UNIVERSITÀ
Semestre filtro, il “trasloco” a Tirana: quando il sogno di Medicina si sposta oltre Adriatico
Duecentoventi ammessi a Medicina scoprono che la prima lezione è a 700 chilometri da casa, in un ateneo privato con retta da oltre novemila euro. Com’è successo, chi ha deciso, quali tutele esistono e cosa succede ora.
Una chat che vibra senza sosta, il cursore sul portale per l’immatricolazione fermo su una scelta inattesa, il conto mentale delle spese che corre più veloce della gioia: per 220 ragazzi entrati in graduatoria a Medicina il secondo semestre dell’anno accademico 2025-2026 inizia a Tirana, non in Italia. La sede? L’Università cattolica albanese “Nostra Signora del Buon Consiglio”, partner della romana Università di Roma Tor Vergata in un corso in “joint degree”. La retta? Poco meno di 10 mila euro l’anno, con possibilità di rateizzazione in tre tranche. Il tutto comunicato a ridosso della scadenza per l’immatricolazione: 14 gennaio 2026.
La notizia ha acceso polemiche, ansie e un’ondata di richieste di parere legale. Ma anche molte domande concrete: perché Tirana? Chi l’ha stabilito? Era scritto da qualche parte? E soprattutto: quali alternative hanno gli studenti? Proviamo a mettere in fila i fatti, spiegando come si è arrivati qui e cosa significa, nel pratico, frequentare Medicina in joint degree fra Roma e Albania.
Che cosa è successo: l’assegnazione a Tirana dopo il “semestre filtro”
La riforma dell’accesso a Medicina varata dal Ministero dell’Università e della Ricerca ha introdotto il cosiddetto semestre aperto (o semestre filtro): da settembre 2025 gli aspiranti medici hanno seguito tre insegnamenti comuni (Biologia, Chimica e propedeutica biochimica, Fisica), sostenendo esami nazionali in due appelli, 20 novembre e 10 dicembre 2025. Per entrare in graduatoria nazionale era necessario ottenere almeno 18/30 in ciascuna prova.
Il 12 gennaio 2026 sono state pubblicate le graduatorie nazionali, con l’assegnazione delle sedi in base al punteggio e alle preferenze espresse su Universitaly. Tra le opzioni indicate fin dall’estate compariva anche “Medicina Roma Tor Vergata (sede di Tirana)” in joint degree con l’ateneo cattolico albanese.
Per 220 idonei l’algoritmo di assegnazione ha incrociato punteggio e preferenze e ha attribuito la sede di Tirana. Molti ammettono di non aver compreso che quella voce corrispondesse a un corso con amministrazione straniera, retta da 9.650 euro e senza le agevolazioni contributive tipiche degli atenei statali italiani basate su ISEE.
La pagina ufficiale del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia di Tor Vergata dedicata al semestre filtro riportava la disponibilità di 220 posti a Tirana e i passaggi amministrativi aggiuntivi per chi avesse selezionato quella sede, rimandando alla documentazione dell’università partner, che precisa le rette applicate e le modalità di immatricolazione presso la sede albanese. In queste ore, da ambienti dell’ateneo romano filtra anche la conferma della possibilità di pagamento in tre rate per l’anno in corso.
Tirana non è una “succursale”: come funziona il joint degree
È un punto decisivo per capire l’impatto economico e organizzativo della scelta. Il percorso in joint degree tra Tor Vergata e l’Università cattolica NSBC non è un “canale” di un corso statale italiano all’estero, ma un programma integrato tra due atenei, con sede amministrativa a Tirana. Tradotto:
Le lezioni si tengono in italiano e il titolo finale è riconosciuto in Italia; ma l’amministrazione, la contribuzione studentesca e molte procedure fanno capo all’ateneo albanese.
La retta è quella prevista dall’Università NSBC: per Medicina, 9.650 euro l’anno. Non si applicano le fasce ISEE italiane; tuttavia l’università ha previsto la possibilità di rateizzare l’importo.
