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Influenza 2026, il picco sta per arrivare ma c'è una coda che potrebbe sorprenderci

La curva corre verso l’apice, ma gli esperti avvertono: il virus resterà in circolo a lungo. Come proteggersi

Redazione La Sicilia

17 Gennaio 2026, 04:00

Influenza 2026, la salita finale: picco a breve e una coda che potrebbe sorprenderci

La curva delle infezioni respiratorie acute è nella sua fase centrale e — salvo sorprese — il picco è atteso entro le prossime due settimane. Ma la notizia che cambia la prospettiva è un’altra: la stagione non finirà in fretta. È plausibile una “coda” epidemica che ci accompagnerà fino alla primavera, complice la circolazione sostenuta del virus su gran parte del territorio e l’andamento anticipato e intenso osservato in Europa. A dirlo sono le reti di sorveglianza italiane ed europee e i medici di famiglia, che invitano a misure concrete e senza allarmismi: vaccinarsi (se si è eleggibili), curarsi in modo appropriato, proteggere i più fragili.

Dove siamo della curva: i numeri che contano

Secondo il sistema di sorveglianza nazionale RespiVirNet coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, nell’ultima settimana monitorata (dal 5 all’11 gennaio 2026) l’incidenza delle infezioni respiratorie acute nella comunità è stata pari a 13,3 casi per 1.000 assistiti, per un totale stimato di circa 773 mila nuovi casi; il valore è in lieve calo rispetto alla settimana precedente (14,1/1.000), ma gli epidemiologi chiedono prudenza: la riapertura delle scuole potrebbe riportare in alto la curva, prima della discesa. La fascia più colpita resta quella 0-4 anni. Tutti elementi che confermano una stagione ancora calda e la ragionevolezza di un picco ravvicinato ma non ancora certificato.

Il quadro italiano si inserisce in un contesto europeo di forte attività influenzale, iniziata in anticipo rispetto ad altre stagioni. OMS Europa ed ECDC hanno segnalato un avvio precoce — circa 3-4 settimane — e diffusione elevata in oltre metà dei Paesi della Regione, con una predominanza del ceppo A(H3N2) in un sottoclade che sta guidando l’ondata (“subclade K”). Questo non significa necessariamente maggiore gravità individuale, ma più casi in meno tempo, con pressione sui servizi.

Perché si parla di “coda” fino alla primavera

Parlare di “coda” non è catastrofismo: è epidemiologia. Le ondate influenzali raramente si spengono all’improvviso. In Italia, la dinamica tipica è una discesa lenta dopo il picco, con plateau prolungati in alcune aree, rimbalzi locali e co-circolazione di altri virus respiratori (come RSV e rhinovirus) che complicano la percezione dei sintomi.

Rende plausibile una persistenza di casi sintomatici anche nei mesi di marzo-aprile. È la lettura condivisa dai medici di famiglia della SIMG, che richiamano a comportamenti responsabili e cure appropriate, e coerente con i bollettini del Ministero della Salute e dell’ISS.

Che cosa sta circolando: la stagione dell’H3N2 “K”

A livello europeo e, per riflesso, anche in Italia, sta dominando A(H3N2) con un sottoclade (“K”) particolarmente efficiente nella trasmissione. Le agenzie internazionali sottolineano che non emergono segnali di maggiore severità intrinseca rispetto ad altre stagioni, ma la tempistica anticipata e l’elevata contagiosità stanno “schiacciando” i casi in poche settimane. Per la popolazione, il risultato è noto: febbre improvvisa, dolori muscolari, tosse, mal di gola, spossatezza che, in molti, tende a trascinare per giorni. Gli esperti ricordano che la protezione vaccinale rimane utile soprattutto contro gli esiti gravi, pur in presenza di possibili mismatch parziali: chi è vaccinato, anche quando si infetta, ha in media meno complicanze e minori probabilità di ricovero.

