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lo scontro

“Caltanissetta, sanità al bivio”: l’Asp risponde alla Cgil tra accuse, numeri e nuove mosse per gli ospedali

Reparti in affanno, contrattazioni saltate e annunci di assunzioni: dentro lo scontro che racconta lo stato reale della sanità nissena

Laura Mendola

09 Gennaio 2026, 16:23

Ospedale Sant'Elia di Caltanissetta

Sant'Elia

All’ingresso del Pronto soccorso del “Sant’Elia” il monitor con i codici d’attesa scorre senza sosta. Una notte d’inverno qualunque, a Caltanissetta, mentre si accende l’ennesimo confronto pubblico: da un lato la Cgil che denuncia “carenze gravi e persistenti” di medici; dall’altro l’Asp nissena che replica con toni duri e rivendica concorsi e riorganizzazioni già in corso. Nel mezzo, i numeri che dicono quanto il problema non sia locale, ma parte di una crisi nazionale dei Pronto soccorso, con allarmi che arrivano dalle società scientifiche e dallo stesso Assessorato regionale alla Salute.

Che cosa è successo: la denuncia dei sindacati e la risposta dell’Asp

Il 08 gennaio 2026, la FP Cgil e la Cgil di Caltanissetta mettono nero su bianco la loro fotografia della rete ospedaliera provinciale: reparti “strategici e vitali” in sofferenza a Caltanissetta, Gela e Mussomeli; turni prolungati; interim a catena; straordinari e rischio clinico in crescita. Nel mirino finiscono, in particolare, il Pronto soccorso, le Malattie infettive, l’Ematologia e la Pneumologia al “Sant’Elia”; a Gela le criticità riguarderebbero Pronto soccorso, Chirurgia, Urologia e Malattie infettive senza dimenticare la Rianimazione; a Mussomeli si segnalano problemi in Medicina interna, Chirurgia e Cardiologia. I sindacati contestano anche il “mancato rispetto delle relazioni sindacali”, ricordando l’annullamento unilaterale di un incontro calendarizzato per il 22 dicembre e chiedono “assunzioni strutturali” e un cronoprogramma certo.

Il giorno dopo arriva una replica molto netta sui canali dell’Asp: si parla di “attacchi senza capo né coda”, si invita il sindacato a smetterla con “pretesti”, si rivendicano precedenti giudiziari favorevoli all’Azienda e si ricorda che la Cgil non farebbe più parte della delegazione trattante in azienda. Tono muscolare, inedito nei comunicati sanitari, che amplifica l’eco di uno scontro non solo tecnico, ma anche politico e reputazionale. Va sottolineato: molte delle affermazioni contenute nella replica sono dichiarazioni dell’ente. E come spesso avviene in questi casi da via Cusmano dicono che tutto va bene. Tra le mani del manager la tabella degli obiettivi che dice di aver raggiunto. E poco importa se la migrazione dei pazienti è una costante, se per una visita specialistica bisogna aspettare oltre 365 giorni e se l'ascensore del presidio ospedaliero è rotto e i pazienti oncologici sono costretti a salire fino al quarto piano a piedi.

Chi guida oggi l’Asp nissena e quali misure rivendica

A firmare diversi atti di riorganizzazione e reclutamento è il direttore generale dell’Asp di Caltanissetta, Salvatore Lucio Ficarra. Il manager, in carica dal 2024, ha scandito nel 2025 una serie di procedure: selezioni per direzioni di Uoc, bandi per nuove assunzioni e un piano di stabilizzazioni su alcune figure. A giugno ha spiegato che si è lavorato su 150 stabilizzazioni di infermieri e su un bacino di 200 Oss (Operatori socio-sanitari) in fase di qualifica, con l’obiettivo di irrobustire gli organici; sul finire dell’anno ha annunciato anche conferimenti di incarichi per potenziare Pronto soccorso e Medicina penitenziaria. Non tutto procede senza frizioni: nel 2024 la stessa direzione aveva difeso una revoca in autotutela di graduatorie “ex Covid” a fronte di ricorsi, vicenda passata al vaglio del Tar. Ma ci sono anche bandi rimasti nel limbo. Presentazione di istanze, l'attesa e mai una risposta. Anzi neanche la commissione dopo anni è stata nominata.

Sul fronte medico, un tassello rilevante è il concorso bandito per 72 dirigenti medici (delibera n. 1112 del 9 luglio 2025), con domande aperte fino al 2 ottobre 2025: procedura che il management indica come leva centrale per colmare i vuoti più urgenti. E qualche assunzione è in corso.

