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Smartphone, la scalata del Dragone al mercato italiano

Anche nel nostro Paese produttori cinesi all'assalto di marchi e costruttori tradizionali 

Di Dario Di Mauro

Dalla Silicon Valley a Zhongguancun, la lunga marcia che ha portato le aziende cinesi sull'Olimpo dell'elettronica di consumo non sembra conoscere soste.

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Sin dai tempi di lancio del primo modello "iPhone" nell'ormai lontano 2007, in Italia giunsero dall'Oriente alcuni «cloni» non sempre riusciti dello smartphone con il logo della mela morsicata. Definite “cineserie” dai più critici #social influencer del settore, questi prodotti spesso non ospitavano software particolarmente performanti. Oggi i tempi sono cambiati. E i produttori cinesi, ormai colossi dell'elettronica di consumo, sono riusciti a scrollarsi di dosso l'etichetta di “copioni”, grazie a prodotti all'avanguardia, alla qualità dei materiali e a prezzi in grado di aggredire qualsiasi mercato. 

E' quanto emerge anche dalla classifica dei maggiori produttori mondiali nel settore della telefonia stilata dal portale idc.com – tra i più autorevoli nella comunità degli appassionati - che nel 2014 ha assegnato ben tre delle prime cinque posizioni a player cinesi: Lenovo, Huawei e Xiaomi

 

 

Rispetto al mercato italiano, sembra ovvio citare in primis Huawei (il nome tradotto significa “atto magnifico” o la “Cina è in grado”): la multinazionale leader nel settore delle telecomunicazioni, è entrata nel segmento smartphone in Italia nel 2010 a fianco di Vodafone con un prodotto low-cost dal nome “Ideos”. Oggi, l'azienda, anche grazie a un design più curato, per qualsiasi fascia di prezzo, è riuscita a conquistarsi una buona fetta di mercato in Italia e sponsorizza il Milan.

Nel 2014 Lenovo ha fatto scalpore per aver acquisito da Google la Motorola, uno dei primissimi “brand” della telefonia mobile prima dell'avvento dell'era “smart”. Oggi la multinazionale con sede principale a Pechino si trova al terzo posto della classifica globale subito a ridosso di Apple e Samsung.

Al quinto posto troviamo Xiaomi, probabilmente l'azienda con il maggior margine di crescita, visto che al momento non vende i propri smartphone al di fuori del territorio cinese e dei Paesi sotto l'influenza del regime di Xi Jinping. Già leader assoluto nel mercato cinese, Xiaomi è nata soltanto nel 2010, divenendo celebre in poco tempo per aver realizzato una versione personalizzata del sistema operativo Android dal nome “MIUI”. Nel giro di qualche anno, l'azienda fondata da Lei Jun (lo “Steve Jobs della Cina” così viene definito dai media locali), che vanta nel team personalità del calibro di Hugo Barra (tra i fondatori di Android), è riuscita a sfornare prodotti di alta qualità come “Mi4” o “Mi Note” con una cura maniacale, del design e del software.

 

 

In più, l'assenza di Xiaomi nel territorio italiano, ha fatto la fortuna di tantissimi piccoli operatori dell'e-commerce che importano questi prodotti nel nostro Paese.

«Fino a due anni fa c'era un approccio differente nei confronti di questi prodotti spiega l'imprenditore Alessandro Cimino - destinati ad un pubblico di nicchia e amatori. Da circa un anno a questa parte, invece, è totalmente cambiata la percezione che il pubblico ha di questi marchi».
Tra gli altri colossi low-cost degni di nota anche Meizu che dal 2014 è presente anche sul mercato italiano online. E, infine, OnePlus, start-up nata nel 2014 e presentatasi con uno smartphone, “One”, venduto in Italia ad un prezzo molto competitivo. La giovane azienda di Pete Lau, ex dirigente di Oppo, ha adottato un sistema di vendite totalmente basato sugli inviti in Rete – anche per tenere sotto costante controllo le stime di vendita - e su una campagna pubblicitaria incentrata su social e condivisione.

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