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Cento tesori dei maestri impressionisti a Palermo, al via la mostra straordinaria “Monet e la Normandia”

Organizzata e promossa dalla Fondazione Federico II a Palazzo Reale nel centenario della morte di Claude Monet

11 Febbraio 2026, 11:04

Cento tesori dei maestri impressionisti a Palermo, al via la mostra straordinaria  “Monet e la Normandia”

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Nel centenario della morte di Claude Monet, Palermo si apre alla luce vibrante dell’Impressionismo. È un approdo colto e simbolico quello che porta “Tesori Impressionisti: Monet e la Normandia” nelle sale di Palazzo Reale, da oggi 11 febbraio al 28 settembre 2026. Una mostra che non si limita a celebrare un anniversario, ma costruisce un ponte tra geografie, epoche e sensibilità artistiche, affidando all’arte il compito di rendere visibili connessioni profonde e antiche.

Quasi cento opere raccontano la nascita e l’evoluzione dell’Impressionismo attraverso la lente privilegiata della Normandia, terra di cieli mobili, falesie, maree e orizzonti instabili che hanno cambiato per sempre il modo di dipingere. Accanto ai capolavori di Monet dialogano quelli di Renoir, Corot, Daubigny, Géricault, Courbet, Bonnard, Berthe Morisot, Jongkind e Boudin, provenienti dalla prestigiosa Collezione Peindre en Normandie, dal MuMa di Le Havre e da collezioni private.

Tra le opere più significative di Monet spiccano “La mer à Fécamp”, con il suo mare attraversato da luce e vento, e una delle celebri “Ninfee”, emblema della sua ricerca estrema sul riflesso, sulla vibrazione cromatica e sulla progressiva dissoluzione della forma. Un patrimonio che da oltre trent’anni viaggia nel mondo, portando con sé l’identità visiva di una regione che è stata laboratorio a cielo aperto della modernità pittorica.

Non è casuale la scelta di Palermo e del Palazzo dei Normanni come sede dell’esposizione. Qui la Normandia ritrova un riflesso della propria storia mediterranea: quella degli Altavilla, di Ruggero II incoronato re proprio a Palermo, di un regno che fece della convivenza tra culture una cifra politica e civile. La mostra diventa così anche un preludio alle celebrazioni del millenario della nascita di Guglielmo il Conquistatore, previste per il 2027, riaffermando il ruolo dei Normanni nella costruzione dell’Europa medievale e rilanciando Palermo come luogo di dialogo tra Nord e Sud del continente.

Organizzata e promossa dalla Fondazione Federico II, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia e dell’Istituto Francese, l’esposizione è curata da Alain Tapiè, conservatore dei Musei di Francia e direttore della collezione, ed è affidata al project manager Gabriele Accornero, che ha coordinato un lavoro corale capace di puntare non solo sull’eccellenza delle opere, ma su un’idea di mostra come esperienza complessa e stratificata.

«La mostra intende raccontare il rapporto profondamente fenomenale tra la fisica della pittura e la fisica della natura – spiega Tapiè – un legame che in Normandia assume un’evidenza particolare. Non sono soltanto i fatti storici a rendere significativo il dialogo con Palermo, ma anche il paesaggio stesso della città, la sua luce, che entra in risonanza con quella normanna, creando un’armonia inattesa». L’Impressionismo, ricorda il curatore, nasce da un modo nuovo di dipingere: il chiaro su chiaro, la scomposizione della pennellata, la ricerca di vibrazioni luminose capaci di restituire l’instabilità del reale. Un linguaggio che unisce percezione e pensiero, illusione ottica e riflessione quasi politica sullo sguardo e sul mondo. Non a caso, come ricordava lo storico dell’arte John Rewald, per comprendere davvero l’Impressionismo bisogna osservare l’acqua, perché è lì che la luce si frantuma, si riflette, si dissolve. Fiumi, mare, porti e cieli mobili diventano il grande laboratorio visivo degli impressionisti: non si dipinge più ciò che si sa, ma ciò che si vede, nel suo continuo mutare. È questa esperienza sensibile e mentale che il percorso espositivo cerca di restituire anche attraverso installazioni immersive, realtà virtuale, fotografia e applicazioni di intelligenza artificiale, capaci di amplificare la percezione senza tradire il senso profondo delle opere.

Ampio spazio è riservato anche alla didattica, con una sezione pensata per i più giovani secondo una logica di edutainment, capace di unire rigore scientifico e divulgazione accessibile. Nelle Sale Duca di Montalto, i colori della Normandia tornano a risplendere, evocando quell’eredità normanna che in Sicilia non è mai stata solo memoria, ma identità viva. 

A sottolineare il valore strategico della mostra è il presidente della Fondazione Federico II Gaetano Galvagno: «Con la Fondazione continuiamo un percorso di innalzamento costante della qualità delle esposizioni, unito al principio della diversificazione. Un cammino che ci ha consentito di spaziare tra linguaggi ed epoche diverse e che, con molta probabilità, si concluderà con un progetto dedicato a Caravaggio».

L’anteprima stampa, che si è tenuta a Palazzo Reale di Palermo alla presenza di Galvagno, della direttrice generale ad interim Antonella Razete e del curatore Tapiè, ha segnato l’avvio ufficiale di un progetto destinato a imporsi nel panorama culturale italiano e internazionale. Con “Tesori Impressionisti”, Palermo riafferma il proprio ruolo di crocevia culturale, dimostrando come l’arte sappia superare confini e secoli, parlando un linguaggio universale.