il racconto
Ad Erice una scintilla accende la baita del Cai: Sentiero Italia, montagnaterapia e cura del paesaggio
I sentieri del turismo lento, la cura per pazienti oncologici, educazione ambientale, prevenzione degli incendi e proposte per nomadi digitali
"Una scintilla di attenzione grazie alla passione escursionistica". Un colpo di fulmine che, ad Erice, in cima ai 700 metri della montagna, ha dato anima e vita ad una passione per la salvaguardia dell'ambiente, la valorizzazione di una tradizione montana in chiave moderna. C'è una baita che ad Erice reca l'insegna del Cai (Club Alpino Italiano). Erice è tappa del "Sentiero Italia Cai", un unico sentiero, quello del cosiddetto "turismo lento", che collega tutte le 20 regioni italiane, 7600 chilometri e 510 tappe.

Vincenzo Fazio è il referente della sezione Cai di Erice, 250 soci, ognuno ha volontariamente messo le proprie professionalità a servire un impegno, "il vivere - spiega Fazio - seguendo le buone prassi e pratiche nella cura delle terre alte e degli ambienti montani". È lui che alcuni anni addietro ha avuto questa scintilla. Appassionato del trekking per i sentieri ericini con un pugno di amici. "Abbiamo notato un manufatto abbandonato, ci siamo informati, è una proprietà comunale che ci è stata assegnata ed è nata così la baita del Cai di Erice". Una struttura che adesso funziona da centro di accoglienza, formazione, con una piccola foresteria. Entri e ti imbatti un presepe artistico di rara bellezza, unisce Betlemme al borgo di Erice realizzato dalla famiglia Rodolico. Poi c'è la cura dei dettagli, merito di Roberta Zaccarini. In baita l'ultimo traguardo è stato l'avvio della montagnaterapia, un percorso, condotto con l'Asp, che accompagna i malati oncologici. "Viene organizzata almeno una escursione al mese - spiega ancora Enzo Fazio - se ne occupa l'oncologo Zerilli, vi partecipano 12 pazienti, la montagna vissuta come una metafora, in marcia per conquistare la vetta e vincere sul male".

Erice, la prima sezione del Cai in Sicilia e in provincia di Trapani? "In verità non è così - risponde Fazio - intanto in Sicilia esistono 14 sezioni, Erice la più giovane, ci sono Acireale, Belpasso, Bronte, Catania, Cefalù, Giarre, Linguaglossa, Petralia Sottana, Novara, Messina, Palermo, Polizzi Generisa, Ragusa, Siracusa e poi le sottosezioni di Randazzo, Taormina, Castellammare, Sant'Angelo Muxaro, Castelbuono, Santa Elisabetta, Santo Stefano Quisquina, Caccamo, ma semmai Trapani mantiene un dato storico, un nostro socio, il giornalista Mario Torrente, attento ricercatore, ha trovato un precedente, era il 1899 e a Trapani c'era già il Cai, ad occhio e croce una delle prime in Sicilia prima di Catania e Palermo che risalgono al 1875 e 1877".
Affacciarsi dalla baita significa essere conquistati in un attimo dal paesaggio di montagne che sovrastano l'agro ericino: dirimpetto ci sono i monti Sparagio (il più alto con i suoi 1100 metri), Inici, Cofano, Monaco, Pispisia, Barbaro, ci sono i confini della riserva dello Zingaro. Una missione vera e propria. "Creare e sviluppare la conoscenza del territorio, delle risorse ambientali, della biodiversità" - con queste parole Fazio traduce l'impegno - "In baita facciamo quello che purtroppo nelle scuole ancora oggi non si fa, studiare l'ambiente. Ha mai sentito parlare di outdoor education? L'ambiente esterno che diventa un'aula, è uno dei buoni esempi che è arrivato a noi dall'Europa, la UE ne riconosce importanza, ad Erice è attività continua con tanti studenti".

Punto dolente. Una montagna né riserva naturale né un parco protetto. Qui ci sono la storia e l'ambiente. Esempi? Le 900 metri di mura ciclopiche costruite mentre 753 a.C. costruivano Roma. La storia a portata di mano, i sentieri che sfiorano queste alte costruzioni. E però poi si devono fare i conti con una terra violentata per decenni dai roghi, fette di bosco incenerite. Ma è la stessa montagna che reagisce, ti guardi attorno e vedi il verde che rinasce. "Questa è una montagna che merita di diventare una riserva protetta - afferma Fazio - ma questo non accade perché c'è l'erronea convinzione che istituire una riserva significa ingessare un territorio, una riserva significa garantire percorsi utili per lo sviluppo economico. Siamo spesso abituati a parlare di tutela della proprietà privata mentre di quella pubblica non se ne percepisce il valore".

Dobbiamo davvero invidiare le Alpi? "No esattamente il contrario, c'è chi vive nelle Alpi che ha invidia per noi. Ad Erice si viene per una sorta di gran tour in mezzo alla biodiversità, tra luci e paesaggi, per vivere il turismo esperienziale, con l'immergersi nella cultura locale e poi... si può scendere a mare e fare un tuffo nelle acque cristalline. Chi va in giro per le Alpi questo non lo potrà mai fare".

Il referente Cai di Erice ha infine una proposta per far tornare a vivere, nel rispetto delle regole della montagna, l'antico borgo ericino, sempre più povero di residenti. "Offrire Erice quale rifugio perfetto per i nomadi digitali, professionisti da ogni parte del mondo che possono venire qui e lavorare da smart working, basta poco, allestire una ottima fibra internet, offrire locali per il ritrovo del dopo lavoro". E a proposito di idee il Cai di Erice è tra i protagonisti, assieme al Centro di cultura scientifica "Ettore Majorana", la struttura fondata qui dal fisico Antonino Zichichi, di un progetto per tutelare la montagna dagli incendi. "C'è un nostro socio che lavora e giornalmente ha uno scambio di mail con studiosi ed esperti di tutto il mondo che grazie anche al Cai si ritrovano a lavorare assieme... per Erice".