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Pantalica, patrimonio della disumanità Tombe imbrattate e invase dai rifiuti

Legambiente: “Il nostro allarme è rimasto inascoltato”
Di Isabella Di Bartolo

SORTINO. I vandali sono tornati a Pantalica. E, ancora una volta, le tombe millenarie del sito Unesco sono state imbrattate da graffiti e invase dall'immondizia. Si riaccendono i riflettori del degrado sulla Necropoli rupestre “Patrimonio dell'umanità” calpestata dalla maleducazione oltre che protagonista di una gestione contestata. «Siamo rassegnati a convivere con la consapevolezza che Pantalica sia in pericolo – dice, scuotendo la testa, Antonio Brunetto, presidente del circolo Ecopolis di Legambiente a Sortino – e le nostre grida d'allarme agli addetti ai lavori restano inascoltate. Di certo il problema più grave è legato allo scarso senso civico di alcuni visitatori, ma la responsabilità è anche legata alla sua gestione. Per questo, più volte, abbiamo affrontato la questione con i responsabili dell'Azienda regionale foreste demaniali, ma abbiamo perso le speranze che qualcosa possa davvero cambiare. Fino a qualche tempo fa, la nostra associazione assicurava campi di volontariato dentro la Valle dell'Anapo proprio per contribuire a tenere pulita la zona ma la Forestale adesso ce lo vieta perché hanno già abbastanza operai; eppure il personale non è sufficiente a vigilare e difendere Pantalica». Un paradosso tutto siciliano che fa rima con la inadeguatezza dei servizi a Pantalica. «Mancano gli operai con qualifiche ad hoc in termini di accoglienza – prosegue Brunetto –, capaci di parlare almeno l'inglese. E quando, in estate, abbiamo denunciato campeggio non autorizzato all'interno di Pantalica, tra le risposte ci è stato detto che il problema era legato all'area troppo estesa». La gestione di Pantalica è stata affrontata anche da Legambiente Sicilia nei giorni scorsi con l'invio di una nota all'assessore regionale all'Agricoltura, Nino Caleca. «Pantalica come le altre aree protette – dice Paolo Tuttoilmondo, responsabile di Legambiente Sicilia per il settore riserve e presidente di Legambiente Siracusa – subisce l'assenza di una rete di servizi. Oggi, il dirigente del Dipartimento regionale Sviluppo rurale (ex Azienda foreste demaniali) ha avviato la riorganizzazione degli uffici con un'amministrazione “fritto misto” che si occuperà indistintamente di boschi, trazzere, consorzi di bonifica, energia da biomasse, irrigazione, elettrificazione rurale, riserve naturali, caccia». Come dichiara Angelo Dimarca, responsabile Conservazione natura di Legambiente Sicilia, a livello provinciale verranno accorpati in un unico ufficio la gestione delle riserve naturali e le competenze sulla caccia provenienti dalle soppresse ripartizioni faunistico–venatorie. «Già molte riserve naturali in affidamento alla regione non funzionano da tempo ed invece di riqualificare tale settore lo si affossa definitivamente con la costituzione di uffici senza specificità tecnica». Per questo Legambiente chiede all'assessore Caleca di intervenire al più presto. Intanto, Pantalica si appresta ad essere affollata dal turismo primaverile. «E certamente lo scenario sarà di abbandono – dice l'archeologo Santino Cugno – ancor più grave poiché parliamo di un sito Unesco. L'aspetto più preoccupante è rappresentato dai graffiti che deturpano le tombe millenarie mettendone a rischio l'integrità e la conservazione della loro bellezza. A Pantalica ci sono affreschi all'interno di chiese rupestri di grande valore e meraviglia che non sono adeguatamente tutelati poiché è facile accedervi. Quello è che in pericolo è un patrimonio culturale di eccezionale valore artistico e storico e a Pantalica emerge con forza come finora sia stata perseguita una cultura di consumo: “fast food” del turismo con iniziative mordi e fuggi che poco o nulla hanno lasciato nel territorio e nella comunità». Ne è convinto anche il sindaco di uno dei Comuni che ricadono nell'area Unesco di Pantalica. «Da quando è “Patrimonio dell'umanità” – dice Michelangelo Giansiracusa, primo cittadino di Ferla – non abbiamo avuto ripercussioni di immagine e, dunque, turistiche. I tour operator prevedono la permanenza a Pantalica di 4–5 ore e nemmeno una passeggiata a Ferla. Nessun collegamento né servizio è stato ideato dai luoghi più turistici al nostro comprensorio. Il riconoscimento Unesco, fino ad oggi, non ha dato alcun frutto per noi e allora siamo noi che abbiamo avviato un percorso al contrario: rendiamo Ferla attrattiva e, poi, promuoviamo Pantalica. Manca la politica regionale di promozione dei siti Unesco, figuriamoci se possiamo fare qualcosa noi piccoli Comuni che invece, sì, promuoviamo noi stessi. A Ferla, nei giorni di Pasqua, registreremo il tutto esaurito: 120 presenze nelle nostre case trasformate in albergo diffuso e per un paese da mille abitanti, è record».

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