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Attualità

Sanità a Ragusa: richiesta urgente di una visita in dieci giorni, ma appuntamento fissato dopo sei mesi

La denuncia del comitato civico Articolo 32 che denuncia una tendenza preoccupante

Giorgio Liuzzo

14 Gennaio 2026, 11:04

Sanità a Ragusa: richiesta urgente di una visita in dieci giorni, ma appuntamento fissato dopo sei mesi

Lo stupore espresso dai vertici dell’Asp di fronte ai numerosi abusi e disservizi registrati nei pronto soccorso durante le festività natalizie non ci sorprende affatto. Anzi, conferma una realtà sotto gli occhi di tutti”.

Il comitato civico Articolo 32, attraverso il suo presidente, Rosario Gugliotta, denuncia una tendenza preoccupante: le gravi criticità del sistema sanitario vengono considerate quasi marginali. Mancanza di barelle, ambulanze ferme per ore, gestione approssimativa dei casi meno urgenti, sistemi informatici imprecisi: tutto ciò rivela una profonda inadeguatezza gestionale.

Eppure, sottolinea Gugliotta, medici, infermieri e personale ausiliario continuano a dimostrare un encomiabile spirito di abnegazione, nonostante l’assenza di strategie organizzative concrete. La recente decisione di prorogare fino al 30 giugno alcuni incarichi in medicina d’emergenza-urgenza è un passo nella giusta direzione, ma non basta: servono misure strutturali e durature. Perché il problema pronto soccorso è solo la punta dell’iceberg.

L’emergenza sanitaria si manifesta in ritardi intollerabili sulle prestazioni essenziali. Fino a quando questi ritardi, già al limite della legge, non sfoceranno in una vera interruzione di pubblico servizio?

L'ultimo caso emblematico riguarda una donna: il suo medico curante le ha prescritto un esame urgente da eseguire entro dieci giorni. L’Asp, invece, le ha fissato un appuntamento dopo sei mesi. Parliamo di un dolore epigastrico in un paziente con epatite cronica, una condizione che richiede attenzione immediata.

La legge è chiara: se non si può rispettare il tempo di attesa indicato dal medico, l’azienda sanitaria deve indirizzare l’utente a una struttura convenzionata, con pagamento del solo ticket. Perché questo diritto viene ancora una volta calpestato?

Ritardi del genere non solo interrompono un percorso di cura, ma rischiano di trasformarsi in vere e proprie violazioni di legge. I vertici dell’Asp sono sicuri di non doverne rispondere davanti alla magistratura?

Intanto, la strategia delle attese infinite spinge i cittadini verso le strutture private, favorendo solo chi può permetterselo, oppure condannando molti a rinunciare alle cure. Eppure le soluzioni esistono: collegare in modo sistematico i sistemi di prenotazione pubblici con le strutture convenzionate potrebbe ridurre le liste d’attesa. Perché non lo si fa? Quali interessi si nascondono dietro abusi e disservizi così evidenti?