archeologia
Sima e muro greco a Gela: l'acropoli potrebbe nascondere un tempio
Tra il museo archeologico chiuso e il Calvario riemerge un muro greco del V secolo a.C.: appello a investire per valorizzare il patrimonio
Mentre in città infuria il dibattito sulla mancata fruizione del patrimonio archeologico (o per lavori in corso o per mancanza di personale di custodia), il sottosuolo gelese continua a riservare sorprese interessanti.
In corso Vittorio Emanuele tra il Museo archeologico (chiuso da anni) e il Calvario, quindi in piena area dell'acropoli della colonia greca, durante lavori di posa della rete elettrica ancora in corso, è emerso un tratto di un muro greco che sembra portare per le sue caratteristiche al V secolo a. C. L'aspetto interessante è che questo tratto di muro si trova esattamente di fronte e nella stessa direzione del luogo in cui una decina di anni fa sono venuti alla luce altri muri che - si disse allora - potevano essere riferibili ad un edificio sacro. L'area si presta a ipotizzare che vi fosse un tempio. In questo scavo per l'energia elettrica vicino al muro è stato recuperato un frammento molto importante per l’ipotesi della presenza di un tempio. Si tratta di una sima in terracotta policroma. Nello specifico la sima era nei templi greci la modanatura terminale della cornice del tetto, spesso decorata con palmette, che coronava la trabeazione e proteggeva le facciate, costituendo un elemento sia funzionale per lo scarico dell'acqua che decorativo. La scoperta di questo pezzetto di sima, quindi, avvalora l’ipotesi che quel muro facesse parte di un tempio e che poteva essere un tutt’uno con quelli affiorati di fronte dieci anni fa. A una ventina di metri da quel luogo sono state rinvenute nel recente passato diverse statuette.
Il sottosuolo di Gela (per non parlare del suo mare) è uno scrigno prezioso di reperti archeologici e questo settore meriterebbe maggiori investimenti in termini di finanziamenti e risorse umane. Oggi il problema di Gela è quello di poter uscire dal tunnel del “tutto chiuso” che sta bloccando ogni possibilità di puntare sul patrimonio culturale per rinascere.