13 gennaio 2026 - Aggiornato alle 12 gennaio 2026 23:41
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“Scudo Italia”, l’app bolognese che ha scalato le classifiche: perché oggi lo stop alle telefonate spam è (finalmente) più vicino

Dalle finte chiamate “02” che arrivano da oltreconfine al nuovo “scudo” anti‑spoofing: come un’app nata in casa, le regole dell’Agcom e qualche buona pratica possono ridare pace ai nostri telefoni

Redazione La Sicilia

12 Gennaio 2026, 19:06

“Scudo Italia”, l’app bolognese che ha scalato le classifiche: perché oggi lo stop alle telefonate spam è (finalmente) più vicino

È l’ora di pranzo, il telefono vibra: sul display compare un “+44”. Un secondo dopo, ecco un “02” che prova a richiamare. Stessa proposta, stesso copione: “opportunità” d’investimento, “offerte” luce e gas, assicurazioni che nessuno ha chiesto. Nel mezzo di questa giungla, un nome quasi artigianale, ma diventato un fenomeno nazionale in poche ore: Scudo Italia. L’app, sviluppata a Bologna da Ivan Perfetti, è balzata al primo posto tra le app a pagamento in Italia proprio perché fa una cosa semplice e radicale: blocca alla radice le chiamate sospette dall’estero, lasciando passare solo ciò che l’utente autorizza. Non servono cloud, non si caricano rubriche su server remoti, e la privacy resta in tasca, sul dispositivo. Un’intuizione nata per necessità personale, racconta lo stesso sviluppatore, e poi resa prodotto per “chi vuole solo tranquillità”. Un segnale potente: se un’app “di difesa” batte i giochi nelle classifiche, il problema è davvero diventato sistema.

Perché il fenomeno è esploso

Negli ultimi anni il telemarketing illegale ha cambiato pelle. Le vecchie raffiche da numeri italiani sono state sostituite da un’ondata di chiamate da prefissi esteri (+44, +355, +216, ecc.) o da numerazioni italiane “travestite” grazie allo spoofing, la manipolazione del numero chiamante per mascherare l’origine reale della chiamata. Secondo più analisi, la quota di chiamate fraudolente che sfruttano numeri fittizi ha toccato punte fino al 97%, e nel 2024 ogni cittadino italiano avrebbe ricevuto in media oltre una dozzina di chiamate indesiderate al mese. Non stupisce che il Registro pubblico delle opposizioni — pur fondamentale — non basti a frenare chi opera fuori dalle regole.

Anche i numeri “apparentemente” italiani, come i fissi con prefisso 02 o 06 o quelli che imitano gli schemi dei cellulari, sono spesso irraggiungibili in richiamata: segnali classici di numerazioni inesistenti pilotate da software. Gli operatori illegali operano da hub all’estero e aggirano i controlli, colpendo uno dei Paesi europei più bersagliati insieme a Francia e Spagna.

Lo “scudo” pubblico: cosa cambia con le nuove regole dell’Agcom

Nel 2025 l’Agcom ha approvato un nuovo regolamento anti‑spoofing che introduce un doppio filtro tecnologico, con due scadenze chiave: dal 19 agosto 2025 blocco delle chiamate provenienti dall’estero che usano numerazioni fisse italiane falsificate; dal 19 novembre 2025 estensione del blocco ai finti numeri mobili italiani, con un meccanismo che verifica il reale roaming per non colpire chi chiama legittimamente dall’estero con SIM italiana. È la prima barriera “di rete” su scala nazionale contro l’identità camuffata del chiamante.

I primi numeri sul campo sono significativi: a partire dal filtro sui cellulari (novembre 2025), gli operatori telefonici riportano il blocco di quasi 10 milioni di chiamate al giorno che simulavano un prefisso mobile italiano, senza rilevare impatti sistemici sulle chiamate legittime in roaming. Il giro di vite ha ridotto drasticamente, nell’immediato, il bombardamento da finti numeri nazionali.

