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Il racconto

Profeti in prima serata: perché le visioni di Baba Vanga e Nostradamus (ri)accendono le paure dopo la cattura di Maduro (spoiler: è solo superstizione)

Un’ondata di predizioni, vecchie e nuove, travolge il dibattito internazionale mentre Caracas fa i conti con un’operazione militare senza precedenti e il potere scivola, tra blackout e decreti, nelle mani dell’interim. Che cosa hanno davvero scritto i “veggenti”? E cosa dicono le fonti verificate?

Redazione La Sicilia

04 Gennaio 2026, 16:54

Profeti in prima serata: perché le visioni di Baba Vanga e Nostradamus (ri)accendono le paure dopo la cattura di Maduro

Dopo l'attacco Usa al Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro sui social hanno ricominciato a circolare, con nuova forza, le presunte profezie di Baba Vanga e le quartine di Nostradamus. Ma cosa è documentato e cosa, invece, è costruito a posteriori?

Questo articolo mette in fila i fatti accertati sull’operazione in Venezuela, chiarisce che cosa dicono davvero i testi storici di Nostradamus, e che cosa sappiamo – e non sappiamo – delle frasi attribuite a Baba Vanga. Con una regola d’oro: separare il verificabile dal suggestivo.

I fatti: la cattura di Maduro, il “controllo temporaneo” e la presidenza ad interim

Nella notte tra il 3 e il 4 gennaio 2026 forze statunitensi hanno condotto un raid che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e al suo trasferimento negli Stati Uniti. In conferenza stampa, il presidente Donald Trump ha dichiarato che Washington “gestirà temporaneamente il Venezuela per garantire una transizione sicura”, citando il coinvolgimento di grandi compagnie petrolifere americane nella ricostruzione delle infrastrutture. La legittimità internazionale dell’operazione e le modalità di un’eventuale amministrazione “sul campo” restano oggetto di contestazione e interrogativi.

Poche ore dopo, la Camera Costituzionale della Corte Suprema venezuelana ha ordinato a Delcy Rodríguez di assumere i poteri presidenziali “per garantire la continuità amministrativa” vista l’assenza forzata del capo dello Stato. Si tratta, allo stesso tempo, di un atto di gestione della crisi e di un messaggio politico interno, mentre il governo denuncia un “sequestro” del presidente.

Il quadro, già eccezionale sul piano giuridico e diplomatico, ha riaperto letture storiche su precedenti rarissimi – dal caso Noriega (1989) – e messo in allerta attori regionali e globali, con reazioni divise tra condanne e sostegni. Anche per questo, il vuoto di certezze diventa terreno fertile per i “racconti profetici”: quando la realtà brucia, la tentazione di leggerla in retrospettiva come “già scritta” è fortissima.

Baba Vanga: fama planetaria, documentazione fragile

Da anni, ogni svolta geopolitica porta con sé l’eco della “Nostradamus dei Balcani”, la veggente bulgara Baba Vanga (1911-1996). In queste ore sono riemerse liste di “profezie per il 2026” che parlano di una possibile Terza guerra mondiale, di svolte sull’Intelligenza artificiale e perfino di contatto con civiltà extraterrestri. Ma che cosa è verificabile?

Il punto fermo, ribadito dai fact-checker di Snopes e da fonti enciclopediche, è che di Baba Vanga non esiste un corpus scritto e certificato: molte frasi le sono state attribuite postume, spesso riformulate o amplificate dai media. Non ci sono manoscritti originali a cui tornare per controllare i testi, e questo rende impossibile distinguere il suo vero pensiero dalle proiezioni contemporanee.

Diverse testate hanno rilanciato, negli ultimi mesi, la tesi secondo cui Baba Vanga avrebbe “previsto” un conflitto globale nel 2026. Sono ricostruzioni che attingono a catene di citazioni secondarie (blog, magazine generalisti, siti d’intrattenimento) e che, in assenza di fonti primarie, vanno trattate con grande cautela.ù

In sostanza: la “popolarità profetica” di Baba Vanga è un fenomeno mediatico che vive di attribuzioni retrospettive e vaghezze suggestive. La letteratura accademica sul tema parla esplicitamente di un dispositivo “post-verità” che usa il suo nome per costruire narrazioni funzionali al presente, dall’Europa orientale allo spazio russofono.

Il consiglio per il lettore è pratico: quando leggete un elenco di “profezie di Vanga”, cercate sempre il rimando a un testo originale. Se non c’è, o se si tratta di un rimbalzo social, la prudenza non è diffidenza: è metodo.

Nostradamus: che cosa c’è scritto davvero nelle quartine

Diverso il caso di Michel de Nostredame, alias Nostradamus (1503-1566): qui un testo c’è, e lo si può leggere nelle edizioni storiche delle sue “Centurie”, una raccolta di quartine in versi, pubblicate a partire dal 1555. Ma servono due chiavi per non smarrirsi: le quartine non hanno datazione esplicita per anni specifici; il linguaggio è volutamente oscuro, ibridato da francese antico, latinismi e anagrammi, una scrittura nata per alludere più che per dire. La combinazione rende le quartine esposte a infinite riletture. Eppure, alcuni passaggi sono al centro del dibattito riacceso dopo Caracas. Vediamoli, con i testi alla mano.

