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E ora guardiamo al futuro

Di Mario Ciancio Sanfil

Dirigo questo giornale da quasi mezzo secolo. Mi hanno preceduto due grandi siciliani: Alfio Russo, divenuto in seguito direttore del «Corriere della Sera», e Antonio Prestinenza, raffinato uomo di cultura. Fu l'intuizione di mio zio Domenico Sanfilippo, un agricoltore liberale, a far nascere «La Sicilia» in un periodo storico delicato: si usciva da una guerra sanguinosa lasciandosi alle spalle il fascismo, e in Italia era palpabile il desiderio di voltar pagina e ripartire.

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Noi siciliani eravamo chiamati a fare la nostra parte, che non era di poco conto considerato il divario esistente – già prima che scoppiasse la guerra – tra Nord e Sud: il rischio era quello di restare ai margini nella ricostruzione di una nuova società democratica. Un quotidiano poteva rappresentare, in quel momento, un punto di riferimento per una terra dal passato travagliato e dal presente incerto, dando voce alle aspirazioni di chi voleva vivere ancor più che sopravvivere. Molti cercarono altrove un luogo in cui ricominciare a sperare, altri rimasero a lottare e a lavorare in Sicilia. Io sono cresciuto con coloro che sono rimasti, condividendo l'impegno di non abbandonare questa terra a sé stessa.

 

Ci infonde coraggio l'elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica: mettendo definitivamente da parte le passate velleità separatiste di molti siciliani e superando il becero secessionismo di qualche recente movimento nordista, egli sarà invece il garante dell'unità di tutto il paese. A lui affidiamo le speranze della nostra gente e lo ringraziamo per il sentito intervento che ha voluto dedicare ai 70 anni del nostro giornale.

 

Abbiamo raccontato la cronaca, con la professionalità di diverse generazioni di giornalisti, e abbiamo espresso opinioni, grazie ad una libertà patrimonio di tutti ed anima di una civiltà tesa ad una democratica convivenza. Abbiamo dedicato in questi anni lunghe ed approfondite inchieste alla criminalità organizzata, raccontato il danno che la mafia ha prodotto alla nostra terra, il sangue di innocenti ed eroi che è stato versato. Lo abbiamo fatto senza omissioni, grazie anche al coraggio di cronisti che non si sono mai tirati indietro, anche quando sono stati apertamente minacciati. Mai un passo indietro abbiamo fatto, per il bene e per lo sviluppo di questa terra nella legalità e nella trasparenza.

 

«La Sicilia» ha sempre rispettato la libertà e la pluralità delle idee, ed anche per questo motivo è il quotidiano più letto nell'isola. Forti della nostra indipendenza di stile e di pensiero, della nostra autonomia da qualunque potere forte, sia economico che politico, abbiamo saputo fronteggiare anche gli attacchi più duri e le accuse più ingiuste, che non ci hanno abbattuto né ci hanno fatto cedere alla tentazione di cercare scorciatoie o abbozzare scuse. Siamo invece andati avanti, più motivati, percorrendo la stessa lunga strada fatta di onestà intellettuale, indipendenza politica e rispetto del lettore. In un periodo di crisi economica – che non risparmia l'informazione – continuare a produrre un foglio libero da ipoteche di partito è senza dubbio un'opera di grande volontà e sacrificio: nonostante ciò guardiamo fiduciosi al futuro, perché la passione per questo lavoro fa superare difficoltà e amarezze, senza cedimenti a compromessi o a paure per i rischi che spesso si corrono.

 

Un giornale è, soprattutto, vita: di una comunità di uomini che credono nel lavoro e di una società di uomini che fanno politica e cultura. Dentro queste due dimensioni si è specchiata, e continuerà a farlo, «La Sicilia». E con essa gli altri mezzi di informazione, la televisione e, soprattutto internet, con il sito lasicilia.it che è da tempo ormai il nostro giornale on line. Uno strumento necessario, un supporto indispensabile al giornale per superare i settant'anni: i primi di una vita che ci auguriamo lunga, per il giornale e per i nostri lettori. Con lo stesso spirito di quando si cominciò, il 15 marzo 1945.

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