La stretta si accompagna a un quadro sanzionatorio più incisivo: oggi Agcom e Mimit possono colpire con multe fino a 1 milione di euro l’inosservanza degli obblighi o le pratiche scorrette, un passaggio che fino a poco fa era di fatto appannaggio di Antitrust e Garante Privacy. L’obiettivo è interrompere il gioco di rimbalzi tra autorità e introdurre responsabilità chiare lungo tutta la filiera, dai gateway internazionali ai call center.

Il ruolo del Registro pubblico delle opposizioni: utile ma non risolutivo

Il Registro pubblico delle opposizioni, gestito dal Mimit con il supporto della Fondazione Ugo Bordoni, resta un presidio essenziale. L’iscrizione è gratuita e obbliga gli operatori regolari a depurare — ogni 15 giorni — le proprie liste dai numeri che non vogliono essere contattati. Ma il Registro protegge soprattutto dai soggetti che rispettano la legge; contro i pirati la sua forza è limitata. Restano in vigore le tariffe per la consultazione da parte degli operatori, prorogate anche per il 2026, e le modalità operative sono consultabili sul portale istituzionale.

Nonostante l’ampia diffusione dell’RPO — diverse stime parlano di decine di milioni di iscritti — le lamentele non si sono spente: secondo l’Unione Nazionale Consumatori, oltre il 60% degli iscritti continuava a ricevere chiamate indesiderate fino a metà 2025. Da qui le richieste di norme più dure (ad esempio una numerazione riconoscibile unica per i call center) e di indennizzi per chi viene disturbato nonostante l’opposizione.

Dove si colloca “Scudo Italia”

In questo scenario, Scudo Italia intercetta un bisogno immediato: azzerare la rumorosa “pioggia” di chiamate estere che ha preso a dilagare proprio mentre lo scudo pubblico chiudeva i rubinetti dei finti numeri italiani. L’app funziona con un modello offline e “zero trust”: blocca di default tutte le chiamate internazionali non presenti in rubrica, permette liste bianche per prefissi‑Paese selezionati e consente sempre il passaggio ai contatti salvati. Il telefono non squilla e l’utente riceve solo una notifica discreta del blocco. Non essendoci consultazione remota di database, i dati personali restano sul device. È una logica “a monte”, che ribalta l’onere della prova: prima si blocca, poi — se serve — si sblocca.

Questa scelta ha pro e contro. Tra i vantaggi la tutela della privacy (niente rubriche in cloud), l'efficacia immediata contro l’assalto dai prefissi esteri, lasemplicità di configurazione (whitelist per nazioni e contatti).

Tra i limiti fisiologici: il rischio di bloccare chiamate estere legittime se non si configurano le eccezioni; non intercetta gli spammer con prefissi italiani autentici (che però dal 2025 sono molto più difficili da far passare con lo scudo Agcom).

Quante chiamate vengono davvero bloccate oggi?

È ancora presto per un bilancio definitivo, ma i dati iniziali fanno pensare che la pressione sui “finti cellulari italiani” sia crollata: il blocco a livello di rete ha fermato quasi 10 milioni di tentativi al giorno dopo il 19 novembre 2025, mentre il primo filtro di agosto aveva già tagliato le “finte numerazioni fisse” che arrivavano dall’estero. La sensazione di “respiro” registrata da molti utenti è dunque supportata da numeri concreti. Resta però un flusso residuo di chiamate provenienti da prefissi esteri reali: qui entrano in gioco gli strumenti lato smartphone.

Telemarketing selvaggio: cosa aspettarsi nel 2026

Dopo l’attivazione dello scudo di rete, alcuni osservatori hanno segnalato una “migrazione” delle chiamate moleste verso prefissi stranieri autentici. È un adattamento prevedibile: quando una porta si chiude, gli operatori illegali cercano di rientrare dalla finestra. Di qui il valore aggiunto di strumenti che consentono di impostare regole locali stringenti su ciò che può far squillare il telefono.

Nel 2026 è attesa la piena stabilizzazione dei filtri e un consolidamento delle pratiche tra operatori, con l’Agcom che ha codificato regole tecniche e un Codice di condotta più stringente per il teleselling: divieto di spoofing del CLI, numerazioni identificabili e richiamabili, responsabilità lungo la filiera dei partner. Sono tutti tasselli pensati per restringere lo spazio d’azione degli irregolari e alzare il costo di chi prova ad aggirare le regole.