“Sette mesi grande guerra, gente morta per maleficio”. La formula appare nella quartina che conclude la “Centuria IV” (C.IV, Q.100): “Dal fuoco celeste sull’edificio reale / quando la luce di Marte verrà meno, / sette mesi grande guerra, gente morta per maleficio, / Rouen, Évreux, il Re non mancherà.” È uno dei versi più citati da chi parla di un conflitto breve e devastante. Ma il testo non fornisce un anno, né un contesto contemporaneo: sono i lettori moderni ad appiccicarvi, di volta in volta, la cronaca del momento.

“Il grande uomo sarà colpito in pieno giorno da un fulmine…”. La quartina (C.I, Q.26) è una delle più note: “Il gran uomo sarà colpito in pieno giorno da un fulmine; / misfatto predetto dal portatore di petizione; / secondo la predizione, un altro cadrà di notte; / conflitto a Reims, Londra, e pestilenza in Toscana.” Negli anni, questa immagine è stata legata a figure politiche uccise, a incidenti, persino a golpe “fulminei”. Ma, di nuovo, è l’interpretazione a costruire il ponte col presente.

“Sciami d’api” e “sette navi”. Le “api” compaiono in un’altra quartina spesso richiamata oggi, la C.IV, Q.26: “Il gran sciame d’api si solleverà… di notte l’imboscata… la città tradita da cinque ‘lingue’.” Qui i commentatori moderni hanno visto simboli di reti clandestine, movimenti paramilitari o attacchi pianificati. Nella stessa vena, la C.VII, Q.26 evoca “fuste e galee intorno a sette navi: una guerra mortale sarà sciolta…”. Sono immagini navali che taluni legano a crisi marittime contemporanee, dal Mediterraneo all’Indo-Pacifico. Ma sono, appunto, legami costruiti a posteriori.

Le quartine non sono “indici annuali”: collegare il numero 26 (della quartina) all’anno 2026 è una trovata numerologica moderna, non un criterio interno all’opera; le migliori edizioni e raccolte testuali – come Wikisource – consentono di leggere i versi senza sovrastrutture, per poi confrontare liberamente le interpretazioni; gli studi critici, da James Randi in poi, ricordano che la forza di Nostradamus sta nell’ambiguità poetica: le sue visioni si adattano a quasi ogni stagione di incertezza.

Perché le “profezie” tornano sempre nei giorni del caos

C’è un motivo sociologico – più che occulto – per cui, dopo un’operazione come quella in Venezuela, riemergono profezie e visioni di sventura.

Le ricerche sul fenomeno mostrano che le grandi crisi alimentano la ricerca di cornici narrative totali: la sensazione di vivere un “punto di non ritorno” spinge a leggere il presente come parte di una trama già scritta. Questa dinamica si nutre di retrofit, o meglio di “postdizioni”: a evento accaduto, si cerca (e si trova) un testo oscuro che “lo aveva annunciato”.

Nel caso di Baba Vanga, l’assenza di testi certificati amplifica la creatività di chi costruisce liste di previsioni “anno per anno”. Lo evidenziano in modo netto i fact-checker: quando non c’è un originale da consultare, la profezia diventa un meme.

Nel caso di Nostradamus, l’esistenza di un corpus autentico non basta a frenare le forzature: le quartine, volutamente polisemiche, permettono infinite applicazioni. Il risultato è un paradosso: quanto più sono vaghe, tanto più sembrano “esatte” a posteriori.

Cosa ci dicono queste letture sul 2026: rischi reali, miti pericolosi

Il 2026 è iniziato con un’azione militare che avrà conseguenze regionali e globali. In parallelo, crescono tensioni già accese in altri scacchieri. È comprensibile che l’immaginario collettivo cerchi scorciatoie interpretative. Ma il giornalismo, oggi più che mai, deve tenere fermi tre criteri.

Primo: i fatti verificati. Sulla crisi venezuelana, ciò che sappiamo con certezza è quanto riportato da fonti autorevoli e trasparenti: cattura di Maduro, dichiarazioni della Casa Bianca, decisione della Corte Suprema di nominare Delcy Rodríguez presidente ad interim, trasferimento dell’imputato negli USA per le accuse di narcoterrorismo. Tutto il resto – ipotesi di “amministrazione temporanea”, reazioni internazionali, ruolo delle compagnie petrolifere – va seguito con cronache aggiornate e attenzione al diritto internazionale.

Secondo: i testi, non i titoli. Le quartine di Nostradamus citate – “sette mesi grande guerra”, “fulmine contro il ‘gran uomo’”, “sciame di api”, “sette navi” – esistono davvero, ma non contengono date, né menzionano il Venezuela, né parlano di Maduro o di una Terza guerra mondiale nel 2026. Il salto lo compiono gli interpreti. Leggere i versi in edizione affidabile aiuta a vaccinarsi dalle semplificazioni.

Terzo: il contesto. La storia recente è piena di ondate in cui le “profezie” vengono riarrangiate per spiegare l’evento del giorno – dall’11 settembre alle crisi economiche – e di cicliche smentite. La lezione è chiara: i “racconti totali” sono potenti, ma non per questo veri.