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«Chi lo dice che i prezzi più bassi sono solo su internet? Fatti furbo! Prima di prenotare contatta direttamente l'hotel». Recita così lo slogan della nuova campagna mediatica di Federalberghi, un invito a bypassare i grandi portali di viaggi sulla base delle regole dettate dall'Antitrust lo scorso aprile (ed entrate in vigore l'1 luglio) che smantellano la cosiddetta “parity rate”, almeno per quanto concerne i canali offline. In altre parole: se in passato colossi come booking. com ponevano come condicio sine qua non per la presenza sui loro siti l'obbligo di allineare le tariffe su tutti i canali di vendita, oggi le singole strutture possono 
offrire sconti sulle prenotazioni telefoniche, via chat ed e-mail, trasformando il risparmio della commissione praticata dall'agenzia (che arriverebbe 
fino al 30%) in guadagno per l'esercente e minor prezzo finale per il cliente.
 
I vantaggi, secondo l'associazione di categoria, sarebbero per tutti: clienti, albergatori e per il Paese in generale. Nonostante molti grandi portali abbiano una s. r. l. in Italia, infatti, gli incassi di queste agenzie vengono inevitabilmente portati all'estero. «Sia chiaro – spiega il Direttore Generale di Federalberghi Alessandro Nucara - noi non vogliamo fare la guerra ai portali. Ciò che chiediamo è però che il mercato sia più competitivo e trasparente: va benissimo utilizzare un sito per scegliere in quale struttura passare le proprie vacanze, ma se il portale cerca d'intercettare il cliente che vuole andare in uno specifico hotel, vietando peraltro a quest'ultimo di potergli fare uno sconto, è inevitabile che ne scaturisca un'aspra battaglia».
 
In attesa del verdetto del TAR (al quale ha fatto ricorso affinché l'Antitrust si pronunci in maniera più netta, consentendo la liberalizzazione delle tariffe anche sui canali online) Federalberghi si rivolge quindi ai consumatori, invitandoli a utilizzare metodi più tradizionali per ottenere condizioni vantaggiose. Ma quali sono i primi effetti di questa campagna? Abbiamo provato a verificare la disponibilità di una camera per due notti a luglio in alcuni alberghi siciliani. Su otto strutture, sei hanno fatto il prezzo migliore per telefono, anche se non sempre in maniera lineare e immediata. Sebbene le tariffe comunicate “offline” siano risultate complessivamente più basse di quelle praticate delle OTA (Online Travel Agencies), infatti, alcuni receptionist ci hanno proposto una tariffa più alta come prima soluzione. Al “Romano Palace” di Catania, ad esempio, la camera ci viene proposta a 240 euro a fronte dei 232 di Booking. Solo in seguito a una serie di 
verifiche sulla rimborsabilità della tariffa online (adducendo a un errore del sistema) l'ufficio prenotazioni ci concederà un piccolo sconto di 12 
euro.
 
Più interessante il confronto con le “offerte speciali” dei portali, che si rivelano meno convenienti di quanto potrebbe apparire a primo impatto. Una camera al “Katane Palace Hotel” di Catania, presentata come “in offerta: 44% in meno” su booking costa 195 €, ma telefonicamente - senza che sia necessario citare la campagna fatti furbo – ci viene proposta a 157. Situazione analoga al “Mercure Excelsior” di Catania, dove a fronte del “Super Affare” messo in vetrina da booking a 176 euro la stessa sistemazione, con in più un cocktail di benvenuto, ci viene offerta tramite “chat” dal receptionist scontata di quasi venti euro. In altri casi, tuttavia, il prezzo praticato rimane lo stesso del web: il servizio telefonico di prenotazioni dell'”Una Hotel” (nazionale) ci propone la medesima tariffa del portale e del loro sito. Quando chiediamo loro della campagna “Fatti Furbo” ci sentiamo rispondere che l'offerta telefonica può essere più bassa solo richiedendo una camera rimorsabile.
 
 
 
Insomma, vige tanta confusione. Eppure, la tanto discussa commissione delle OTA dovrebbe andare sì a vantaggio dell'albergatore, ma anche a favore dell'utente. In ogni caso, Nucara è convinto che, una volta rodata la campagna funzionerà. «Qualcuno – spiega ancora - ha parlato di un possibile effetto boomerang, ma io sono abbastanza ottimista. Come ogni sistema nuovo anche questo ha bisogno di tempo per essere rodato. Abbiamo già scritto a 27.000 hotel chiedendo loro di incoraggiare chi prenota direttamente e pochi giorni fa, a Palermo, si è svolto un meeting con gli operatori per illustrare loro nel dettaglio la situazione. In fondo la campagna è partita solo il primo di luglio ed è possibile che si trovi ancora qualcuno impreparato».

Nell'era del digitale, tuttavia, convincere la gente a utilizzare il telefono piuttosto che il web, potrebbe risultare piuttosto ostico. «Più di una volta – ci racconta Daniela, receptionist presso una struttura alberghiera del catanese - ci è capitato di accogliere clienti che avevano effettuato la loro prenotazione online dal nostro parcheggio». 

Insomma, se solo una decina d'anni fa lo scetticismo verso internet spingeva i consumatori a telefonare per avere una conferma di una prenotazione online, 
oggi la tendenza sembrerebbe essersi radicalmente invertita. «Uno dei motivi del grande successo dei portali – continua Daniela – sta negli strumenti che essi mettono a disposizione dei clienti. Da un lato ci sono le recensioni degli altri ospiti, dall'altro la presenza di un numero telefonico che si pone quasi sempre dalla parte del cliente». In alcuni casi, poi, come quelli dei viaggiatori non anglofoni trovare una pagina tradotta nella propria lingua - magari in cinese o in russo - fa davvero la differenza: certamente meno rischioso spendere qualche decina di euro in più rispetto al rischio di una prenotazione sbagliata per un fraintendimento linguistico con il receptionist.
 
L'inchiesta: Scopri tutti i trucchi per pagare meno                      

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