home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

I percorsi alternativi fra strade strette, irte e tortuose

I percorsi alternativi fra strade strette, irte e tortuose

I percorsi alternativi fra strade strette, irte e tortuose

C’è poco da scegliere. Ci sono due sole alternative per by-passare il viadotto Imera della A19 Palermo-Catania chiuso al traffico - al chilometro 57+600 - per il cedimento di quattro piloni causato dalla spinta di una frana che ha il fronte di un chilometro e la larghezza di trecento metri. Sono dieci anni che la terra si muove scendendo dalla Rocca di Sciara. Da un lato la strada statale 120 “dell’Etna e delle Madonie”, dall’altro la statale 643 “di Polizzi Generosa”. L’obiettivo dell’automobilista che vuole raggiungere la parte est dell’Isola è Tremonzelli, dove - superato, a circa mille metri di altitudine, lo spartiacque delle montagne che separano la Sicilia occidentale da quella orientale - si può riprendere l’autostrada e raggiungere Caltanissetta, Enna e Catania. Tremonzelli è al termine del lunghissimo viadotto - 16,2 chilometri - sul fiume Imera.  

 

Un’opera ciclopica e innovativa per le soluzioni ingegneristiche adottate all’epoca della sua realizzazione, nei primi anni ‘70. Ne fa parte il viadotto sul torrente Fichera, progettato dall’ingegnere Silvano Zorzi, con i suoi 7.350 metri, è nell’elenco dei dieci più lunghi d’Italia. Il tratto di autostrada vietato al traffico comincia a Scillato e termina - superata una galleria in curva lunga 1.784 metri che da una ventina d’anni al centro di tanti avvenimenti misteriosi quanto inspiegabili - allo svincolo di Tremonzelli.  

 

Partendo da Palermo e percorrendo la A19 il tragitto fino a Tremonzelli ammonta ad un’ottantina di chilometri che si percorrono in un’ora, minuto più o meno, traffico permettendo. Il chilometraggio e soprattutto i tempi di percorrenza aumentano vertiginosamente se si percorrono la statale 120 o la 643. Con la prima i chilometri diventano 107 e per percorrerli occorrono 2 ore e 25 minuti; con la seconda i chilometri scendono a 102 e i tempi a 2 ore e 10 minuti. L’aspetto più rilevante è ovviamente il tempo. Arrivati a Buonfornello, dopo Termini Imerese, l’uscita dalla A19 è obbligatoria per gli automobilisti a meno che non debbano recarsi a Scillato, distante 17,6 chilometri.  

 

Gli addetti dell’Anas consigliano di imboccare l’autostrada A20 per Messina se si vuole raggiungere, via A18, Catania. Si allunga di parecchio, rispetto ai 200 chilometri circa della A19, ma - garantiscono - è più comoda. Per i camionisti e i pullman non c’è alternativa. Percorrere la 120 o la 643 è un’operazione assolutamente improba se non impossibile. Ci vuole fegato - e tanto - per percorrerle. La carreggiata è stretta, frane e avvallamenti dell’asfalto non si contano. Il caso del cedimento dei quattro piloni al chilometro 57+600 ha ficcato profondamente il dito nella piaga del sistema viario siciliano, abbandonato a se stesso e all’incuria. La A19 ha sostituito la strada statale 121 “Catanese” il più antico e importante collegamento stradale tra la Sicilia orientale e la Sicilia occidentale: 252 chilometri e 900 metri, da piazza Palestro a Villabate, di sali e scendi e curve incredibili con tempi di percorrenza intorno alle quattro ore, se si era davvero fortunati e dei buoni manici al volante. Da Vicari in poi oggi si innesta sulla statale 189 Palermo-Agrigento.  

 

E infatti lungo la “bretella” che collega Palermo all’imbocco con la A19, nei pressi dell’uscita di Villabate, un cartello luminoso dell’Anas consiglia agli automobilisti che vogliono raggiungere Caltanissetta by-passando il blocco di Scillato di percorrere la strada statale 189 “della Valle del Platani”, proprio quella lungo la quale, lo scorso dicembre, ha ceduto una rampa del viadotto Scorciavacche appena inaugurato.  

 

Un’alternativa alla 120 e alla 643 - per risparmiare tempo e chilometri - ci sarebbe stata e cioé la strada provincale n. 24 che collega Scillato a Caltavuturo. Ma la frana - oltre i piloni - ha travolto anche questa già al chilometro 1. E allora? Riprendono quota le due vecchie statali. E per gli amanti del paradosso e dell’avventura a quattro ruote è un’occasione imperdibile per scoprire o riscoprire una Sicilia assolutamente inattesa. Provare per credere. Per imboccare la statale “dell’Etna e delle Madonie” una volta usciti obbligatoriamente da Buonfornello, bisogna prendere la statale 113 “Settentrionale Sicula” in direzione di Palermo. È una strada storica sia per gli appassionati di archeologia - il Museo di Hymera, l’antica città greca, è a due passi e vale la pena visitarlo - che per gli sportivi. Stiamo, infatti, percorrendo - ma in senso contrario - un lungo tratto del circuito della mitica “Targa Florio”. Nel rettilineo di Buonfornello le argentee “Porsche 908” superavano abbondantemente i 300 chilometri orari. Oggi il limite è di 50 e la polizia stradale è abbastanza occhiuta.  

 

Siamo al bivio di Cerda. Palermo è distante 46 chilometri. Siamo nel mito di Floriopoli e dei boxes della Ferrari, dell’Alfa Romeo, delle Porsche, della Maserati, della Ford, della Chaparral, della Bugatti. Curve su curve, spesso a gomito, la strada sale. Non c’è molto traffico. Al chilometro 6,6 si arriva a Cerda. Quindi si prosegue per Caltavuturo. Il panorama è stupendo, con tutte le varietà del verde possibili e immaginabili. Un caleidoscopio di colori. Ma la strada - vietata ai mezzi di peso superiore alle 3,5 tonnellate, divieto di sorpasso e limite di velocità di 50 chilometri orari - è un disastro. Qui correvano i piloti della Targa Florio. Un disastro irrecuperabile.  

 

Le frane sono centinaia come gli smottamenti e le buche. Al chilometro 29,6 siamo i benvenuti a Caltavuturo. Il calvario però non è finito. Curve e ancora curve fino a Tremonzelli. Per altri 14 chilometri. La statale 120 però continua ed è sempre il circuito della Targa Florio. Dal chilometro 42,1 al chilometro 51,2. Siamo alle porte di Castellana Sicula. C’è il bivio della statale 643 “di Polizzi Generosa” e un cartello giallo dell’Anas avvisa minacciosamente che è chiusa al transito dal Km 14 + 000 al km 14 + 300. O la va o la spacca.  

 

A Polizzi Generosa si arriva dopo 4 chilometri. Il paese, arroccato in posizione strategica sulla vetta di una montagna, è avvolto in un misto di foschia e nebbia. La statale gira sinuosa intorno alle vecchia mura quindi comincia a scendere - curva dopo curva - verso Scillato. la carreggiata è strettissima. Sul fondo della valle sottostante il viadotto della A19 - senz’auto e striato dal nero dell’asfalto - appare come un serpente che si muove ondulando. Il silenzio è sovrano. Non sale più il rombo dei motori che arrancano verso Tremonzelli. Il rischio di non passare non c’è. La frana di terra e pietre sulla strada è stata per fortuna rimossa. Al chilometro 21,7 della statale 643 c’è il bivio per Scillato. Proseguendo si arriva allo svincolo autostradale. Il più è fatto. Palermo è la prossima meta.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

VivereGiovani.it

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa