La storia
Le 255 saracinesche chiuse a Caltanissetta fanno saltare i nervi: «Chiediamo sicurezza, progetti legalità e fiscalità di vantaggio»
Commercianti scrivono a Mattarella denunciando povertà, fuga dei giovani e chiedono un piano professionale di rilancio urbano
Poco più di due settimane fa in questa pagina di cronaca cittadina avevamo ospitato l’appello di un commerciante del centro storico di Caltanissetta, Cosimo Lorina, che si rivolgeva all’amministrazione comunale invocando interventi concreti per rilanciare l’economia in quella parte sempre più desertificata della città. In particolare chiedeva agli amministratori di affidarsi a specialisti e manager esterni per un piano di rilancio commerciale e un serio progetto di rigenerazione urbana.
Lo stesso Cosimo Lorina, insieme con Giacomo Tuccio e Silvana Turiano, ieri hanno firmato una lettera che ha come primo destinatario addirittura il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (definito il «faro della nostra Democrazia e il garante dei valori costituzionali») ed è rivolta anche a tutti i rappresentanti politici nazionali e regionali eletti nel territorio nisseno, evidenziando la grave crisi economica, culturale e demografica della città.
«Vi scriviamo da Caltanissetta - si legge nella missiva - una città che ormai abita le cronache nazionali quasi esclusivamente per i record negativi di vivibilità. Dietro le fredde statistiche, però, batte il cuore di una comunità che sta scivolando verso una depressione civile senza ritorno.
I dati sono impietosi: circa 10.000 persone (secondo i report basati su dati Inps e Istat) vivono sotto la soglia di povertà assoluta e oltre il 40% delle famiglie nissene percepisce un reddito inferiore ai 10.000 euro annui. Negli ultimi sette anni, circa 5.000 giovani hanno abbandonato questa terra. Non siamo vittime del destino, ma di un’attesa infinita che ci ha prosciugato l’anima.
Siamo un popolo stanco, seduto sulle macerie di un centro storico che non sentiamo più nostro, mentre chi amministra gode di privilegi blindati, parlando di “futuro” da uffici climatizzati che ignorano il degrado, l’odore del guano e, soprattutto, l’abbandono delle nostre strade.
«Mentre nei palazzi del potere, a Roma come a Palermo, si discute di strategie a lungo termine e algoritmi del PNRR, Caltanissetta muore di burocrazia e indifferenza - prosegue la lettera -. La nostra non è pigrizia: è il peso di vedere i nostri figli fare le valigie perché qui il tempo sembra un cerchio che non si chiude mai. Si parla da anni di università e uffici in centro, ma sono solo parole spese per nutrire carriere politiche.
Nel frattempo, il commerciante rimasto solo a difendere la propria vetrina viene schiacciato da Imu e Tari, tasse che sembrano un’imposta sul coraggio, e da un’insicurezza che ha trasformato il centro in una «zona franca» per chi non rispetta né le leggi, né la convivenza civile.»
La cruda analisi va oltre: «Il nostro centro storico è diventato un «non-luogo», con 255 saracinesche abbassate solo tra i due corsi principali e il mercato storico, appartamenti distrutti e strade deserte. Chiediamo interventi immediati guidati da persone competenti che abbiano una visione di città. Chiediamo sicurezza, legalità reale, fiscalità di vantaggio e una progettualità seria. Caltanissetta non vuole morire aspettando una videochiamata dei propri cari dal resto del mondo».
