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PALERMO - In Sicilia buona parte dei deputati dell'Assemblea regionale non ne vuole proprio sapere di tagliare il numero dei componenti dei Consigli comunali e i gettoni di presenza dei consiglieri, per adeguarsi alla legge dello Stato, che risale a ben quattro anni fa e già applicata nelle altre Regioni. Il ddl “taglia consiglieri”, quando manca poco più di un mese dalle elezioni amministrative, si è arenato in commissione Affari istituzionali all'Ars perché un fronte trasversale, che va da pezzi del Pd a Forza Italia, da Ncd a Udc, sta facendo quadrato a difesa di 1.482 poltrone che verrebbero cancellate (tra assessori e consiglieri) e che in campagna elettorale significano un bel pò di voti. E questo nonostante in Sicilia sia esplosa “gettonopoli”, con diverse Procure che stanno indagando sulle spese allegre nei comuni di Siracusa, Agrigento, Messina e ora anche nella piccola Canicattì (Ag), finita nel mirino della Corte dei Conti per un danno erariale tra i 400 e i 600 mila euro che sarebbe stato causato da 12 consiglieri che nell'autunno del 2003 deliberarono l'aumento del proprio gettone di presenza portandolo da 30 a 100 euro per ogni riunione d'aula o di commissione.  

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Il recepimento della legge nazionale consentirebbe alla Regione di risparmiare qualcosa come 48 milioni di euro all' anno, un bel gruzzolo in una Sicilia indebitata per 6 miliardi di euro, con un bilancio 2015 ancora da chiudere e con un disavanzo che fra due anni potrebbe sfiorare i 3 miliardi di euro. E di risolvere alcune anomalie, come Palermo dove il numero dei consiglieri è maggiore rispetto a Roma e a Milano.  

 

Eppure il taglio ai consiglieri sembra un tabù. Il governo di Rosario Crocetta aveva inserito una norma, più restrittiva di quella nazionale, nella finanziaria (in discussione in commissione Bilancio) ma la Presidenza dell'Ars e la commissione Bilancio, qualche settimana fa, hanno deciso di stralciarla perché non attinente alla materia finanziaria e di agganciarla con un emendamento ad hoc, ma adeguando i tagli a quelli previsti dallo Stato, alla riforma delle Province. Solo che la riforma è stata affossata dai soliti interessi trasversali, di maggioranza e opposizione.  

 

E così il governo Crocetta ha riproposto l'emendamento alla finanziaria, ma per la seconda volta, la Presidenza dell'Ars l'ha stralciato, agganciandolo questa volta a un ddl specifico sui Comuni da approvare in contemporanea alla manovra finanziaria, entro il 30 aprile. Ma al momento di votare in commissione Affari istituzionali il banco è saltato, col presidente Antonello Cracolici (Pd) costretto a rinviare i lavori dopo avere capito che la legge sarebbe stata affossata da pezzi della maggioranza e dalle opposizioni, a esclusione dei 5stelle che anzi avevano proposto emendamenti ancora più restrittivi. «È una vergogna», urla il capogruppo del M5s, Salvatore Siragusa.  

 

Con la commissione impantanata, a questo punto, come da accordi, la Presidenza dell'Ars potrebbe imporre d'ufficio l'iscrizione del ddl “taglia consiglieri” all'ordine del giorno dei lavori d'aula già la prossima settimana. Ma l'esito rimane quanto mai incerto.

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