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L'iniziativa

Sant’Egidio: a Catania il pranzo tra anziani in amicizia contro la solitudine

Le storie di chi ieri ha partecipato alla tradizionale iniziativa con ospiti il presidente Schifani e monsignor Paglia

Leandro Perrotta

10 Gennaio 2026, 09:51

Sant’Egidio: a Catania il pranzo tra anziani in amicizia contro la solitudine

«Sono venuta sola in autobus da Picanello. Ma di nascosto dai miei figli». A parlare è una signora 80enne che ieri, ospite del pranzo con gli anziani della Comunità di Sant’Egidio, ha condiviso durante il pasto tanti aneddoti della sua vita. Con una raccomandazione: «Non fatemi foto, se lo scoprono poi mi fanno la ramanzina». Scherza la signora Laura, anche perché al pranzo ci sono due ospiti d’eccezione: il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, e l’arcivescovo Vincenzo Paglia, uno dei fondatori di Sant’Egidio.

Laura definisce questa giornata passata in compagnia come «una gioia, non posso certo stare sempre a casa. Quindi ogni tanto scappo via». Una gioia che vale la fatica di passare «40 minuti circa sul bus» e «fare la strada a piedi con il bastone». Sì ho un problema con una vertebra. Me lo dice mio nipote di stare attenta, lui è entrato a Medicina ora, è un ragazzo per bene, ha avuto questa fortuna». «Non è fortuna signora, suo nipote ha studiato tanto, quest’anno era ancora più difficile», risponde Nadia, 69 anni. Lei è qui «per aiutare, mi piace molto questo ambiente di Sant’Egidio». Angelo invece ha 80 anni, abita a poca distanza «agli Angeli Custodi, in via Gramignani». Ha un tremore evidente, «è per il morbo di Parkinson», dice, e quei 500 metri che lo separano dalla sede della Comunità, in via Castello Ursino, nell’ex monastero di Santa Chiara, sono una sfida. «Ma ne vale la pena. Io ho la fortuna di abitare vicino a mia figlia, ma sono vedovo, e loro sono tanto impegnati, poter venire qui è una fortuna».

Quella del «pranzo con gli anziani» è del resto una tradizione che si ripete ogni settimana a Sant’Egidio che, come spiega il portavoce Emiliano Abramo, «segue 600 anziani» ormai fin dalla Pandemia da Covid. Quel periodo in cui tanti restavano soli a casa è stato illuminante, abbiamo scoperto un mondo nuovo da tutelare. Un concetto ribadito da monsignor Paglia, che esorta «gli anziani, i vecchietti come me che ho 80 anni» a non fermarsi, a non considerare la terza età un problema. «Mi rivolgo a tutti i miei coetanei: essere anziani è bello. Noi “vecchi” abbiamo una responsabilità, scordatevi di stare in pensione. Oggi ci sono 23mila ultracentenari in Italia, e viviamo più a lungo perché abbiamo un compito. Che non è solo quello di essere nonni, emozione grandissima. Abbiamo un compito enorme verso i giovani noi che abbiamo visto i danni della guerra in questo mondo che si riarma. Dobbiamo parlare di più».

Un pensiero espresso proprio con il presidente Schifani accanto, più giovane - 75 anni - ma che ha mandato un messaggio chiaro su un progetto di legge su cui Paglia si è speso per anni, ovvero la legge per gli anziani che ha come primo obiettivo evitare l’istituzionalizzazione. «Guardiamo con favore alla norma, me ne occuperò subito anche su impulso dell’onorevole Nicola D’Agostino, che in Sicilia è primo firmatario della norma».

Ma a Sant’Egidio la terza età «attiva e sociale» è già realtà. L’esempio perfetto è Mimma (nella foto sopra con Schifani), che di anni ne ha 88. «Ho fatto la sarta per più di 50 anni per lavoro, ora sono 15 anni che mi impegno a insegnare questo mestiere qui a Sant’Egidio, ma anche da Gammazita al castello Ursino e anche nell’ex cinema Midulla. Io sto tra i giovani che fanno giocoleria. Ed è bellissimo, e lo faccio con il sorriso».