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Caltagirone. Non è una caccia alle streghe. Né tanto meno un cassonetto per la raccolta differenziata da riempire con chiacchiericci da piazza di paese. L'inchiesta della Procura di Caltagirone sulla “parentopoli” che ruota attorno al Cara di Mineo e agli altri centri per migranti del comprensorio non è più un fantasma che aleggia sul Calatino. Ma un'entità ben più definita.

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Tant'è che da ieri la notizia è ufficiale: il procuratore Giuseppe Verzera ha aperto un'indagine su alcune assunzioni nella “fabbrica dell'accoglienza”: parenti di amministratori, consiglieri comunali disoccupati e candidati non eletti, tutti al lavoro nelle cooperative impegnate nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, ma anche negli Sprar (Sistemi di protezione richiedenti asilo e rifugiati), piccole strutture spalmate su tutti i comuni del comprensorio.

 
L'inchiesta è in atto aperta «contro ignoti»; non ci sono indagati, ma nelle prossime settimane potrebbero arrivare i primi iscritti nel registro. L'ipotesi di reato è abuso d'ufficio, ma non è escluso che si possa verificare a breve anche la sussistenza, in casi più gravi e "tracciabili", del voto di scambio.

Il fascicolo è avviato «da tempo, ma non moltissimo» dagli uffici diretti dal procuratore Verzera, ed è ancora «in fase conoscitiva», seppur «non proprio embrionale». Al suo interno sono confluiti esposti e denunce, ma anche documenti acquisiti dalla Procura che ha delegato le indagini alla polizia di Stato. Già sentite dai pm calatini anche alcune persone informate sui fatti. Ma l'attività investigativa non finisce certo qui.

Ai raggi X la rete - familiare e di comunanza politica o sindacale - di presunti collegamenti, per le assunzioni nel Cara e negli Sprar. Al di là della legittima libertà di scelta dei lavoratori per imprese che comunque operano nel settore privato, il contesto è quanto meno opaco laddove i "controllati" (le cooperative) sembrano spesso in simbiosi con i "controllori" (i Comuni del "Calatino Terra d'Accoglienza"). Con i sindaci che hanno usato i fondi «per l'integrazione dei migranti», ricevuti dal consorzio, per fare sagre, feste patronali, spettacoli, mercatini e illuminazioni. Uno scenario descritto ieri sul nostro giornale, con una mappa - seppur parziale - della presunta "parentopoli", oltre che con cifre ed eventi finanziati dal Cara.
Due interventi sulla ricostruzione di ieri. L'avvocato Sergio Verga, «sia personalmente che quale figlio del sindaco del Comune di Licodia Eubea», precisa di «non lavorare nè essere dipendente di alcuno degli avvocati del Cara, tanto più gettonati, ed è titolare di autonomo e indipendente studio legale, ritenendo che quanto pubblicato, come riconosciuto dal giornalista, sia frutto di "malignità di paese", di per sè fonti prive di qualunque credibilità con evidenti fini politici e speculativi, che di fatti corrispondenti a verità».

Maria Cristina Basso, rappresentante legale di "Le Tre Lune" di Ramacca ricorda che «Davide Grasso non è mai stato socio della cooperativa». La coop, inoltre, «non ha mai svolto alcun servizio nello Sprar di Ramacca». E infine «il citato "affidamento diretto" riguarda un servizio approvato dal Comune di Ramacca dietro presentazione di un progetto e comunque senza alcuna partecipazione del signor Maurizio Vitale, estraneo alle attività della stessa cooperativa».

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