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Attualità

Incendio al pozzo petrolifero nel territorio ibleo, Legambiente: "Modello superato, rischio reale per ambiente e comunità"

Quattro circoli ambientalisti prendono carta e penna e scrivono alla Regione per chiedere chiarezza e trasparenza

Giorgio Liuzzo

13 Gennaio 2026, 16:35

L'incendio al pozzo dell'Irminio a Ragusa, evitata una strage

Il momento dello scoppio del pozzo sabato scorso

I circoli di Legambiente della provincia di RagusaIl Carrubo di Ragusa, Il Melograno di Modica, Kiafura di Scicli e Sikelion di Ispica — esprimono profonda preoccupazione per l'incendio divampato nei giorni scorsi all'interno del centro petrolifero Irminio, in contrada San Paolino, tra Ragusa e Scicli.

L'impianto, gestito dalla società Irminio S.p.A., sorge in prossimità del fiume Irminio, in un'area di alto valore ambientale e paesaggistico.

L'episodio riporta con forza all'attenzione pubblica la presenza, nel territorio ibleo, di pozzi petroliferi a resa minima o nulla, spesso mantenuti in condizioni di scarsa operatività e collocati in contesti naturali e agricoli di pregio.

Si tratta di infrastrutture appartenenti a un comparto ormai marginale sotto il profilo economico, ma che continuano a costituire un pericolo concreto e immediato per l'ambiente e la sicurezza dei cittadini.

Non è un caso isolato. Nell'area dell'Irminio, in località Moncillè, negli anni scorsi si è verificato uno sversamento di idrocarburi in prossimità di un pozzo dichiarato tombato, riconducibile a una concessione gestita da Enimed. Pur affrontato con interventi di messa in sicurezza, monitoraggio e recupero del materiale inquinante sotto la vigilanza degli enti competenti, l'evento ha evidenziato come le criticità legate ai pozzi dismessi possano emergere anche a distanza di anni, mettendo in dubbio l'efficacia delle sole chiusure formali.

I pericoli associati a questi impianti sono noti e documentati: contaminazione del suolo e delle falde, inquinamento dei corsi d'acqua, emissioni accidentali di gas e fumi tossici, oltre al rischio di incendi ed esplosioni, con potenziali ripercussioni sulla salute pubblica, sull'agricoltura e sugli ecosistemi locali.

L'estrazione di idrocarburi appartiene a un modello di sviluppo basato sulle fonti fossili, incompatibile con gli obiettivi di contrasto alla crisi climatica e con la necessaria transizione ecologica.

Nel contesto ibleo, però, tale modello non è soltanto superato sotto il profilo ambientale: rappresenta anche una minaccia immediata per le comunità, il territorio e le attività economiche, a partire dal comparto agricolo.

Per queste ragioni, i circoli di Legambiente della provincia di Ragusa chiedono:

- alla Regione Siciliana di fornire informazioni chiare e trasparenti sullo stato dei pozzi petroliferi presenti, sui controlli effettuati e sui piani di messa in sicurezza e bonifica degli impianti non più produttivi;

- ai Comuni interessati, a cominciare dal Comune di Ragusa, di garantire informazione, trasparenza e rassicurazioni alla cittadinanza, esercitando un ruolo attivo nella tutela del territorio.

Alla luce di quanto accaduto, si ritiene necessario sospendere il rilascio di nuove concessioni per la prospezione e l'estrazione di idrocarburi su tutto il territorio ibleo, avviando contestualmente una dismissione responsabile delle infrastrutture esistenti e investendo in modelli di sviluppo realmente sostenibili, coerenti con la vocazione ambientale e agricola dell'area.

Il territorio ibleo non può continuare a pagare il prezzo di scelte energetiche superate: la sicurezza, la salute e il futuro delle comunità locali devono venire prima di tutto.