Vaccino: perché “ha ancora senso” a metà gennaio

La Circolare del Ministero della Salute per la stagione 2025-2026 è chiara: l’offerta vaccinale deve partire da ottobre, ma resta raccomandata “in qualsiasi momento della stagione” per i soggetti eleggibili. Tradotto: se appartieni a una categoria a rischio e non lo hai ancora fatto, gennaio è ancora un momento utile per vaccinarsi, perché la protezione matura nell’arco di 10-14 giorni circa e copre la parte finale dell’ondata e la possibile “coda”. In Italia sono autorizzati 11 vaccini antinfluenzali per l’attuale stagione, inclusi formulazioni per over 60, fragili e gravidanza. La scelta del preparato rientra nelle strategie regionali e nelle valutazioni del medico.

Chi sono i destinatari prioritari? Secondo le raccomandazioni nazionali: bambini 6 mesi-6 anni, adulti ≥60 anni, donne in gravidanza e nel post-partum, operatori sanitari e sociosanitari, e persone di ogni età con patologie croniche (cardiache, respiratorie, diabete, immunodeficienze, malattie renali o epatiche). Queste indicazioni sono allineate con le raccomandazioni OMS/EMA e aggiornate annualmente.

Scuole e lavoro: il fattore “contatti”

Il periodo di vacanza di fine anno ha temporaneamente attenuato la spinta dei contagi per il semplice motivo che si riducono i contatti, in particolare nelle scuole. La ripresa delle attività didattiche aumenta l’esposizione e, storicamente, anticipa il picco o ne prolunga la durata. Gli ultimi aggiornamenti RespiVirNet sottolineano l’incidenza più alta nei 0-4 anni e la necessità di osservare con attenzione le due settimane successive alla riapertura per valutare l’effetto sulla curva. Per famiglie e scuole, il promemoria è semplice: tenere a casa i bambini con febbre, ventilare gli ambienti, igiene delle mani, mascherina per chi è sintomatico in spazi chiusi e affollati o a contatto con persone fragili.

Chi rischia di più

Le complicanze (polmoniti, peggioramento di patologie cardiache o respiratorie, disidratazione severa) colpiscono con più probabilità: over 60 e soprattutto over 80; persone con malattie croniche (bronchiti croniche, BPCO, cardiopatie, insufficienza renale, diabete, malattie del fegato); immunodepressi, pazienti oncologici; donne in gravidanza e nel post-partum; bambini molto piccoli, in particolare sotto i 2 anni.

Per questi gruppi, la combinazione di vaccinazione, riconoscimento precoce dei sintomi e consulto medico tempestivo riduce il rischio di esiti gravi e di ricovero. Le campagne istituzionali di quest’anno lo ricordano con chiarezza.

“Influenza K” e sintomi che durano: che cosa aspettarsi

Nelle ultime settimane, media e social hanno parlato di “influenza K” per riferirsi alla circolazione del sottoclade di H3N2 che sta dominando la stagione. Al di là delle etichette giornalistiche, diversi pazienti riferiscono tosse e astenia prolungate, fino a 10-20 giorni. È un andamento non insolito dopo influenza, soprattutto negli adulti e nei fumatori: la persistenza della tosse non è necessariamente segno di complicanza batterica, ma va valutata se compaiono nuovi sintomi (fiato corto, dolore toracico, febbre che torna) o nei soggetti a rischio. Il punto chiave resta l’appropriatezza: niente antibiotici “a prescindere”, sì al controllo clinico quando serve.

Che cosa ci dicono i dati previsionali

Le stime indipendenti di proiezione (per esempio la piattaforma Influcast, che integra i dati RespiVirNet) indicavano a fine dicembre una continuazione dell’aumento di ARI nelle prime settimane di gennaio 2026, con valori attesi attorno a 20-22 casi per 1.000 assistiti e un plateau/picco tra la settimana 1 e 2 dell’anno. Le oscillazioni legate alle festività e alla riapertura delle scuole spiegano i piccoli scarti tra dato osservato e atteso, ma la direzione resta coerente: apice vicino e discesa graduale.