Dove stringe la scarpa: reparti, accessi e triage avanzato

La pressione sugli accessi in emergenza-urgenza è il primo campo di prova. Al “Sant’Elia” è stato annunciato, a maggio, l’avvio del triage avanzato “entro luglio” in locali ristrutturati. Il modello, spiegano i dirigenti sanitari, abilita protocolli precoci in triage per i casi a rischio — per esempio, elettrocardiogramma e monitoraggio nei sospetti di dolore toracico — riducendo il tempo di trattamento per i pazienti più fragili e migliorando la sicurezza clinica. Un upgrade organizzativo che presuppone però personale formato e sufficiente per reggere i picchi.

In parallelo, tra dicembre 2025 e le settimane successive, l’Asp ha conferito incarichi mirati: un medico libero professionista, il dott. Gianluca Albanese, destinato al Pronto soccorso del “Sant’Elia”, e la dott.ssa Cristina Leone per la Medicina penitenziaria di San Cataldo, con la previsione — prevista per legge — di trasformazione a tempo indeterminato al conseguimento dell’attestato specifico in Medicina generale. Nel pacchetto rientrano anche atti legati all’attivazione di Centri di Prima Accoglienza e di una Unità mobile per interventi su dipendenze, in attuazione di decreti assessoriali del 2025.

Mussomeli, il presidio “Maria Immacolata Longo” tra revisioni e rassicurazioni

Il tema degli organici si intreccia con quello della rete ospedaliera. A Mussomeli, comunità vigilissima sul futuro del presidio “Maria Immacolata Longo”, nell’estate 2025 la politica locale ha rivendicato una vittoria: nella proposta di revisione della rete ospedaliera, il nosocomio mantiene e riorganizza posti letto e servizi, con l’annuncio dell’attivazione — o potenziamento — di reparti come Chirurgia, Medicina, Ortopedia, Pediatria, Lungodegenza e servizi di Cardiologia e Oncologia, oltre a Radiologia e Dialisi. Resta, sullo sfondo, la necessità che le dotazioni di personale seguano davvero la nuova configurazione per tradurre le previsioni in attività reale.

Il contesto che non si può ignorare: l’Italia senza medici d’urgenza

Nel mosaico nisseno pesano fattori strutturali nazionali. Secondo la Simeu (Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza), nei Pronto soccorso italiani mancano “non meno di 3.500 medici”, con una scopertura media del 38% degli organici. La carenza sale oltre il 43% nei Dea I livello e supera il 55% nelle strutture più piccole di Pronto soccorso. In termini geografici, il gap è pari al 36% al Nord e non inferiore al 42% nel resto d’Italia, con punte più alte nelle aree periferiche: un dato che tocca in pieno il meridione e le zone interne, dunque anche il nisseno.

Il fronte territoriale non è più roseo: sul versante dei medici di famiglia, stime rese pubbliche nel 2025 da associazioni professionali e reti del settore indicano carenze superiori a 4.000 unità, con prospettive di oltre 11.400 pensionamenti entro il 2026. Un trend che mette in crisi la “porta di ingresso” al sistema e che, inevitabilmente, si riflette sugli accessi impropri in ospedale e in Pronto soccorso.

In Sicilia, il quadro dell’emergenza-urgenza è stato definito “di grande difficoltà” dalla stessa assessora regionale alla Salute Daniela Faraoni nell’agosto 2025, con riferimento anche agli equipaggi del 118 spesso depotenziati per mancanza di personale. La Regione ha avviato una riorganizzazione complessiva dei servizi; tuttavia, l’implementazione richiede mesi e l’attrattività delle sedi periferiche resta un nodo ancora irrisolto.

Relazioni sindacali: perché contano tanto in un’azienda sanitaria

Lo scontro pubblico tra Asp e Cgil non è una disputa formale. In una realtà dove il fattore umano è la risorsa critica, la qualità delle relazioni industriali incide direttamente su turni, incentivi, straordinari, mobilità interna, stabilizzazioni e percorsi di carriera. La denuncia dei sindacati sulla “revoca di un incontro già calendarizzato” tocca il nervo della fiducia: senza un tavolo stabile, le riorganizzazioni rischiano di essere percepite come unilaterali; senza una comunicazione trasparente, i numeri delle assunzioni non sedimentano come rassicurazione reale. L’Asp ribatte rivendicando che “il metodo delle forzature” non paga e che i risultati — dai bandi per 72 medici al triage avanzato — parlano da soli. In prospettiva, è credibile che la partita si sposti su due binari: il contenzioso giudiziario eventualmente evocato dalle parti e il negoziato operativo su dove e come allocare i professionisti che arriveranno dai concorsi.