l'artista messinese
Il capolavoro perduto di Dario Querci all'asta in Germania
In asta alla Lempertz il Cola di Rienzo: capolavoro risorgimentale tra cronaca di costume e valore storico. Un altro pittore siciliano celebrato in Europa. Cosa farà la Sicilia?
Di Antonia Nuccio
È ufficiale da alcune settimane: il dipinto Cola di Rienzo in San Giorgio in Velabro realizzato nel 1873 dal pittore messinese - ma romano d’adozione - Dario Querci, sarà messo all’asta a Colonia dall’antica e prestigiosa Casa d’aste Lempertz. La notizia sarebbe passata probabilmente sotto silenzio, se la stessa Casa d’aste non avesse contattato la stampa locale per dare risalto alla vendita, forse nella speranza di far ritornare «in patria» il dipinto. Se l’intento è questo ci sembra ottimo, ce lo auguriamo. Per noi che ci siamo occupati a lungo del pittore - e ce ne occupiamo ancora - poter aggiungere un dipinto - e questo in particolar modo - al catalogo delle sue opere ancora esiguo e peraltro disperso in collezioni private europee e americane, chiese ragusane e qualche istituzione museale locale e romana, sarebbe un’opportunità veramente importante per valutare la riconosciuta maestria dell’artista nelle grandi composizioni di carattere storico in modo diretto. Fino a questo momento l’abbiamo conosciuto solo attraverso foto e incisioni pubblicate, con commenti entusiasti, su riviste coeve, Illustrazione italiana in testa.
L’asta di Colonia è anche un’occasione felice per dare visibilità alla vicenda personale e artistica di Dario Querci - pittore senz’altro noto agli studiosi, meno al grande pubblico - sottraendole a un anonimato ingiusto e ingiustificato. Infatti, nonostante il trasferimento nella capitale, il pittore torna spesso a Messina ed in Sicilia, dove intrattiene solidi rapporti con le élite culturali, intellettuali e politiche dell’isola. Ne sono testimoni la presenza costante sulle pagine dei quotidiani messinesi del tempo e la vivace corrispondenza epistolare.
Ma non distogliamo lo sguardo dal nostro Cola di Rienzo. La foto diffusa dalla Casa d’aste ci restituisce una scena dai colori caldi, attraversata dai raggi del sole che illuminano, come su un palco d’opera, il protagonista che arringa la folla, quel Cola di Rienzo, il tribuno visionario vissuto nel Medioevo, diventato, durante il Risorgimento, emblema di un’Italia unita e libera dal potere temporale dei papi e simbolo della lotta contro la tirannia in nome del governo repubblicano. Temi questi carissimi al Querci, dichiaratamente anticlericale.
Il pittore dà alla composizione un ampio respiro storico che si concretizza nella scrupolosa ricostruzione dello sfondo monumentale - quasi ‘fotograficamente’ ripreso dal vero - e nella solennità teatrale accordata alla folla, colta nella varietà dei ritratti, nei motivi di vita quotidiana, negli episodi di costume. L'occhio trascorre, così, dalla donna con il cesto dei panni alla piccola fioraia, dal gruppo di persone distratte ai cavalieri attenti, dal giovane azzimato in primo piano al vecchio stanco, dal bimbo annoiato che tira il babbo per andare a giocare a quello che, in braccio alla mamma, dorme sonni tranquilli. Ne risulta una vena descrittiva proiettata verso una pittura di cronaca e di costume, tanto gradita alla committenza straniera.
Ciò non fu sufficiente, allora, ad attirare acquirenti e per parecchi anni il dipinto rimase invenduto, «perché - scrisse di suo pugno l'autore - non vi sono avvenenze da casino!». Eppure, l’opera, meglio nota come L'arringa del tribuno, era stata selezionata dalla Commissione artistica di Roma per partecipare all'Esposizione Universale di Vienna del 1873, dove era stata valutata 8000 lire e premiata con la Medaglia d'oro. Ma in Italia non si vendeva! E ancora nel 1882 era in possesso dell’artista che la espone anche a Messina. Poi non se ne sa più nulla. Negli anni ’90 del secolo scorso sappiamo che era a Hannover, proprietà di un tal signor Braunn. E adesso quale sarà la sua destinazione? Chissà…