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Malattie infettive da Ragusa a Modica, Bennardo: "Non convince la logistica della nuova organizzazione"

Il reparto separato da Ostetricia e Ginecologia solo da una porta di vetro: "E così non va"

Redazione Ragusa

13 Gennaio 2026, 09:28

Malattie infettive da Ragusa a Modica, Bennardo: "Non convince la logistica della nuova organizzazione"

L'area che ospita il nuovo reparto

Il consigliere comunale Federico Bennardo annuncia la volontà di avviare un confronto costruttivo con la dirigenza dell’Asp e con tutti gli attori della sanità territoriale per affrontare un tema cruciale per la comunità: il futuro della rete ospedaliera provinciale.

“Il piano della rete ospedaliera della Regione Siciliana non è stato ancora approvato dal ministero della Salute, cui spetta l’ultima parola ai sensi del Dm 70/2015 ma, nonostante ciò, alcune modifiche risultano già in fase di attuazione, quantomeno a livello locale”.

“È fondamentale – continua Bennardo – che ogni passo venga compiuto in armonia con le procedure previste e con il coinvolgimento di tutte le parti interessate, eppure, rilevo che alcune modifiche sembrano già essere in itinere nella nostra provincia, in particolare la volontà di trasferire il reparto di Malattie infettive presso l’ospedale di Modica.”

Tale decisione, che fa seguito all’accentramento di altri reparti come Geriatria e Nefrologia già presenti a Modica, rischia di lasciare l’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa con una presenza ridotta per reparti internistici e limitare il servizio di Malattie infettive al solo day hospital e all’ambulatorio.

Bennardo esprime inoltre riserve sulla logistica della riorganizzazione, che collocherebbe i servizi connessi alle Malattie infettive adiacenti al reparto di Ostetricia e Ginecologia, separati soltanto da una porta in vetro. Una scelta che, a suo giudizio, contrasta con la necessità di garantire percorsi nettamente distinti per pazienti, operatori, materiali e rifiuti, considerata la natura delle specialità coinvolte.

“Chiedo ai vertici dell’Asp di valutare, con spirito di collaborazione e condivisione – conclude Bennardo – ogni aspetto logistico e organizzativo di questa nuova configurazione che, così come prevista, rischia di indebolire l’offerta sanitaria ai cittadini, appesantire i reparti internistici residui presso il Giovanni Paolo II e solleva dubbi sulla sicurezza dei percorsi per personale e pazienti”.