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Una pagina in arabo su La Sicilia per dare un nome ai morti del naufragio

Era settembre e morirono quasi 500 persone

Di Redazione

 "Ci hanno speronati e guardavano uomini, donne e bambini che urlavano e annegavano in mare. E loro ridevano...". È la ricostruzione di un testimone della strage di migranti del 9 settembre 2014 con un barcone con a bordo 500 profughi, in fuga da Libia, Siria, Egitto, Sudan e Palestina, fatto affondare da un'organizzazione di trafficanti d'uomini al largo di Malta.

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Soltanto dieci i sopravvissuti, e tra loro loro un palestinese di 21 anni, che adesso vive nel Nord Europa e ricostruisce la tragedia in un'intervista al quotidiano La Sicilia che dedica una pagina speciale alla strage, pubblicandola anche in arabo.

 

"Ridono gli assassini - ricorda il sopravvissuto sbarcato a Pozzallo dopo due giorni trascorsi in mare aggrappato a un salvagente - mentre cominciano a speronarci. Una volta, due, tre e ancora. Il barcone si capovolge. I primi a morire sono quelli ammassati nella stiva. Mi sento sfiorare una gamba: una donna stringe un bambino, e la corrente li trascina via. Qualcuno sa nuotare, ma non sa dove andare. Nessuno può aiutare nessuno che non sia se stesso: è impossibile salvare qualcun altro".

Con la sua testimonianza, e quello di altro palestinese di 32 anni, ha contribuito all'inchiesta sulla strage aperta dalla Procura di Catania. Il procuratore Giovanni Salvi ha fatto attivare una mail (naufragio.wreck.procura.catania@giustizia.it) per dare o ricevere informazioni utili all'identificazione dei dispersi.
 

 DUE PAGINE, UNA IN ITALIANO E L'ALTRA IN ARABO, NELL'EDIZIONE IN EDICOLA DE LA SICILIA

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