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Bellini affossato da un boiardo

Di Domenico Tempio

Non c'è pace per il povero Bellini. Ci riferiamo, ovviamente, al Teatro non al Cigno che riposa tranquillamente nella Cattedrale catanese. Il nostro giornale da tempo ha raccontato le vicissitudini di uno dei maggiori teatri italiani, vittima di una maldestra politica, innanzitutto regionale, che l'ha ridotto con la bombola ad ossigeno. Sembrava che finita la gestione commissariale, potesse ora liberamente respirare. Un nuovo consiglio di amministrazione fatto di persone culturalmente valide senza alcun interesse economico, un presidente (per statuto è il sindaco Enzo Bianco) voglioso di rilanciarlo, avevano fatto sperare che il “Bellini” potesse riprendere il posto che in un lontano passato aveva occupato. Invece famelici desideri venuti, stavolta, da fuori lo hanno fatto ripiombare nel buio. Il fatto ormai lo si conosce: viene nominata una sovrintendente, Rosanna Purchia, reduce dal San Carlo di Napoli; di questa si dicono mirabilie, come se fosse un redivivo Paolo Grassi. La signora si dichiara onorata di venire a Catania; si incontra con dirigenti e maestranze del teatro, comincia a parlare di progetti, come se fosse arrivata una che avrebbe messo le cose a posto. Invece, sorpresa. L'altro giorno si apprende che la Purchia viene confermata sovrintendente a Napoli. Per capire che questa signora giocava con due mazzi di carte basta leggere quello che qualche settimana addietro scrisse sul “Corriere della sera” Paolo Isotta: «La Purchia già da tempo aveva presentato richiesta di essere riconfermata al San Carlo». E così è stato. Isotta nel suo articolo aggiungeva, con una punta di veleno che «in realtà la signora non è che uno dei mezzi con i quali Salvo Nastasi, direttore generale del ministero dei Beni culturali, comanda in tutti i teatri. E non solo nei teatri, ma con i vari ministri che si sono succeduti, esecutori del suo volere». Ciò, in verità, ci mette in testa una pulce: non è, forse, che questo Nastasi, dato che tutto può, ha anche stabilito di escludere lo Stabile di Catania, che aveva tutte le carte in regola, dalla lista dei teatri nazionali? Più che una pulce, a sentire ciò che si dice in giro nel mondo dello spettacolo, è un sospetto, molto vicino al vero. Del resto nel passato alcuni suoi predecessori non sono stati da meno. Il ministero della cultura è stato sempre una riserva indiana dei boiardi dentro la quale i politici sono solo degli illustri ospiti. E il signor Nastasi, a quel che sembra, in questa “riserva”, da onnipotente direttore, come dice Paolo Isotta, fa il bello e il cattivo tempo. Il sindaco Bianco nel cercare di tamponare alla meglio il tradimento della Purchia, sbaglia quando parla di aprire «una fattiva collaborazione con i due teatri». Alla sovrintendente napoletana ciò converrebbe, in quanto le permetterebbe di tenere due piedi in una scarpa, specie se al San Carlo, come si prevede, non avrà vita facile, al “Bellini”, invece, non crediamo sia una strada da seguire. Come fidarsi di una voltagabbana, per giunta teleguidata da altri, pur potenti che siano? La si mandi a quel paese.

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