La sede è indicata in modo separato nelle preferenze e richiede passaggi aggiuntivi di iscrizione sulla piattaforma dell’ateneo albanese (con caricamento documenti e requisiti locali, fra cui il voto medio di scuola superiore secondo la normativa della Repubblica di Albania).
Questo spiega perché molte famiglie percepiscano l’assegnazione come un cambio di cornice sostanziale rispetto a una sede italiana statale: non solo si tratta di trasferirsi all’estero, con costi di vita e logistica, ma anche di accettare una contribuzione universitaria di ordine di grandezza diverso rispetto alle medie italiane.
Era tutto annunciato? Sì, ma la trasparenza non basta se il messaggio non è compreso
La domanda che aleggia è duplice: l’opzione Tirana era esplicitata? E il costo era indicato? Sì, formalmente:
Nei materiali di Tor Vergata la sede di Tirana era “evidenziata” con specifica sezione dedicata, istruzioni di doppia immatricolazione e link alle tabelle contributive dell’ateneo partner.
Nelle comunicazioni del MUR sul semestre aperto e sulle scelte sedi, era previsto che ogni studente indicasse almeno 10 preferenze di sede per l’accesso ai corsi, inclusi i percorsi in joint degree.
Nel passaggio dalla correttezza formale alla comprensione sostanziale, però, qualcosa si è inceppato. La struttura “Roma Tor Vergata – sede di Tirana” ha indotto più di uno studente a pensare a una semplice sede decentrata con contribuzione italiana, e non a un corso amministrato all’estero. Il risultato è l’effetto sorpresa al momento dell’assegnazione, amplificato dalla scadenza ravvicinata per confermare l’immatricolazione.
Perché Tirana? La leva dei posti in più e il cantiere della riforma
Altra questione di merito: per quale motivo un’università italiana mette tra le scelte una sede oltreconfine? La risposta incrocia due obiettivi della riforma:
Aumentare i posti disponibili in Medicina: per il 2025/2026 il MUR ha comunicato un totale di oltre 24 mila posti, in crescita rispetto agli anni precedenti; i 220 di Tirana sono posti “aggiuntivi” messi a disposizione tramite l’accordo con NSBC.
Regolare la transizione dal test a numero chiuso al semestre aperto: il sistema avrebbe dovuto allargare l’accesso e selezionare per merito, ma nella sua fase di avvio ha introdotto complessità amministrative e geografiche non sempre prevedibili dagli studenti.
In termini di policy, l’operazione ha un senso: aumentare la capacità formativa grazie a partnership internazionali, sfruttando strutture e docenze che operano già in lingua italiana. In termini sociali, però, il rischio di sperequazioni economiche è evidente: se il “posto in più” è vincolato a una retta da 9-10 mila euro, la misura può diventare di fatto selettiva per censo.
Che cosa possono fare ora gli studenti assegnati a Tirana
Immatricolarsi entro il 14 gennaio 2026, perfezionando la doppia iscrizione (sul portale italiano e su quello albanese) e optando per la rateizzazione. È la strada per non perdere la posizione raggiunta in graduatoria e proseguire in Medicina nel secondo semestre.
Valutare la rinuncia e l’accesso ai “corsi affini” quando sarà pubblicata la graduatoria dedicata (scadenza indicativa: 28 gennaio 2026). Si tratta di percorsi come Biotecnologie, Scienze biologiche, Farmacia, che riconoscono i 18 CFU del semestre aperto e consentono di non perdere l’anno.
Attivare un ricorso amministrativo, individuale o collettivo. Diverse organizzazioni studentesche e studi legali stanno raccogliendo segnalazioni sulla trasparenza delle informazioni, l’equità dei costi e alcune presunte difformità applicative del semestre filtro. In genere i termini per aderire ai ricorsi sono stretti, tra metà e fine gennaio.
Attenzione: saltare le scadenze equivale a perdere il posto, anche se si è in graduatoria. È quindi cruciale, per chi sta valutando vie alternative, rispettare comunque i passaggi amministrativi entro i termini.