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Alle Gole di Tiberio, lo straordinario canyon del fiume Pollina

All’interno del Parco delle Madonie, le gole, situate a 10 chilometri dalla foce, sono un paradiso naturale di biodiversità. Nei pressi anche un’area trezzata per il relax

Di Testo e foto di Giovanni Musumeci

Il fiume Pollina ed i suoi affluenti nel loro percorso verso il mar Tirreno segnano i confini tra la catena dei Nebrodi ed i monti delle Madonie. Di origine calcarea, è stata la prima terra emersa della Sicilia, nel Triassico (225 milioni). L’Assemblea Siciliana nel 1989, per preservare questo territorio di eccezionale e preistorica bellezza ha istituito un Parco Regionale. Pur rappresentando il 2% della superficie della Sicilia, compendia la più ricca bio e geodiversità del Mediterraneo centrale.
I rilievi attraversati dal fiume Pollina sono stati incisi nel corso di milioni di anni creando uno straordinario canyon: le Gole di Tiberio. Questo sito di grande interesse geomorfologico è entrato di diritto, supportato dall’Unesco, nell’European Geoparks Network. Le gole, che si trovano a 10 Km dalla foce tra i comuni di San Mauro Castelverde e Castelbuono, prendono il nome dalla contrada Tiberio, ex feudo della casata dei Ventimiglia. Nella cultura locale si tramanda che nella contrada fosse presente una villa romana dedicata all’imperatore romano Tiberio lungo una “via del grano” che collegava il mar Tirreno con il centro della Sicilia, l’antico granaio dell’impero.
Nel loro complesso le gole si sviluppano per circa 450 metri. La parte iniziale si presenta al visitatore imponente e punteggiata di grotte dove nidificano diverse specie di uccelli, il letto del fiume è percorribile a piedi. La parte centrale, lunga 250 metri e profonda 8 anche in estate, è quella più affascinante e suggestiva percorribile solo in gommone condotto da guide esperte del luogo. Le sue alte pareti si presentano levigate e tortuose.

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Gole di Tiberio
Nel punto più stretto della gola un incredibile ed enorme masso incastrato sulle alte pareti mette in comunicazione le due sponde. Questo punto ombròso del fiume, quando viene colpito dai raggi del sole si illumina con un gioco di luci stupefacente. La luce riflessa delle acque sulle pareti sembra danzare in modo fantastico e mutevole sollecitata dalle increspature del fiume. Misteriosi disegni elicoidali sulle pareti testimoniano resti fossili di gasteropodi datati 120 milioni, appartenenti al genere Nerinea, lontano progenitore delle lumache. Il tratto finale delle gole si apre su una deliziosa piscina naturale.
Come in molti luoghi remoti della Sicilia su queste gole si tramandano leggende, miti, misteri ed anche tristi realtà. La zona più stretta della gola è chiamata U Miricu (l’ombelico). Si favoleggia di un misterioso inghiottitoio sotterraneo dove “sparivano” animali ed uomini e che la gente del luogo evitava.
Fino alla fine dell’Ottocento la gola era il regno dei briganti. Questi sfuggivano alle forze dell’ordine attraverso il grande masso, nascondendosi in anfratti segreti o rifugiandosi in una misteriosa caverna dove, si dice, custodivano un’enorme ricchezza: a truatura.

Sopra la piscina naturale del fiume si trova l’area attrezzata di La Rocca. Fornita di tavoli, barbecue, servizi igienici e spogliatoi, è il luogo ideale di relax per chi, dopo l’escursione, ama assaporare la natura e stare lontano dal turismo di massa. Per raggiungere le gole con l’auto si percorre l’A20 Palermo-Messina, si esce a Castelbuono-Pollina per procedere sulla SS 113 direzione Messina. Al bivio SS113 – SP52 si devia per San Mauro Castelverde. Dopo 8 Km imboccare a destra (bivio Borrello) la SP 60 per 1,5 chilometri fino al bivio Tiberio, si continua per 800 metri fino al parcheggio auto. Si prende a piedi il sentiero pedonale (oppure il bus navetta) e si arriva.

gimeci@hotmail.it

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