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Expo, Ragusa via dalle figuracce

Di Michele Nania

A Ragusa le cose si fanno come si deve, o non si fanno affatto. Ammainata la bandiera blu che da anni punteggiava il litorale di Marina, uno dei più belli e vivaci e ricchi di movida della Sicilia (un affronto bello e buono che l'Amministrazione a Cinque Stelle non ha saputo giustificare: che abbia dimenticato di presentare le carte?), nella silenziosa attesa che qualcuno a Roma si ricordi che quello ibleo è sempre l'unico capoluogo senza un chilometro d'autostrada e il raddoppio della carrettera per Catania resta in attesa come accade ormai da alcuni decenni, ora Ragusa si tira fuori dall'Expo. «Troppi ritardi, mancanza di comunicazioni e rischio di figuracce», hanno scritto il sindaco Piccitto e l'assessore al Turismo Martorana, chiedendo anche il rimborso della quota di partecipazione versata al cluster Bio-Mediterraneo, euro 7500 più Iva. Mesi addietro la città si era addirittura proposta di coordinare la partecipazione dei Comuni iblei all'evento universale ma non ha ricevuto né un sì né un no, segno evidente che qualcuno se ne stava già occupando o che, semplicemente, un coordinamento non c'è. Modica, unico dei Comuni iblei che per atavica posizione tende a distinguersi soprattutto da Ragusa, aveva già scelto di correre da sola scegliendo il cluster del cacao insieme con Torino e Perugia: a quanto pare ha fatto bene perché ha riscontri, tra degustazioni e interpretazioni artistiche il cioccolato modicano anche a Milano va via come il pane. Ma il vino dell'Ipparino, l'olio chiaramontano, le cipolle di Giarratana, le carote novelle di Ispica, i fagioli cosaruciari di Scicli e soprattutto i formaggi ragusani, stante così le cose, non arriveranno mai sui tavoli del finger food milanese-planetario. Se Ragusa va via, non è detto che gli altri restino. E di conseguenza non si parlerà neppure dei meravigliosi luoghi che questi prodotti li hanno inventati e portati ai massimi livelli dell'eccellenza da gustare, non solo col palato. Fiorello, per dire, è appena ripartito con la panza piena e un milione di gag. Le repliche di Montalbano girano fino all'America latina. E pazienza se il ragusanissimo castello di Donnafugata all'Expo lo pubblicizzano i toscani. Loro certe cose le sanno fare, noi no

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