detto il rettore Pignataro, citando i dati della drammatica riduzione del numero di immatricolati e di laureati in Italia e in Sicilia soltanto negli ultimi quattro anni - agendo a sostegno del diritto allo studio, nella razionalizzazione dell'offerta formativa, insieme con le altre università siciliane, e nel rinnovamento della classe docente. In Germania si spendono 300 euro pro capite per l'istruzione universitaria e cento per il gioco d'azzardo, in Italia il dato è esattamente l'inverso: Dobbiamo essere in grado di invertire questa rotta, perché i giovani, come dice Papa Francesco, non rimangano anche loro vittime della cultura dello scarto».

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